Sembra quasi inarrestabile la crisi delle scuole dell’infanzia paritarie, determinata soprattutto dalle cause congiunte del decremento demografico e delle difficoltà economiche. L’anno scorso 226 scuole dell’infanzia non hanno riaperto, segnando il record negativo di chiusura degli ultimi anni, peggio di quanto registrato nel 2017-18 quando ne erano rimaste chiuse 215 e ancora di più l’anno prima con 223 scuole in meno. Negli ultimi otto anni, in base ai dati pubblicati dai Focus del ministero sui dati di inizio dell’anno scolastico, sono state chiuse 1301 scuole, il 13,3% delle 9.769 attive e funzionanti nel 2012-13.

Sono le regioni del Mezzogiorno (Sud e Isole) a far registrare il maggior numero di chiusure, 820, che equivalgono a circa due scuole chiuse ogni tre: 523 al Sud (pari al 22% delle 2.396 scuole presenti nel 2012-13) e 297 nelle Isole (il 26% delle 1.143 di otto anni prima).

In particolare negli ultimi otto anni in Campania sono state chiuse 269 scuole dell’infanzia, in Sicilia 250 e in Puglia 143. Ha invece contenuto sostanzialmente questa emorragia la Lombardia che con 95 scuole chiuse ha registrato un decremento soltanto del 5,3% delle 1.779 scuole che aveva nel 2012-13. Le regioni del Nord Est dal 2012-13 hanno registrato la chiusura di 121 scuole dell’infanzia, pari al 5,6% delle 2.179 scuole funzionanti otto anni prima.

Contestualmente alla chiusura delle scuole dell’infanzia nel periodo considerato si è registrata una flessione del numero di bambini iscritti, come causa e effetto delle scuole chiuse, con effetti non sempre direttamente proporzionali alle chiusure.

Dagli oltre 631mila iscritti del 2012-13 si è passato ai 461mila dello scorso, con un decremento di 170mila iscritti (27% in meno). Questo forse è il dato che colpisce di più, da cui discendono i principali problemi che gravano sul settore.

La sola Lombardia ha avuto un calo di oltre 36mila iscritti, seguita dal Veneto con un decremento che ha sfiorato le 24mila unità.

Pur avendo registrato un minor numero complessivo di chiusure di scuole, le regioni settentrionali hanno avuto oltre 93mila iscritti in meno, pari al 54% della flessione nazionale complessiva.

 

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Sempre su Tuttoscuola era stato pubblicato in precedenza il seguente articolo

Quei 60 milioni del fondo per l’emergenza epidemiologica che agitano le scuole paritarie

Il decreto legge 73 del maggio scorso che prevedeva misure urgenti connesse all’emergenza da Covid-19, in base all’art. 58 ha previsto per la scuola, tra l’altro, “l’acquisto di servizi professionali, di formazione e di assistenza tecnica per la sicurezza nei luoghi di lavoro, per la didattica a distanza e per l’assistenza medico-sanitaria e psicologica nonché di servizi di lavanderia e di rimozione e smaltimento di rifiuti; l’acquisto di dispositivi di protezione, di materiali per l’igiene individuale e degli ambienti nonché di ogni altro materiale, anche di consumo, utilizzabile in relazione all’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

Il DL, oltre allo stanziamento di 350 milioni per le scuole statali, ha disposto anche 50 milioni per le scuole paritarie dalla primaria alla secondaria di I e II grado, dimenticando completamente la scuola dell’infanzia che nel sistema paritario rappresenta da sola quasi il 60%.

In sede di conversione del DL la legge 106 ha rimediato in qualche modo alla clamorosa dimenticanza, aggiungendo 10 milioni al precedente stanziamento.

Più precisamente il nuovo comma 5 dell’articolo 58 prevede che “Alle scuole dell’infanzia e alle scuole primarie e secondarie paritarie, è erogato un contributo complessivo di 60 milioni di euro nell’anno 2021, di cui 10 milioni di euro a favore delle scuole dell’infanzia”.

La nuova formulazione della legge sembra non brillare per chiarezza, lasciando aperte due interpretazioni: alla scuola dell’infanzia potrebbero essere assegnati soltanto i 10 milioni aggiunti in sede di conversione del decreto oppure anche la scuola dell’infanzia potrebbe partecipare alla ripartizione dei 60 milioni, con almeno 10 milioni.

Spetta al ministero risolvere il dilemma nel previsto decreto di attuazione, dando risposta esplicita al criterio di ripartizione del contributo in proporzione al numero degli alunni iscritti nelle istituzioni scolastiche paritarie. Per le scuole paritarie che da anni navigano in situazioni finanziarie critiche, aggravate dal diffuso calo di iscrizioni e oberate anche dai nuovi oneri di spesa per attuare le misure di contenimento del Covid, il contributo rappresenta una boccata di ossigeno. E la differenza, come si può vedere di seguito, non è da poco.