“Viviamo non del dopoguerra come è toccato a Sturzo e a de Gasperi, ma viviamo in una condizione di dopoguerra. I cattolici interessati alla cosa pubblica devono, allora, guardare alla “cristianità” intesa come una sommatoria di valori, sedimentazione di atteggiamenti  sociali e sensibilità culturali che sono proprie anche di tanti non cattolici”.

Calogero Mannino, a lungo ministro e rappresentante autorevole della Democrazia Cristiana, così riflette osservando la ripresa d’interesse dei cattolici per la politica italiana.

Inevitabile partire con lui proprio da questo elemento di novità e cercare di capire la sua valutazione su un fenomeno che ha preso le mossa dopo che i cattolici hanno scoperto di essere sempre più irrilevanti ed indifferenti.

D) Noti anche tu questo rinnovato interesse? Te ne sei data una spiegazione?

Mannino: “ Il mondo cattolico si è accorto di essere stato trascinato, ma silenzioso, nella situazione politica così come si è sviluppata nel corso degli ultimi 25 anni. Lentamente, adesso, prende atto di quanto una propria presenza sia indispensabile. Emerge in particolare che la scelta fatta da alcuni amici di immedesimarsi nel Pd non ha realizzato la soggettività di un mondo cattolico che pure ne aveva bisogno. E’ evidente che l’esigenza di presenza cui noi assistiamo non ha ancora una caratteristica precisa. Mancando un punto di riferimento preciso, resta insoddisfatta”.

D) Non pensi che molto dipenda dalla pressoché totale assenza sulle “cose”, sui problemi veri della politica abbia costituito la carenza più grave del cattolicesimo politico sopravvissuto alla Democrazia cristiana?”.

Mannino: “ Il mondo cattolico è parte della società e vive pienamente i problemi della società. Ovviamente, secondo le proprie sensibilità. In questo senso, è inevitabile il riferimento in primo luogo alla difesa del valore della vita. Una questione che porta la sua carica direttamente nelle famiglie, ad esempio. Penso alla questione del fine vita con tutto il suo lacerante carico di dubbi, incertezze, pesi ed aggravi legati a condizioni drammatiche vissute là dove vi sono malati terminali o inguaribili. Non è un problema secondario. Ma ci sono anche gli aspetti economici e sociali di una società tanto articolata. E ancora, quelli della scuola e dell’educazione dei figli. Un tema che richiama anche la relazione con la famiglia. La sua crisi, le nuove dinamiche che la riguardano sono avvertite ancora più problematicamente perché manca quel “riparo” atteso dal sistema scolastico. Si ripropone in termini nuovi e moderni la questione della richiesta di “supplenza” indirizzata verso il sistema educativo. E’ tema che interessa i cattolici, ma non solo loro perché tutti i genitori e gli educatori vi sono coinvolti. Esiste la questione delle diverse “influenze” che concorrono alla formazione del bambino e del giovane. Il mondo cattolico avverte questo problema”.

D) Come dare una risposta all’esigenza di una nuova partecipazione dei cattolici alla politica e alla cosa pubblica?

Mannino: “A mio avviso, vi è un aspetto preliminare che gli uomini di chiesa possono affrontare. Si tratta di edificare un punto d’incontro da cui partire per approfondire i contenuti di un’azione “pre politica” di formazione in modo che, se anche i cattolici si dividono  e si differenziano a seconda delle tante opzioni politiche possibili, si ritrovino,  tuttavia, attorno a quei comuni riferimenti cui non possono e non vogliono rinunciare. E’ questa una dimensione che si è smarrita perché la Chiesa italiana, dopo la fine della Democrazia cristiana, ha colto la forza dei cosiddetti “valori non negoziabili”, e questo era il minimo possibile da fare, ma si è forse finito così per rinunciare ad un’azione più incisiva. Si affidava  al “primo che passava” la difesa di temi e questioni, ma in una visione frammentata. La mancanza di una sede formativa, autentica, profonda, continua, ha portato all’irrilevanza e all’indifferenza”.

D) Secondo te com’è possibile uscire dall’irrilevanza? Secondo noi di Politica Insieme si deve avviare un impegno programmatico ed organizzato in un quadro politico complesso in cui si presentano anche forme nuove di presenza politica. In qualche modo deve essere ripresa, ai giorni nostri, la grande intuizione sturziana….

Mannino: “Siamo allo stato nascente. La vostra iniziativa sta prendendo sempre più corpo e deve prendere sempre più compiutezza. Voi avete maturato tutte le ragioni di criticità verso un Pd che si è smarrito. Emblematica la recente alleanza con i 5 Stelle. Essi sono uno dei populismi, uno dei sovranismi. Le origini dei seguaci di Beppe Grillo si confondono in quelle proposte che uniscono ambienti a cavallo tra il “misterico” e la ricerca politologica coerente con il capitalismo che si è sviluppato nel mondo. I 5 Stelle stanno sperimentando, sulla scia di circoli statunitensi che studiano la questione del voto e della rappresentanza, la formula del partito non partito. Assumono responsabilità pubbliche mentre restano in relazione con un soggetto che mantiene le fila tra le proprie mani, com’è nel caso della piattaforma Rousseau. La prospettiva è che non c’è più il voto, ma solamente il consenso referendario proposto dalla piattaforma. E’ il superamento del partito e, quindi, l’inizio del superamento della democrazia. Una parte del  Pd ha accettato di seguire questa deriva per motivi di opportunismo. Una rottura con la storia della sinistra italiana. In essa, nel passato, non si è mai smarrita la consapevolezza che comunque ci si dovesse muove all’interno dell’area democratica. Anche il cosiddetto “compromesso storico” di Enrico Berlinguer partiva dal riconoscimento del dato di fatto rappresentato dalla scelta costituzionale che sta alla base del sistema democratico italiano. In quel contesto si collocò l’affermazione di Berlinguer che accettava, persino preferiva, “l’ombrello della Nato. Vedo nei 5 Stelle un fatto anomalo. Apparentemente spontaneo, mentre in realtà ha una rete che lo sostiene. Ed è strano vedere come il Pd a sua volta lo sostenga su provvedimenti quali quelli del taglio dei parlamentari o della prescrizione. Questo Pd, diventato un “partito radicale di massa” non ha più una linea economico sociale. Non rappresenta più neppure gli operai al Nord, ma solo un ceto che, diciamo così, è “politicamente corretto”. Ora riflettiamo su Sturzo di cui deve sempre essere ricordata l’acutezza dell’indagine sociologica. Lui si pose il problema dell’ingresso dei cattolici nello Stato italiano. Fu antagonista del liberismo, in particolare della visione capitalistica giolittiana, ma anche del socialismo che, allora, era estremista e radicale. Il ragionamento di Sturzo trovava fondamento su un’analisi della società italiana. Così poteva rispondere alla domanda su quale fosse questa società e quale fosse quella voluta dal Partito popolare italiano. Sturzo ipotizza un’evoluzione complessiva del Mezzogiorno e, contemporaneamente punta alla formazione di un ceto medio largo, ampio dentro cui si collochino lavoratori autonomi e piccoli imprenditori. Questo significa pensare ad un cittadino “nuovo” secondo una visione che deriva anche da una visione cattolica, ma non solo. Il modello è quello dell’uomo che lavora, che costruisce, che intraprende. Il mondo cattolico, ancora oggi, è tutto lì. Non è tra i benpensanti di un circolo di vip e di snob. Le parrocchie hanno sempre rappresentato la possibilità di condurre un’esperienza di relazioni di natura diversa. Tutto questo ha portato a marcare una distanza con il Pd”.

D) Dall’altra parte c’è stato il “berlusconismo” e, adesso, Salvini…

Mannino: “Oggi Salvini, come ieri Berlusconi, hanno riscontrato le aspettative e le esigenze di questo mondo. Se i cattolici vogliono avanzare una loro proposta originale e specifica, come possono e devono fare, debbono rappresentare un progettualità distinta da quella della sinistra, così come da quella della destra….

D) Resta il problema delle divisioni, di una convergenza complessa …

Mannino:”In Europa abbiamo due risposte antitetiche. In Germania, i popolari tedeschi hanno creato una piattaforma comune di cattolici e di protestanti. In Francia, il gollismo ha richiamato il mondo cattolico perché una parte di questo si era portata sugli spalti della sinistra. Ora sappiamo che la Democrazia cristiana non è ripetibile. Allora, però, fornì la risposta alle esigenze del mondo dei cattolici”.

D) Noi riteniamo che uno dei presupposti da cui partire sia quello dell’autonomia.

Mannino:”E’ una ricerca aperta. Da affrontare riflettendo sull’esperienza del Partito popolare sturziano e della Democrazia cristiana. Sapendo che oggi c’è da fare una cosa diversa. Non siamo in un dopoguerra, ma abbiamo i problemi di un dopoguerra. Come quelli che ci vengono da un mondo in movimento, da un Mediterraneo di cui si trasformano gli equilibri, come stanno dimostrando le recenti vicende libiche.  Gli Stati Uniti hanno inviato strali contro l’Europa e contro i cattolici cui si è negato di rappresentare lo Stato nel momento in cui è venuto a mancare il pericolo del comunismo. La ricerca deve in primo luogo essere confronto sereno e generoso. Una riflessione su come valutare la soluzione del problema della costituzione di un partito che deve essere laico. La sua piattaforma deve soprattutto essere costituita, da un lato, dal riferimento alla “cristianità”, intesa come sommatoria di valori, sedimentazione di atteggiamenti  sociali, di costumi e tradizioni, oltre che di sensibilità culturali che sono proprie anche di tanti non cattolici; dall’altro, dal ricondurre il tutto ad una logica politica per la soluzione dei problemi. Oggi, la vita politica non parla più delle cose. Così è necessario proporre un nucleo fondamentale di progettualità cercando la collaborazione e la confluenza di altre visioni antropologiche, riferimenti ad altri pensieri, ma che trovano una coincidenza, o almeno una consonanza, sul senso da dare alla vita, alla persona, alle relazioni pubbliche e private, alla libertà. Il Pd affronta tali questioni seguendo la logica radicaleggiante. Ha tratti moralistici, i quali, però, sboccando verso altre soluzioni finiscono per confliggere con l’etica cristiana”.

D) E sulla destra?

Mannino:”Discorso fatto per il Pd, vale esattamente per chi, oggi, ripropone l’esperienza fascista. Anche se la ripropone in maniera sfumata ed articolata, diciamo in maniera diversa. Ora credo che noi ci si debba rivolgere al mondo rappresentato dalla Lega per superare la Lega. Questa la funzione di un nuovo partito popolare.

Intervista di Giancarlo Infante