L’Europa tra desiderio e inciampo
L’Europa è l’oggetto del desiderio e, nello stesso tempo, la pietra d’inciampo delle maggiori potenze. Gli Stati Uniti, la Cina, in seconda fila la Russia. Maggiori potenze, forse anche “grandi potenze”, almeno le prime due. Ma non più “dominanti” nel senso forte del termine, come lo furono USA e URSS al tempo della guerra fredda.
Le nuove aree di influenza
Potenze che confliggono, ma pur coltivano un obiettivo comune: replicare una divisione del mondo in “aree di influenza”, che nessuno degli attori in campo può, però, imporre a detrimento degli altri due. “Aree di influenza” che un tempo furono emblema della forza, oggi rischiano di segnalare, anche per le grandi potenze, una seria difficoltà a posizionarsi in un contesto del tutto differente, uscito dal cono d’ombra degli equilibri dettati, a suo tempo, dai vincitori della guerra.
Dal confronto frontale al mondo multilaterale
Il confronto che, nell’immediata fase post‑bellica, fino alla crisi terminale dell’Unione Sovietica, era frontale e diretto, oggi dev’essere necessariamente meno puntuto, condotto con qualche prudenza in più, smussando le forme della contrapposizione, dal momento che siamo approdati a un mondo “multilaterale”, che vale per tutti e con il quale, per nessuno, è facile fare i conti.
Il quarto incomodo e l’Europa che non osa
C’è oggi in campo un quarto incomodo rappresentato dalle medie potenze e dai Paesi emergenti che, nell’Europa — se ne fosse capace — potrebbero trovare il baricentro di un’alternativa alla logica della tripartizione del pianeta. Senonché l’Europa non ha fiducia in sé stessa, non osa il passo di un’unità sostanziale, tuttora frenata dal prevalere di interessi nazionali che vorrebbero — ciascuno per la sua parte — conformarla alla propria misura.
L’europeismo che manca
Un europeismo schietto e sincero, all’atto pratico, è difficile trovarlo anche nei paesi che più lo proclamano e se ne vantano. Manca una forza politica e un leader che la incarni e guidi il percorso coraggioso verso il progressivo affermarsi di una reale sovranità continentale.
Le metastasi putiniane e il populismo strutturale
Peraltro, l’Europa è insidiata da troppe metastasi putiniane. In Germania, forse prossimamente in Francia. Quanto a noi, non ci facciamo mancare nulla — a destra e non meno a sinistra — secondo reminiscenze che richiamano il governo giallo‑verde. Quando due populismi hanno trovato un punto d’incontro e una sostanziale sintonia, stabilendo — a dispetto delle liti intervenute — un “entanglement” che, evidentemente, tuttora permane. Detto altrimenti, il populismo è una patologia strutturale del nostro sistema politico, che nasce sul terreno sconnesso di una democrazia che boccheggia nella tenaglia del bipolarismo maggioritario e infatti, non a caso, travalica perfino l’appartenenza a schieramenti antitetici.
Domenico Galbiati