Per la prima volta, la Settimana Sociale dei Cattolici Italiani (la 49^ edizione in 115 anni) ha come argomento specifico la questione ecologica. Ciò non sorprende se si ha a mente che questa Settimana segue, a sei anni di distanza, la Lettera enciclica di Papa Francesco Laudato Si’, sulla cura della casa comune, e sei anni non sono molti, secondo i tempi di reazione normali della Chiesa.

La Laudato Si’ non introduce per prima la “questione ecologica” nella Dottrina sociale della Chiesa. Ne avevano fatto cenno (più o meno ampio) San Paolo VI, Discorso in occasione del 25° anniversario della F.A.O. (1970) e Lettera apostolica Octogesima Adveniens (1971); San Giovanni Paolo II, lettere encicliche Redemptor Hominis (1979), Sollecitudo Rei Socialis (1987), Centesimun Annus (1991), Evangelium Vitae (1995); Papa Benedetto XVI, Lettera enciclica Caritas in Veritate (2009), ma Papa Francesco dà alla questione ecologica uno sviluppo enorme, ponendo un accento particolare sulla conservazione sia della vita dell’uomo sia della vita nel mondo intero. Punto focale di questa lettera enciclica è la “centralità della vita”, così come lo era nell’Evagelium Vitae di San Giovanni Paolo II ma, in quest’ultima, la “difesa della vita” è considerata a livello micro, quale fenomeno che riguarda le singole persone, nella Laudato Si’, la “conservazione della vita” viene affrontata – con un linguaggio di tipo apocalittico, nel senso corrente del termine – a livello macro, come fenomeno riguardante l’intera popolazione, l’intero creato, quindi anche l’ambiente naturale.

Quest’ultimo non è opera dell’umanità; è a disposizione dell’umanità, ma dev’essere impiegato con raziocinio dall’umanità stessa, affinché non vada perso poiché, altrimenti, lo sviluppo umano non potrebbe continuare; non sarebbe sostenibile. Oggi ciò significa, da un lato, eliminare quei comportamenti umani che risultano avere rilevanti effetti negativi per la vita del creato (cambiamenti climatici, ad esempio) e, dall’altro lato, impostare l’attività produttiva e di consumo dei beni prodotti secondo il principio dell’impiego efficiente delle risorse naturali, puntando sul massimo di efficacia positiva (produzione di beni) e sul minimo di efficacia negativa (produzione di mali) e seguendo il principio dell‘”economia circolare”, secondo il quale nulla di quanto prodotto viene disperso nell’ambiente, poiché tutto è riutilizzato, e che opera puntando sull’impiego di materiali riciclabili e sull‘attivazione di processi di recupero e riciclaggio al fine di ridurre al minimo la “cultura dello scarto”.

Secondo l’approccio predetto, è contrario al vero sviluppo umano considerare la natura più importante della stessa persona umana (“approccio panteistico”) così come è contrario allo stesso sviluppo anche l‘”approccio tecnocratico” che delega a “esperti”, non solo il governo efficiente dello sviluppo, ma anche le decisioni politiche di fondo, stemperando molto probabilmente l’efficienza in termini di efficacia (le necessità della popolazione) delle decisioni stesse.

Quindi, con il Creato, Dio ha dato all’umanità i mezzi per vivere, Se l’umanità non li usasse, rifiuterebbe, disdegnerebbe il dono dato da Dio, ma l’uso dev’essere fatto in maniera accurata, di modo che questo dono non vada disperso e quindi l’umanità deve curare e preservare il Creato. Quando l’uomo si prende cura della natura, protegge se stesso: l’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme,

Non si può affrontare adeguatamente il degrado dell’ambiente naturale se non si presta attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano. Un vero approccio ecologico è sempre anche un approccio umano: culturale, economico, sociale, urbano, rurale. Ricordiamo che “ecologia” significa trattazione di ciò che riguarda la casa, l’ambiente in cui si vive, quindi non solo l’ambiente naturale (ecologia naturale), ma anche l’ecologia umana, insieme di ecologia culturale, ecologia economica, ecologia sociale, ecologia urbana, ecologia rurale. L’ecologia umana più l’ecologia naturale dànno luogo al concetto di ecologia integrale.

Di fatto ecologia indica un fenomeno integrale: naturale e umano, il che porta Papa Francesco ad affermare, con vigore, che si deve «saper ascoltare tanto il grido della Terra quanto il grido dei poveri» (Laudato Si’, § 49).

Questa è la grande suggestione del pensiero contenuto nella Laudato Si’, pietra miliare della Dottrina sociale della Chiesa. Ma i principi devono sempre essere declinati in azioni atte a rendere operativi i principi stessi, atte a realizzare un sistema culturale, di produzione e di consumo sostenibile e socialmente virtuoso. In particolare, l’ambiente naturale non è opera dell’umanità; è a disposizione dell’umanità e dev’essere impiegato con raziocinio dall’umanità stessa, affinché non vada perso poiché, altrimenti, lo sviluppo umano non potrebbe continuare; non sarebbe sostenibile.

Le diverse azioni di cui si parla possono essere quindi presentate raggruppandole in due insiemi: quelli che riguardano di per sé la capacità di mantenere in vita l’umanità e quelli che riguardano la  sostenibilità della crescita economica (poiché creano condizioni favorevoli per la durata dei doni del Creato).

  • Al primo insieme appartengono le seguenti azioni
  • Sviluppo dell’azione di regolamentazione delle attività produttive e dei mercati, con riferimento all’impatto di queste sul clima.
  • Introduzione di interventi fiscali atti a penalizzare la produzione e il consumo di merci e servizi inquinanti (combustibili fossili, inquinanti climatici di breve durata, come metano, fuliggine, idrofluorocarburi et al.) ed eliminazione dei sussidi pubblici a favore di attività produttive dannose per il clima e l’ambiente naturale. La finanza pubblica deve rinunciare a sostenere attività industriali oramai obsolete e inquinanti e non concedere aiuti alle compagnie petrolifere né per attività di ricerca e trivellazione né in presenza di cadute del prezzo internazionale del petrolio e di altri combustibili.
  • In particolare, politiche industriali che operino a favore delle produzioni e delle tecnologie per la produzione di beni (merci e servizi) “verdi” capaci di aumentare la sostenibilità del sistema economico, riducendo:

– l’impiego di sostanze e di apparati inquinanti;

– l’impatto sul cambiamento climatico;

e intraprendendo decisamente la via della decarbonizzazione.

  • Rimodulazione della tassa di proprietà degli autoveicoli, di modo che sia collegata anche alle emissioni di CO2.

 

  • Al secondo insieme appartengono le azioni che partono dall’assunto che le risorse naturali Quest’ultimo non sono opera dell’umanità; sono a disposizione dell’umanità, ma devono essere impiegate con raziocinio dall’umanità stessa, affinché non vadano perse per sempre, altrimenti, lo sviluppo umano non potrebbe continuare; non sarebbe sostenibile. In questo senso, occorre portare avanti un allineamento normativo sia in àmbito UE sia a livello nazionale.

Si possono quindi indicare le seguenti azioni operative.

  • Iniziative di informazione e di acculturazione e formazione sull’economia circolare.
  • Rimodulazione della tassazione sui rifiuti, onde ridurre gli scarti nei processi integrati produzione-consumo-postconsumo; in particolare la revisione del sistema di smaltimento dei rifiuti che è diventato un meccanismo di rendita garantita per società pubbliche e private. Le risorse spese per l’ investimento in nuovi inceneritori potrebbero invece risultare proficue per percorsi alternativi di riciclo e riuso. Non esiste un livello di riciclo a rifiuti zero. Però possiamo considerare percentuali di rifiuto al di sotto del 5%, quali sottoprodotti di circuiti industriali di recupero delle materie prime e seconde, in linea con la normativa UE sull’economia circolare.
  • Sviluppo di politiche industriali che mirino a orientare l’attività produttiva nella direzione della sostenibilità ambientale naturale (oltre che di quella sociale) nonché di politiche finanziarie e di ricerca volte allo sviluppo di energie rinnovabili e di beni e tecnologie ecosostenibili. In questo caso – ma anche in altri – il ruolo del settore pubblico, specie per la presenza di imprese pubbliche che abbiano prospettive decisionali di lungo periodo, può diventare dirimente.
  • In particolare, politiche industriali che operino a favore delle produzioni e delle tecnologie per la produzione di beni verdi:

– favorendo la modernizzazione e lo sviluppo di energie rinnovabili e la modernizzazione dei settori produttivi fortemente energivori dell’acciaio, della chimica e del cemento nonché l’avvio di una corretta transizione ecologica nella direzione del complesso di obiettivi per i settori resource intensive, come il tessile, le costruzioni, l’elettronica e la plastica. Ad ogni modo, transizione ecologica e transizione energetica devono mirare a coniugare la conversione delle attività produttive con la salvaguardia dei posti di lavoro;

– riducendo il consumo del suolo;

– riducendo le emissioni aventi impatto negativo sia sulle attività di produzione sia sulle attività di consumo.

  • Sviluppo di sistemi di trasporto sostenibili, potenziando (nella forma di investimenti reali per la riqualificazione e il potenziamento delle infrastrutture e di creazione di nuove reti) la mobilità elettrica, il trasporto su ferro e per vie d’acqua, anziché su strada, e il trasporto collettivo e la mobilità condivisa. A proposito del trasporto pubblico e del sistema infrastrutturale viario, va emendato l’approccio projet financing alle grandi opere pubbliche. I mancati redditi delle società private non possono essere coperti dalla fiscalità generale. La dimensione del rischio d’impresa non può essere tolta grazie alla socializzazione delle perdite. Le varie leggi obiettivo, che nei precedenti decenni si sono avvicendate, non possono non essere oggi emendate.
  • Interventi per tutela del mare, del funzionamento dei parchi naturali e del capitale naturale, in generale, e della sua biodiversità.

Si tratta ovviamente di un elenco di azioni emendabili e criticabili. Forse il dibattito sul pacchetto di azioni d’intervento è però il modo migliore per onorare la Lettera enciclica Laudato Si’ e per concorrere a dare a essa la configurazione di uno strumento effettivo di azione pastorale, di evangelizzazione.

Daniele Ciravegna