Sono confluiti da tutte le regioni d’Italia a Roma per ribadire la loro adesione al Manifesto per dare vita a un ” nuovo” soggetto politico d’ispirazione cristiana e popolare.

Non si chiamerà Parte bianca, come ha scritto qualche giornale. Si è deciso infatti di far diventare questa, e altre questioni vitali per la costituzione di una nuova forza intenzionata a modificare la politica, occasione di un grande confronto da avviare tra il numeroso insieme di gruppi, associazioni, singole persone che hanno deciso di portare un metodo originale in un sistema che vive di ” leaderismo”, di dirigismo e centralismo.

Stefano Zamagni, ieri a Roma, ha parlato di quello che potrebbe essere definito un “ fenomeno emergente”. Assolutamente inatteso e inedito nel corso degli ultimi 25 anni. Frutto dell’aggregazione spontanea di una parte della società civile che intende “ uscire dalle catacombe” e superare una lunga stagione di divisione. Il segno, per quanto riguarda il mondo cattolico,  che è possibile superare la distinzione tra chi finora ha messo l’accento sulle questioni sociali e quanti hanno più sottolineato gli aspetti della morale.

Da Roma è venuto un deciso e chiaro il “ no” al partito unico dei cattolici, mentre è emersa l’intenzione di voler lavorare per creare la “ spina dorsale della democrazia” costituita da un forza politica che operi per evitare le radicalizzazioni. Si tratta di quella “ centralità” fatta di contenuti e metodo capaci di operare una trasformazione davvero radicale del quadro politico istituzionale.

L’incontro ha fatto emergere l’esistenza di una fetta del Paese intenzionata ad affrontare le sfide poste dalle trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche secondo nuovi modelli e diversi comportamenti rispetto a quelli espressi dall’attuale classe politica e dirigente.

Ciò che anima  i sottoscrittori del Manifesto è soprattutto il riferimento a un pensiero “ forte”, l’unico in grado di consentire al Paese una ripresa reale. Il pensare forte è rappresentato dal riferimento alla Costituzione e a quel messaggio del Pensiero sociale della Chiesa, universale perché non riguarda solo i cristiani, a favore della Solidarietà e di un impegno sempre più decisivo per la Giustizia sociale.

I firmatari del Manifesto sapevano che l’adunata romana non avrebbe costituito un punto d’arrivo. Bensì, solo la prima tappa di un avvio che adesso vedrà la partecipazione a livello regionale. Dev’esserci un autentico coinvolgimento di tutti sul piano della definizione dei contenuti politici programmatici destinati a trarre ispirazione e sono conseguenza del Manifesto.

La gente che si è radunata presso Confcooperative ha dato il segno palpabile che si sta costruendo una rete già presente in tutto il Paese. S’intende rafforzarla con la partecipazione autentica, evitando i rischi del centralismo e del verticismo. Vecchie abitudini della classe politica italiana nei confronti della quale s’intende marcare una distanza netta, a partire dalla pratica e dai comportamenti.

I prossimi passaggi: creazione di gruppi di studi permanenti cui dovranno portare tutti i ” talenti” presenti al centro e in periferia, il cui primo risultato sarà la definizione di un documento politico programmatico; organizzazione di circoli regionali in cui saranno coinvolti tutti i gruppi, le associazioni e i singoli che hanno aderito al Manifesto.

Giancarlo Infante