Ci sono correnti di pensiero che vorrebbero risolvere l’uomo nella sua “animalità”. Altre che vorrebbero, se così si può dire, sublimarlo, ricercando la dimensione del cosiddetto “trans” o “post-umano”.

Sono linee di pensiero apparentemente antitetiche, ma che, in effetti, condividono l’opzione “riduzionista”, la quale assume di poter dare compiutamente conto dell’ uomo a sé stesso, grazie alla scienza. E ciò sul presupposto naturalistico di una materialità dell’ Universo – e dunque dello stesso uomo – sufficiente a sé stessa, anche laddove si devono spiegare la coscienza ed i fenomeni – a cominciare dall’ arte – che correntemente attribuiamo alla vita spirituale. Si tratta, ad ogni modo, di due indirizzi, ciascuno dei quali nega l’altro e, soprattutto, contraddice sé stesso, intrinsecamente, cioè nel modo stesso in cui si pone. Muovono dal presupposto della mera immanenza, della pura e semplice materialità dell’ uomo e della sua stessa coscienza, ma sono mosse – sicuramente e soprattutto il secondo – da un anelito che non sanno riconoscere, eppure testimonia e documenta quella insopprimibile dimensione della trascendenza che vorrebbero negare.

In altri termini, sono manifestazioni di un processo inconscio che potremmo chiamare di tentata “immanentizzazione” della trascendenza. L’ uomo della maturità tarda e consumata ha smarrito quella dimensione della trascendenza che, però, gli è talmente connaturata da non poterne fare a meno, per cui ne costruisce dei surrogati, veri idoli e “vitelli d’oro”, che non sono, peraltro, in grado di sopportare il peso di una tale supplenza ed esplodono in mille contraddizioni.

Molti fenomeni del nostro tempo – ad esempio, certe forme di disagio giovanile – sono mossi da questa dinamica.
Stefano Zamagni richiama spesso l’ argomento del “trans-umano”. Anche in questi ultimi giorni intervenendo alla inaugurazione dei corsi di teologia dell’ Università Cattolica (CLICCA QUI). Si tratta di temi che, in prima approssimazione, sembrerebbero di esclusivo carattere speculativo, in un certo senso, almeno rispetto alla sensibilità comune, astratti. Insomma, “filosofemi” che poco o nulla avrebbero a che vedere con il faticoso sferragliare della vita di tutti i giorni.

Senonché, a cominciare dall’Intelligenza Artificiale e dalle sue mille applicazioni, l’insieme delle tecnologie che afferiscono a quest’ area tematica, stanno entrando prepotentemente nella nostra vita quotidiana su più versanti, le offrono e le suggeriscono possibili nuove linee si sviluppo. Ma, soprattutto, l’uomo – sempre mistero e mai compiutamente dato a sé stesso – à perennemente alla ricerca del suo effettivo “ubi consistam”, della ragione ultima del suo vivere e del suo morire e continuamente rielabora la concezione che ha di sé, la sua immagine, anzi la sua autocomprensione. La quale risente immediatamente delle sue attitudini operative, ancor più di ciò che l’uomo fa di sé stesso e su sé stesso. C’è, insomma, una continua rielaborazione “antropologica” che viene potentemente investita dalle nuove potenzialità, garantite soprattutto dalle biotecnologie, e concerne, al di là della singolarità di ciascuno, il senso compiuto che attribuiamo al fenomeno complessivo della vita ed alla stessa storia.

Divenuto, ad un tempo, soggetto ed oggetto della sua azione, la riflessione dell’uomo su su se stesso è entrata in una spirale di specchi che riverberano l’ uno nell’altro e rendono arduo ottenere un punto di osservazione e di analisi schietto e rassicurante. Succede che la scienza se, per un verso, lo potenzia e lo rassicura, per altro, provoca una sorta di bradisismo della coscienza di sé che rende l’uomo sospettoso ed inquieto, come si evince anche dal timore e dalla disaffezione che mostra nei confronti di taluni prodotti avanzati della ricerca, a cominciare, ad esempio, dai vaccini.
Comunque, la questione si ponga, la politica farebbe bene a non aggirare questi nodi che sembrano essere il Capo Horn del nostro tempo, quel luogo tempestoso, difficile da navigare dove un oceano si scontra con l’altro, dove un umanesimo millenario è messo in discussione e cerca acque sicure che ancora non intravede.

Domenici Galbiati