La doppia rivoluzione Green e Digitale e poi il Covid hanno messo in evidenza in Italia i gravi squilibri sociali e territoriali, ma hanno anche messo in evidenza la grande capacità del Terzo Settore di intervenire con prontezza ed efficienza, a costi competitivi, laddove la Pubblica Amministrazione non ha saputo soccorrere e soddisfare la Comunità nonostante la sua costosissima struttura. Anche l’Industria di Capitale, che ridistribuisce gli Utili, ha talvolta intelligentemente fatto ricorso al Terzo Settore per garantire alcuni servizi alle persone e famiglie dei propri operatori.

Il concetto di Profit si sta riabilitando dopo un periodo di demonizzazione. Deve essere il giusto profitto che crea benessere, prosperità per la Comunità più che ricchezza per l’individuo o un gruppo ristretti di individui; non è detto che la ricchezza generi sempre prosperità, intesa come la giusta aspirazione ad un mondo nel quale la tecnologia viene concepita come un servizio per i bisogni della persona e ove la giustizia sociale sia sempre più diffusa, svincolata dal concetto della norma o regolamentazione dettata dall’Ente Pubblico.

E’ quindi la Società Civile che designa tutte le forme di azione sociale, messe in atto da individui o gruppi, che non sono né promosse né dirette dallo Stato.

La Società Civile ha le sue strutture organizzative i cui membri agiscono per l’interesse pubblico attraverso un processo democratico, rivestendo un ruolo intermedio tra i pubblici poteri e i cittadini.

Il trattato sul funzionamento dell’Unione Europea riconosce il ruolo della società civile nel buon governo dell’UE stessa. Il trattato sottolinea la necessità per l’UE di avere un dialogo aperto e trasparente  con le organizzazioni della società civile, ad esempio, durante l’elaborazione delle proposte legislative dell’UE, e cioè con le parti sociali,con le organizzazioni non governative (ad esempio per la tutela dell’ambiente e dei consumatori), le organizzazioni di base (ad esempio, i giovani e le associazioni delle famiglie).

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) rappresenta la società civile a livello europeo.

L’Economia Sociale è ormai considerata elemento strategico fondamentale nello sviluppo economico europeo pur senza una normativa in vigore, già esistente invece nel mondo dell’impresa a capitale privato remunerato dagli utili. La grave crisi mondiale, enfatizzata dalla Pandemia, ha evidenziato la profonda debolezza del Capitalismo Finanziario Speculativo.

Il fenomeno sopra descritto non è stato solo nazionale ma Europeo. La lotta alla povertà, i diritti della persona, la revisione dei sistemi di Welfare pubblico, i temi del Clima, l’Agenda 2030,  sono diventati elementi insostituibili nella strategia di sostenibilità a livello mondiale.

Le Associazioni, le Cooperative Sociali e le Fondazioni sono oggi i soggetti importanti di funzionamento operativo e collegamento tra la Pubblica Amministrazione e la Comunità. La legislazione italiana del Terzo Settore è molto avanzata, innovativa ma è lenta la sua diffusione e l’adozione programmatica.

Il complesso degli enti non profit europeo è molto sviluppato. I numeri non sono ben chiari. Ma in Francia sono registrate, per esempio, ben 2 milioni di Associazioni (300.000 in Italia),in Germania sono registrate oltre 20.000 Fondazioni (in Italia oltre 7.000).

Ciascun Paese Membro ha una sua normativa per gli enti non profit, ma non esiste una normativa europea ed è in atto una forte spinta nel remoto tentativo di creare un Statuto Europeo del Terzo Settore. Per questo, si prevedono tempi molto  lunghi.

Tra l’altro la definizione e le caratteristiche degli Enti del Terzo Settore si stanno allargando e già includono Enti a parziale e limitata distribuzione di utili ma che svolgono attività di chiara e ben definita utilità sociale o pubblica utilità.

La metodologia che appare al momento possibile è quella di creare una normativa europea semplificata per gli enti del Terzo settore, compito complesso anche per la continua evoluzione delle normative nazionali. Il “riconoscimento” europeo dell’Ente sarebbe ottenuto dalla verifica che detto Ente possegga il minimo di requisiti ritenuti essenziali, e quindi l’Ente stesso rientrerebbe nella legislazione locale in modo analogo agli altri Enti che hanno ottenuto detto “riconoscimento”.

In questo quadro normativo europeo così indefinito e complesso incomincia a delinearsi una strategia operativa da adottare, anche aiutata da diverse pronunce della Corte di Giustizia UE in merito alle possibilità di svolgere attività vantaggiose transfrontaliere di Enti del Terzo Settore, pronunce che rimuovono importanti ostacoli nei rapporti economici e normativi.

INSIEME ha già pianificato una importante progetto politico da sostenere per la Città Nuova  a Gorizia.

L’organizzazione di Insieme nel Veneto ha già dato prova di una grande efficienza nello Sviluppo delle Idee Politiche Innovative, nel coinvolgimento di numerose importanti Enti Culturali,  Enti Finanziari e industriali. Il TriVeneto è già stato coinvolto nel progetto politico per Gorizia e si è dichiarato disponibile a dare il proprio contributo sul piano organizzativo generale, sul sostegno al tema urbanistico e al Terzo Settore.

Una volta impostata l’operazione Gorizia Città Nuova, questa  può essere allargata all’area Nova Gorica in riferimento ai settori fondamentali della socialità, culturali ed economici.Tra gli indicatori, oltre ai temi della transfrontalierità di Nova Gorica e Gorizia che idealmente possono convergere in unica entità e del multilinguisimo, ci dovrà essere una particolare attenzione ai giovani, alla loro formazione politico amministrativa e professionale in generale, per ringiovanire anche la parte italiana e per ridurre l’emigrazione dei talenti.

In questo programma, un ruolo importante lo giocano gli indicatori economici quali l’aumento del turismo e di nuove forme sostenibili di eventi culturali, nuove industrie creative e soluzioni tecnologiche sostenibili offerte da aziende locali, riduzione dell’inquinamento e dell’impatto ambientale. Tutto ciò sostenuto da una strategia di sviluppo urbano con l’aumento della viabilità sostenibile transfrontaliera, dei collegamenti pubblici tra aree suburbane e centri cittadini, rivitalizzazione delle zone degradate, incremento dei veicoli a zero emissioni e di progetti pilota per lo sviluppo urbano.

Gorizia quindi può in tal modo uscire dalla attuale crisi per ritrovare il suo tradizionale e forte collegamento con Mitteleuropa nell’ambito culturale, emo-gastronomico e paesaggistico. I Popolari Europei possono assumere un importante ruolo di collaborazione ai fini di ricomporre sul piano culturale, economico e politico quel tessuto cittadino di rapporti, valori e tradizioni con Mitteleuropa, purtroppo disarticolate dalla prima e seconda Guerra Mondiale.

Il tradizionale Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei di Gorizia (ICM), costituisce il giusto contenitore per l’avvio delle attività culturali/politiche qui indicate.

Sandro Gualano