Ricorre domani ( il 26 novembre scorso, per chi legge, ndr )l’anniversario della nascita di don Luigi Sturzo, cittadino onorario di Siracusa dal 1951. Questa celebrazione rappresenta un’occasione sia per una nuova lettura dell’opera del
Servo di Dio calatino, per il quale già nel 2017 si è conclusa la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione, sia per una rimeditazione del suo pensiero.

Lettura e rimeditazione che confermano la vitalità e l’attualità della sua lezione, ispirata ai principi cristiani ma che parla a non solo ai cattolici impegnati in politica ma a quanti credono nei valori della liberta, della democrazia, del popolarismo, con l’obiettivo di evitare che lo Stato diventi troppo accentratore e possa limitare oltremodo i nuclei naturali, primo fra tutti la famiglia, e ostacolare il libero svolgimento dell’iniziativa privata.

Particolarmente importanti per la formazione politica e spirituale del futuro fondatore del Partito Popolare furono
senza dubbio i due anni trascorsi nel seminario di Noto (uno dei più rinomati della Sicilia, ospitava circa duecento seminaristi), dove, dal 29 ottobre 1886 fino alla fine del successivo anno scolastico 1887/88, studio (frequentando il quarto e il quinto anno di ginnasio), dopo aver lasciato Acireale perché il clima della città etnea era più rigido e meno adatto al suo fisico sempre malaticcio.

Nella cittadina netìna Sturzo scrisse alcuni componimenti sacri e accademici, per la verità senza eccessivo entusiasmo. I suoi maestri furono il celebre ciantro Corrado Sbano e il professore Vincenzo Parlagreco, che lo avvio alla letteratura contemporanea e straniera (abbandonò poi l’abito talare per insegnare nelle scuole statali) e fu caramente diletto e apprezzato discepolo di Monsignor Blandini, vescovo geniale e audace.

L’illuminata guida del vescovo Giovanni Blandini, originario di Palagonia e amico del padre del giovane Luigi, fu determinante per tutte le future attività di Sturzo, esaltando la vocazione sociale del promettente giovane seminarista. Il vescovo Blandini incaricò Sturzo di tenere il suo primo discorso in pubblico, nella Chiesa Madre di Pachino, il 2 giugno del 1887, in occasione dell’ordinazione sacerdotale proprio del prof. Vincenzo Parlagreco. Nei seminari si usava infatti far esercitare gli studenti nell’arte oratoria sacra e al giovane calatino il vescovo affidò
missione religiosa e civile del sacerdote cattolico. Sturzo, dimostrando già personalità spiccata e spirito critico, nella sua orazione si schierò in maniera molto forte contro la massoneria, che voleva “l’emarginazione del clero dalla vita sociale e la sottomissione di alcuni preti al potere civile”.

Proprio i primi anni di apostolato sacerdotale e di impegno sociale di Luigi Sturzo sono trattati, con numerose ed
interessantissime testimonianze inedite, nel libro “Il giovane Luigi Sturzo e la sfida etico-sociale”, di Eugenio
Guccione, uno dei massimi studiosi del pensiero sturziano al mondo. Nel volume di Guccione, professore ordinario di Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Palermo ed attualmente docente di Filosofia Politica alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, la prefazione e dell’arcivescovo di Monreale Michele Pennisi, mentre l’introduzione e affidata al prof. Francesco Lomanto, nuovo arcivescovo di Siracusa.

Mons. Pennisi, presidente della Commissione storica per la causa di beatificazione e canonizzazione di Sturzo, rileva,
tra l’altro, come “per don Luigi le colpe personali di alcuni membri del clero non possono intaccare la santità della Chiesa e mettere in discussione la sua dottrina morale in campo sessuale. Questa sua posizione prelude la odierna “tolleranza zero” nei confronti di appartenenti alla gerarchia ecclesiastica che si sono resi colpevoli di gravi delitti”.

Nella veste di preside della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, Lomanto sottolinea come nel libro “risalti il profondo legame tra la vita spirituale e azione sociale e politica, e in particolare tra la forte identità sacerdotale e la robusta coscienza politica. Per Sturzo, il credente, in forza della vita spirituale che deriva dall’inabitazione della Trinità, è chiamato a partecipare attivamente alla molteplice e variegata azione sociale e politica con la carità che lo Spirito riversa nel suo cuore. Il volume attesta l’attenzione di Sturzo alla persona, ai corpi intermedi della società, al
contesto sociale e istituzionale per la realizzazione storica degli ideali di libertà, di giustizia sociale e di laicità, offrendo ai cattolici dei nostri tempi la lezione sturziana sui presupposti basilari della prassi cristiana e dell’impegno sociale e politico ispirato ai principi evangelici”.

Guccione riporta nel suo accurato libro alcune espressioni di Sturzo nei confronti del vescovo Blandini, che testimoniano la decisiva influenza che quest’ultimo esercito sulla formazione del fondatore del PPI: “Io non so come ringraziare l’E.V. e come sdebitarmi delle cure e dell’affetto di cui sin da quando ero bambino l’E.V. mi ha per Sua bontà nutrito. Io non scorderò mai il seminario Suo, tanti ricordi e reminiscenze, tanti beni che n’ebbi. L’E.V. mi diede l’inizio nella vita clericale, e poi il conseguimento del Diaconato e nell’avermi esortato e indirizzato a venire
qui in Roma”.

Come ricorda Eugenio Guccione, tra il vescovo e don Sturzo c’erano ben quarant’anni di differenza. Eppure, il loro rapporto fu confidenziale, come quello di amici, intriso di devozione nel primo e fecondo di stima nell’altro. E Sturzo, che era solito accompagnare Blandini in lunghe passeggiate, nel corso delle quali il giovane seminarista aveva modo di confrontarsi con il vescovo, che era già molto noto e non solo a livello regionale, su questioni teologiche e sociopolitiche. Il forte legame d’affetto tra i due, che durerà per tutta la vita, non impediva però al vescovo di rivolgersi a don Luigi dandogli del “voi ”, che, rileva Guccione, “nella Sicilia dell’epoca, più che segno di distacco, esprimeva il massimo rispetto per l’interlocutore, che, nel caso di Sturzo apparteneva, fra l’altro, a una famiglia
baronale”.

Sturzo ebbe modo, qualche decennio dopo, di rievocare le “lotte di Blandini contro i liberali” e, da parte sua, il vescovo seguì sempre con grande attenzione e con affetto filiale l’attività politica e sociale del suo allievo prediletto. Blandini sostenne la decisione di Sturzo di partecipare con candidati cattolici alle elezioni comunali di Caltagirone
del 1902 e il sacerdote si recava spesso a Noto “per attingere consigli e benedizioni e, talvolta, di fronte alle immancabili difficoltà e delusioni, sentiva anche il bisogno di sfogarsi con chi poteva comprenderlo e aiutarlo. L’anziano presule era lieto di accogliere e – per quanto lo facesse con tutta umiltà – guidare il discepolo”. Ma, ricorda ancora Guccione, Blandini, sostenitore della Democrazia cristiana, ispiratore e testimone di molte opere sturziane, morì nel 1913 e non poté quindi assistere alla grande svolta del 1919, con la nascita del Partito Popolare.

Cruciale per il futuro della Democrazia cristiana fu il IV Congresso regionale siculo, che si svolse a Noto dal 14 al 19 dicembre 1903, nella chiesa dell’Immacolata. Il vescovo Blandini fece ricorso a Sturzo per aiutarlo nella gestione di questo evento, che sembrò vedere il successo della corrente progressista di Romolo Murri, presente all’assise. “In tale circostanza, comunque, Blandini riafferma, come rileva Guccione, la sua piena fiducia in don Sturzo e lo
invita esplicitamente a rivolgersi ai suoi diocesani per ≪infiammare gli animi≫ per scuoterli dalla loro congenita tiepidezza e “arruolarli animosamente tra i cattolici militanti”.

Nel libro di Guccione non mancano altri interessanti riferimenti ai rapporti intensi del giovane Sturzo con la provincia di Siracusa: il guardiano del Convento dei Cappuccini di Ferla, P. Felice da Vizzini, gli scrive reputandosi “fortunato potendo dare occasione alla Sig. V. di diffondere e far fruttificare l’idea della Democrazia Cristiana, uscita dal Vaticano, anche in queste contrade: idea tuttavia ignorata in molti luoghi di Sicilia. In Ferla, gli operai e i contadini la sconoscono del tutto”.

Da Palazzolo Acreide, il sacerdote Pietro Cappellani, attivo collaboratore di Sturzo, lo informa che nella cittadina
iblea è stata inaugurata “la Lega de’ lavoratori della terra, sotto il nome di Unione agricola cattolica con 132 soci effettivi e 30 cooperatori.

Salvo Sorbello

Pubblicato su Servire l’Italia ( CLICCA QUI )