In perfetto stile vetero-sindacale ogni occasione è buona per buttarla in “caciara”.

Così mentre ai mezzi di informazione e al grande pubblico la proclamazione dello sciopero generale della scuola del prossimo 30 maggio è stata venduta, almeno inizialmente, come la strenua opposizione del Sindacato rispetto a quanto stabilito dal DL 36 su formazione e reclutamento approvato nei giorni scorsi dal Governo; andando semplicemente a scaricare e leggere il Comunicato unitario predisposto da FLC Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal, Gilda Unams (CLICCA QUI ) si scopre che le ragioni dello sciopero improvvisamente e fecondamente si moltiplicano sino a comporre una mirabolante lista di ben 21 punti (molti dei quali assolutamente condivisibili come nel caso del rinnovo del contratto di lavoro scaduto da 3 anni, dell’equiparazione degli stipendi alla media europea o della sburocratizzazione della scuola).

Un vero e proprio cahiers de doléances (o forse libro dei sogni) da dare in pasto a una categoria (quella dei lavoratori della scuola) davvero affaticata e frustrata e anelante alla riforma del proprio status giuridico e delle condizioni di lavoro e al giusto riconoscimento sociale ed economico.

L’ennesimo “Cavallo di Troia” per far passare istanze che, diversamente, non avrebbero l’auspicato sostegno della base. Senonché i professionisti della scuola non sono così sprovveduti come li si vorrebbe dipingere e, soprattutto, hanno ben presente da che pulpito viene la predica. La chiamata alla mobilitazione viene infatti da quegli stessi soggetti che in tempi passati (ma non troppo) hanno svenduto la primogenitura per un piatto di lenticchie.

Come non ricordare infatti l’assordante silenzio in occasione dell’eliminazione degli scatti biennali di anzianità a favore dell’odioso sistema dei “gradoni stipendiali settenali” o l’inesistente resistenza e battaglia quando si trattava di difendere il “magico e intoccabile” (così si espresse Susanna Camusso nel 2011) numero dei 40 anni di servizio quando venne spazzata via tale quota per la pensione d’anzianità o, ancora più recentemente, l’accordo per un risibile aumento di stipendio in cambio di un rinnovato ampliamento delle materie oggetto di contrattazione sindacale.

Ci sia concesso allora dubitare che questo rinnovato appello al popolo della scuola a marciare compatto sotto le finestre del Ministero di viale Trastevere, possa davvero servire alla giusta causa del personale della scuola e non semplicemente a mostrare “i muscoli” per riportare Ministro e Governo a più miti consigli e a ristabilire il “sacro” (questo sì!) valore della concertazione per cambiare tutto affinché tutto resti come prima (per citare il Gattopardo).

Se la Scuola italiana versa in condizioni di grande disagio e sofferenza infatti, non è solo a causa della miopia o dello scarso interesse dei governi di turno, ma di coloro che, sistematicamente da 40 anni a questa parte, si sono opposti a qualsiasi forma di reale cambiamento adducendo a pretesto la necessità di istituire commissioni paritetiche e tavoli di confronto per approfondire, consigliare e migliorare le varie proposte di riforma. Ignorando – deliberatamente – il monito di Voltaire per cui spesso “il meglio è nemico del bene”.

Marcello Soprani