I parlamentari britannici affrontano nuovamente una questione che i loro colleghi italiani stentano  persino a prendere in considerazione: i comportamento degli eletti e la presenza delle lobbies in Parlamento.

Il comitato che si preoccupa del funzionamento di Westminster, infatti, ha avviato un’indagine su tutto ciò che si può configurare come un’attività rivolta a promuovere gli interessi di soggetti esterni e valutare, così, se esiste la possibilità che qualcuno possa approfittare di qualche scappatoia per aggirare norme e regolamenti e favorire questa o quella lobby.

Alcuni casi hanno portato la questione al centro dell’attenzione. Come quello di un ex ministro gallese che avrebbe continuato a fare pressioni sul Governo al fine di assicurare un sostegno finanziario ai taxisti che un po’ dappertutto costituiscono forze di pressione non indifferenti. Lo stesso settore ha fatto, così, drizzare le orecchie visto che un deputato riceve uno stipendio da consulente di una società di noleggio taxi. Per cambiare area economica, un altro ancora sembra un po’ troppo coinvolto con l’industria delle scommesse e giochi da cui sarebbe pagato circa duemila sterline al mese per il ruolo di consigliere parlamentare per lo sport e il gioco d’azzardo dell’organismo che riunisce e tutela gli interessi di tutte le imprese delle scommesse. Il mondo spaziale britannico si avvale di un ex ministro e deputato cui vengono versate 2.500 sterline, mentre quello dei veicoli elettrici si limita a versane solamente 800 di sterline ad un altro parlamentare. C’è poi chi opera per conto dl settore manifatturiero degli imballaggi.

Insomma sembra che l’elenco potrebbe essere abbastanza lungo, ma ora è stato deciso che il comitato che si occupa delle regole parlamentari esaminerà più a fondo i cosiddetti doppi ruoli dei colleghi, mentre cresce la richiesta di maggiore trasparenza da parte dei giornali e di gruppi ed associazioni che si preoccupa di tutto ciò che riguarda regole elementari che stanno alla base del sistema parlamentare britannico, tra cui c’è quella di evitare che i comportamenti dei parlamentari diano anche solo la percezione che il sistema del “lobbying” intervenga sui meccanismi di governo e di formazione delle leggi.