Le elezioni amministrative in Italia tendono, purtroppo e inesorabilmente, a diventare un terreno di scontro, talvolta feroce, tra fazioni politiche antagoniste; se non anche, addirittura!, un test per verificare lo stato di salute del proprio partito o compagine politica.

Ovviamente, nell’un caso come nell’altro nulla ha a che vedere con il vero significato, alto e nobile, delle consultazioni democratiche per l’elezione del Consiglio comunale = assemblea legislativa (primo organo delle Istituzioni repubblicane) e del sindaco, a seguire dell’organo esecutivo = Giunta comunale per le amministrazioni locali della nazione. Dunque, si tratta di partecipare con il diritto/dovere di elettorato attivo (cittadini votanti) o passivo (candidati): la finalità generale è, a mio avviso, di essere responsabili assumendo su di sé un saldo senso civico, che vuol dire gestione della cosa pubblica al servizio del cittadino = civis.

E proprio da siffatta, elementare considerazione nasce il mio desiderio, la rinnovata aspettativa – nel 2006 mi candidai sempre in una lista civica, “amore per Roma” (chiave di lettura della mia scelta di vita) – a prestare il mio contributo di ex burocrate della Presidenza del Consiglio e del Ministero Difesa, esperto in tecniche legislative, di lobbying e comunicazione istituzionale al fine di migliorare la qualità della vita capitolina. Ciò sarà possibile, riorganizzando l’attività amministrativa e le aziende che forniscono i servizi pubblici essenziali, ridonando decoro sia al centro che alle periferie senza trascurare l’obiettivo di modernizzarla, rendendola più “smart”, sostenibile ed ecologica (un pensiero particolare al Tevere e all’Aniene). In tutta umiltà, chi più di un dirigente della P.A. può tornare utile per una corretta ed efficiente amministrazione di un ente locale della rilevanza e complessità del Comune di Roma?

Se vogliamo dire un paradosso … pensando a queste finalità di politica ambientale, finanziaria, della mobilità sostenibile e della riconversione del sistema dei rifiuti in energia a costo zero, degli impianti sportivi e dei centri di aggregazione per giovani e anziani in tanti quartieri che ne sono privi, dovremmo essere tutti gli 8.386 candidati (!) meno distanti, sia pur distinti nelle idee e relative modalità di realizzazione. E invece no, si attacca l’avversario come se sia un nemico, rivolgendosi con arroganza e semmai senza argomentazioni logiche, dimenticando l’esempio saggio e illuminante di personalità come Aldo Moro, Giorgio La Pira ed Enrico Mattei.

Quanto sopra, non tanto per motivare il mio, transitorio “tradimento”, bensì per fare chiarezza sulla notevole differenza tra le politiche e le amministrative, proprio in considerazione dello stato semi-comatoso e vergognoso in cui versa quella che fu la caput mundi e nella prospettiva di prepararci ad una rinnovata cultura politica nella prossima consultazione elettorale.

Michele Marino