Sin dagli inizi abbiamo dovuto interrogarci sull’esistenza di una vera  e propria guerra dei vaccini ( CLICCA QUI ).Il giro d’affari mondiale è stato, e sarà ancora, spaventosamente ampio tante sono le cifre in campo. Biden ha fatto diventare la vaccinazione mondiale una specie di “nuova frontiera”, la sfida in cui anche gli Stati Uniti vogliono imbarcarsi per debellare un virus che, assieme ai gravi problemi sanitari, ne ha posti di altrettanto drammatici in termini economici ( CLICCA QUI ).

Astrazeneca è stata, sia pure solo parzialmente, una delle vittime di una competizione tra vaccini condotta senza esclusione di colpi. Tra le altre vittime, al momento, appare da considerare anche il vaccino in corso di preparazione presso lo Spallanzani di Roma, il cui laboratorio fu uno dei primi ad isolare il Coronavirus al mondo. Ma su questo ritorneremo.

Per settimane il vaccino britannico è stato sotto accusa per ché ritenuto responsabile delle morti per trombosi. Un’accusa che, in realtà, avrebbe potuto accomunare tutti gli altri prodotti disponibili. Abbiamo assistito ad un bombardamento mediatico. Ogni giorno sembravamo costretti a registrare morti provocate non dalla Covid- 19, ma dal vaccino. Guarda caso, prendendo di mira soprattutto quello che costa molto di meno.

L’Ema, l’Agenzia del farmaco europea, dopo mesi e mesi, ha smentito tanti luoghi comuni definitivamente sostenendo che Astrazeneca non presenta alcun “fattore di rischio specifico”(CLICCA QUI ). Ma oramai sono stati fatti danni enormi. Basta pensare alla grande quantità di dosi vaccinali rimaste inutilizzate perché è stata seminata tanta confusione che in intere regioni vi è stato il rifiuto a vaccinarsi da parte di chi veniva a sapere che gli sarebbe stato inoculato il prodotto Astrazeneca. Ciò ha comportato ritardi e, forse sprechi, per i quali, ovviamente, non pagherà nessuno.

Per quanto riguarda il vaccino dello Spallanzani una cappa di silenzio è caduta su quello che sembrava essere non solo un prodotto efficace per tante sue caratteristiche, ma costituire un modo attraverso cui l’Italia poteva rendersi autonoma per la produzione di una buona parte delle dosi necessarie e, magari, a costi del tutto accettabili.

Il primo Commissario all’emergenza pandemia, Domenico Arcuri, in contemporanea presidente di Invitalia, l’ente che dovrebbe favorire la nascita di nuove intraprese made in Italy, ricevette una marea di critiche. Alcune gliele ha mosse anche Politica Insieme. Ma se una pensata giusta aveva fatto era quella di partecipare con il 40 % al capitale della società che avrebbe provveduto alla produzione e alla distribuzione del vaccino italiano. Bene, una sentenza di un tribunale amministrativo ha cancellato l’idea. Vogliamo sperare che la cosa possa essere stata determinata da un errore formale riguardante l’accordo stipulato. Non risulta sia intervenuta alcuna correzione nel frattempo.

Si voleva affossare l’idea e impedire che in qualche modo l’Italia si liberasse dallo strapotere delle potenti lobbies dei produttori del vaccino?

Perché questa difesa di Astrazeneca? Il suo prodotto è il frutto di un equo rapporto realizzato tra l’Istituto Jenner dell’Universita di Oxford, che non ha prodotto il vaccino con finalità di lucro, e un’azienda farmaceutica che si è accontentata di riceverne il giusto profitto senza approfittare oltre misura di un dramma che ha colpito e sta colpendo miliardi di esseri umani.