La celebre frase evangelica «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» viene spesso evocata per giustificare la laicità dello Stato e un po’ meno per mostrare l’altra faccia della moneta: la Giustizia di Dio.
Le recenti violente manifestazioni di piazza di alcuni giovani hanno fatto riaffiorare un ricordo giovanile quando svolgevo servizio civile alternativo al servizio militare in una casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII. Un ragazzino poco più che adolescente, pressoché abbandonato dai genitori, appena arrivato in famiglia si era subito affezionato.
Un giorno mi ha fatto alcune domande che volevano una risposta concreta. Mi ha chiesto:“ chi sei ?“ Poi mi ha chiesto se per caso ero io suo padre. Pensate il sogno di questo bambino che, visto il volto di un ragazzo di poco più grande di lui, pensava che potesse essere suo padre. Alla mia imbarazzata risposta negativa mi ha chiesto se avevo almeno pensato a un regalo per lui appena arrivato. Gli ho risposto ancora di no e lui allora allontanandosi da me con un sorriso amaro mi ha detto: “ allora sei un figlio di puttana”. Quel bambino esigeva da me una risposta concreta, non astratta e tanto meno formale ed io non avevo saputo dargliela.
Questo episodio è stato per me, da allora,un grande ammonimento sulla necessità di dare una risposta concreta alle tante domande del nostro tempo che non consenta né dubbi né incertezze né fughe nel sentimentalismo.
Quando parliamo di certi bisogni,quando lottiamo contro l’emarginazione dei ragazzi ,dobbiamo sapere qual è a monte la giustificazione reale chiudendo tutti gli spazi di fuga.
A questo proposito mi piace ricordare cosa mi disse il servo di Dio Don Oreste Benzi quando gli ho raccontato quel dialogo. Don Oreste insisteva su una immagine facile ed efficace. Non c’è solo la prima nascita dell’uomo; l’uomo invece nasce due volte perché dopo la gestazione ha un lungo periodo di dipendenza. E come ci sono pericoli che possono pregiudicare la vita del bambino nel seno materno, ci sono bisogni dopo la nascita che se non sono soddisfatti formeranno un bambino deforme nel suo essere umano.
Così come c’è un diritto alla vita dovremmo sempre tener presente che c’è un diritto ad acquisire la pienezza di umanità, secondo le potenzialità di ciscuno, i doni, i talenti. Questa possibilità ci deve essere per tutti; anche per i ragazzi/bambini che hanno messo a ferro e fuoco la citta di Milano e che hanno ispirato questo mio intervento.
Siamo tutti capaci a deprecare la violenza, i comportamenti autodistruttivi ed eterodistruttivi dei nostri ragazzi ma la nostra attenzione dovrebbe sempre essere diretta a vedere cosa c’è dietro, di fianco e davanti; quanti bisogni( in senso sociologico e pedagogico) non sono stati,non sono e non saranno soddisfatti.
Mi rendo conto che uscire dallo schematismo assistenziale, paternalistico, pietistico con cui ci si rivolge ai problemi dei giovani per recuperare la dignità di cittadino e di persona, richiede una rivoluzione culturale per cui non sono più i giovani ad essere intorno agli adulti ma la comunità adulta che deve girare attorno ai giovani prestando attenzione ai loro bisogni perché se non hanno la possibilità di soddisfarli non hanno neppure la possibilità di nascere realmente all’umanità.
Cosa dice a questo proposito la costituzione? C’è un articolo 2 che si riferisce a diritti che attengono alla natura umana e ,uno di questi, è il diritto inalienabile all’educazione; il diritto, cioè, a trascorrere un periodo di formazione come uomo quale presupposto inalienabile dell’intero sistema dei diritti e dei doveri di cittadino.
Rende bene l’dea di fondo il celebre proverbio africano, spesso citato da Papa Francesco: “per educare un bambino serve un intero villaggio” per sottolineare che l’educazione è una responsabilità condivisa dall’intera società e non si impone né con i c.d. “ decreti sicurezza” né con il Codice penale.
E’ altra faccia della moneta che troppo spesso non spendiamo.
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