Il confronto in corso nella politica italiana sul sostegno finanziario dell’Unione Europea alla grave crisi in corso è francamente sconfortante e per gli aspetti più gridati è  assurdo.

Più che dagli esperti, che non mancano, la platea è affollata da portavoce e addetti stampa delle forze politiche abili negli slogan e nelle veline, con netta prevalenza dei sovranisti.

Ecco perché è sempre utile introdurre  un po’ di chiarezza.

Per comprendere come stanno realmente le cose è necessario richiamare le ultime iniziative assunte dalla Banca Centrale Europea (BCE) che, dopo la prima infelice uscita della presidente signora Lagarde, ha preso decisioni di grande portata impegnandosi ad acquistare titoli del debito pubblico e obbligazioni emesse dagli Stati e dalle istituzioni finanziarie dei Paesi dell’Unione. Per restare all’Italia, la BCE acquisterà 240 miliardi di euro di titoli mettendo in sicurezza quel debito pubblico, anche in scadenza, che altrimenti sarebbe rimasto in balìa dei mercati. Ciò rappresenta una premessa decisiva per comprendere i pre-accordi intervenuti nell’Eurogruppo e che tra pochi giorni saranno oggetto della riunione dei capi di Stato e di Governo.

Vediamoli in sintesi essenziale.

Primo. E’ stato definito un nuovo strumento finanziario per l’erogazione di prestiti “per attenuare i rischi di disoccupazione nella emergenza” di 100 miliardi di euro. Il nome in acronimo è “SURE.” (State supported short-time work) All’Italia ne spetteranno circa 20 che equivalgono intorno a un punto di PIL. E’giusto tenere conto che il nostro Paese chiedeva da anni uno strumento del tipo cassa integrazione dell’Unione , anche se in pochi in questi giorni lo hanno ricordato.

Secondo. La Banca Europea per gli Investimenti (BEI) creerà un fondo di garanzia di 200 miliardi di euro a sostegno di investimenti delle imprese per superare le conseguenze economiche della grave crisi sanitaria in corso. Tempi e modalità sono da definire e quanto spetterà all’Italia dipende dai progetti che saranno presentati dalle imprese.

Terzo. La Commissione Europea istituirà e gestirà un fondo speciale temporaneo “sulla base dei costi straordinari della crisi” con particolare riferimento al settore della sanità che richiederà un tempo non breve di interventi. La proposta è francese, prende il nome di Fondo per la Ripresa e l’importo sarà deciso nel corso della prossima riunione dei capi di Stato e di Governo.

Quarto. Il Meccanismo Europeo di Stabilità (l’ormai famigerato MES meglio noto come “fondo salva- Stati”) è uno strumento già esistente e che prima della emergenza sanitaria doveva essere aggiornato con una procedura che ha sollevato tante polemiche. Ciò in quanto gli aiuti finanziari dell’Unione sino ad oggi erano condizionati al giudizio della Commissione Europea sulla spesa corrente e sul debito del Paese in crisi. Quindi condizionati a tagli e austerità. Questa condizione ora sarà superata, purchè il fondo sia utilizzato per finanziare i costi della sanità e la sua speciale versione sia definita come “pandemic credit line”. Ecco perché i fondi del MES potrebbero chiamarsi “corona bond”.

E’ vero che i rappresentanti olandesi, e in parte anche quelli tedeschi, hanno approvato i pre- accordi soltanto se le regole del Trattato saranno rispettate. Ma la sostenibilità del nostro debito pubblico può contare ora sul potente intervento della BCE descritto al primo punto. Per l’Italia, questo strumento del fondo salva- Stati finalizzato ai costi ordinari e straordinari della sanità dopo la pandemia, dovrebbe corrispondere a interventi netti per circa 36 miliardi di euro.

Come si vede l’Europa c’è in questa particolare contingenza di difficoltà diffuse per tutti. Lo slogan e le parole d’ordine del tipo “ MES no- Eurobond si” è superato e l’insistenza dei soliti sovranisti ha il sapore della ormai permanente loro  battaglia identitaria.

Guido Puccio

 

 

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