È stato aperto un nuovo processo di trasformazione che cerca di attraversare la società fino alle istituzioni per tirarne fuori il meglio, investendo sui segni promettenti che già porta con sé questo nostro tempo. Con questo sguardo di educazione e ricerca verso i singoli e le relazioni sociali mi rivolgo a giovani ed esperti.

Serve un’organizzazione che sappia rimettere in moto una trasmissione culturale attraverso le generazioni, capace di generare novità. Per dirla in negativo senza giovani qualunque progetto o buon proposito non ha futuro. ma è altrettanto necessaria l’esperienza di chi può educare con sapienza per non incagliarsi al primo scoglio o barcollare tra l’insipienza e l’estremismo. 

D’altra parte, se si pensa di presentare ai nuovi arrivati un piatto già pronto e al massimo mostrargli come è stato preparato non si può pretendere che un giorno siano loro a cucinarlo. Si parla tanto delle competenze (che sono fondamentali per qualunque esercizio), ma ci si interroga poco su spazi e tempi per poterle esercitare. Non è forse questo il motivo per cui tanti giovani (soprattutto i più formati) sono costretti ad andare in altri paesi? Non viene prima l’apprendimento e poi l’esercizio, ma nella maggior parte dei casi il primo si conquista attraverso il secondo.

Il fenomeno della disaffezione nei confronti della politica riguarda tutto il mondo, non solo l’Italia. Se oggi un ragazzo è brillante ed in gamba, purtroppo la politica sarà la sua ultima opzione e questo lascia sempre più spazio al governo dei mediocri, in un mondo complesso dai problemi complessi. Non ci sono risposte facili di fronte a tutto ciò ma c’è la voglia di impegnarsi per cambiare. Però, lasciatemelo dire: finché ci sono ancora dei giovani che si aggregano per perseguire il Bene comune (e vi posso assicurare che ci sono e sono tanti), c’è speranza!

Veniamo ora in positivo alla proposta, che è quella di non porsi l’obiettivo della “selezione” di una classe dirigente (che è una conseguenza e non un presupposto), ma di mettere i giovani (minoranza) in condizione di diventare responsabili attivi della propria comunità (da locale a mondiale) attraverso il dialogo sociale e l’elaborazione dei temi dell’agenda politica.

Occorre dedicarsi a un percorso di educazione e ricerca politica del quale i giovani siano protagonisti e possano contare sull’esperienza di chi li accompagna senza nessun altro obiettivo se non quello di dare spazio alla loro responsabilità. Nel concreto, si tratta di non proporre la vecchia scuola di istruzione politica, ma di creare delle commissioni di studio, ricerca e impegno che mettano a frutto ciò che di promettente già c’è nella società, facendosi ispiratori e mediatori del dialogo culturale.

Alle nostre comunità non servono altre voci ma chi sa ascoltare, discernere e mettere in relazione. L’ascolto può giocare un ruolo attivo decisivo anche se è più difficile che dettare una propria linea già definita. Quindi, forti dei riferimenti fondamentali dai quali non possiamo prescindere, che sono la costituzione e l’insegnamento sociale della chiesa, occorre costituire dei gruppi di lavoro guidati da persone di riferimento, che possano continuare a dare nuova linfa ai solchi già tracciati.

Propongo 4 commissioni in sinergia che siano per tutti, ma in particolare per i giovani un ambiente di educazione e ricerca politica attraverso il dialogo e l’impegno nelle relazioni con i vari attori della società civile.

1) Antropologia

Un’organizzazione politica come la nostra non può prescindere da una visione del mondo condivisa che approfondisca il mistero dell’uomo e delle sue relazioni aderendo all’umanesimo integrale, di cui l’insegnamento sociale della chiesa è riferimento.

2) diritto

L’antropologia si trasmette nel diritto grazie alla categoria di persona che ha i suoi riferimenti espressi nelle dichiarazioni universali dei diritti dell’uomo. La legge trova il suo fine nella realizzazione del diritto e la costituzione ne garantisce i principi, dando forma alla società.

3) relazioni sociali

Le relazioni sociali, frutto della libertà dell’uomo, trovano fondamento e prima espressione nella famiglia, per poi costituire la comunità (da locale a mondiale), chiamata a realizzare l’unità nella differenza, la pace.

4) relazioni economiche

Le relazioni economiche riguardando un esercizio di verità(nella libertà) e identità(relazionale) responsabile della persona umana e dell’ambiente in cui vive. Da qui le parole chiave: “ecologia integrale” ed “economia civile di mercato”.

Un altro aspetto fondamentale da non sottovalutare riguarda la presenza e partecipazione delle donne che va promossa, poiché purtroppo ancora minoritaria. Prendendo sul serio la differenza e la ricchezza che porta con sé l’essere umano non si può prescindere dall’apporto della sensibilità e del genio femminile di cui la nostra cultura è ancora troppo carente.

Una buona pratica potrebbe essere quella degli “incarichi duplici” già presente in molte associazioni e anche in alcuni partiti, nei quali ogni incarico viene svolto da un uomo e una donna, che condividono e organizzano i compiti propri dell’incarico, svolgendolo in modo ancor più collegiale. 

Per concludere, ispirandoci a quello che mi piace chiamare “principio agapico di vita” dell’agire e dell’essere, etico ed ontologico, che tiene insieme senza divisione né confusione libertà e verità, trascendenza e immanenza, per il quale ci scopriamo figli amati e quindi fratelli, chiamati ad amare ogni persona, il nostro compito nella società dev’essere quello di “servitori del dialogo” e “mediatori di pace” con un ruolo ricettivo di ascolto e orientativo verso la convivialità delle differenze. Si intuisce perciò come dalla voluta e necessaria libertà si aprano infiniti scenari economico-sociali che, nel loro realizzarsi concreto, in virtù del principio prima enunciato sono generativi di vita, ma se viziati dalla rinuncia a quell’orientamento archetipico diventano degenerativi. Si tratta di una tipica scelta personale dell’uomo. Noi siamo per la Vita.

Tommaso D’Angelo