​Mentre a Oleshky — martoriata cittadina nella regione di Kherson occupata dai russi fin dal 2022 e provata dall’alluvione della diga di Kakhovka — tra il 23 e il 26 ottobre 2026 è stata annunciata una fragile tregua umanitaria per soccorrere circa 2.000 civili stremati, oltreoceano si è consumato l’ennesimo teatrino politico.

​La Casa Bianca ha subito trasformato l’evento nell’ennesimo capitolo della personalissima e superflua competizione con Papa Leone.

​La mossa della Casa Bianca: diplomazia da passerella

​Alla vigilia delle cruciali elezioni di metà mandato (Midterm), con i sondaggi del Pew Research Center che registrano un crollo verticale del consenso di Donald Trump tra l’elettorato cattolico (passato dal 47% di inizio mandato a un preoccupante 30%), la macchina propagandistica americana aveva un disperato bisogno di una vittoria d’immagine.

​Ecco che entra in scena la First Lady Melania Trump. Attraverso dichiarazioni auto-celebrative (“Senza il mio intervento sarebbe stato impossibile…“) e annunci a mezzo stampa sulle modalità operative del corridoio umanitario ad Oleshky, Washington ha cercato di intestarsi l’intera operazione. Una mossa elettorale trasparente e strumentale, pensata per oscurare il Vaticano e recuperare terreno sui temi etici e umanitari.

​Non è un mistero che tra l’amministrazione Trump e il Pontefice scorra cattivo sangue — dalle polemiche sulla “guerra giusta” fino ai dossier geopolitici più caldi. Questa tregua è stata colta al volo dalla Casa Bianca per scendere in una gara di primati del tutto inutile, trasformando la sofferenza di una cittadina ucraina nel trofeo di una campagna elettorale.

​La spinta del Papa dal letto d’ospedale

​Eppure, a muovere davvero i fili e le coscienze, dietro le quinte, era stato proprio Papa Leone. Nonostante si trovasse ricoverato in ospedale per la convalescenza a seguito dell’asportazione di un tumore al polmone, il Pontefice si era speso in prima persona per la causa:

  • ​Prima con una drammatica chiamata a Vladimir Putin il 16 ottobre per denunciare la grave situazione umanitaria;
  • ​Poi con un colloquio telefonico diretto con Volodymyr Zelensky il 19 ottobre, a coronamento delle missioni diplomatiche inviate a Mosca tramite il Cardinale Zuppi.

​Una pressione morale costante, esercitata nei momenti più bui e dal letto di sofferenza del Papa, che ha posto le premesse per far fare un passo indietro alle parti sul campo.

​Il silenzio del Vaticano: la lezione della vera diplomazia

​Di fronte al clamore mediatico sollevato da Melania Trump e all’affanno della Casa Bianca nel voler prendersi ogni merito a fini elettorali, la Santa Sede ha scelto la strada del totale silenzio.

​Nessuna replica velenosa, nessuna contro-conferenza stampa per rivendicare il lavoro del Papa dal letto d’ospedale. Il silenzio del Vaticano conferma appieno l’antico adagio: chi ha più sale in zucca lo utilizza, ricordandoci che un bel silenzio non fu mai scritto.

​Mentre Washington si sbraccia per incassare qualche voto in vista dei Midterm, la diplomazia vaticana dimostra che la vera urgenza era salvare vite a Oleshky, lasciando alle passerelle della Casa Bianca il rumore di una competizione tanto sterile quanto palese.

About Author