Memoria e verità sono tra i presupposti intrinseci della buona politica. Senza, la politica diviene quel che è maturata sotto i nostri occhi, una pratica di interessi incrociati, sempre urlati, sempre bisognosi di copertura plebiscitaria. Una pratica anche violenta, certamente una pratica che ha in odio memoria e verità, ed insieme, rettitudine, coraggio, competenza, onestà, insomma integrità morale, civile e spirituale.

Memoria e verità dovrebbero avere un forum dedicato, permanente e presidiato. Presidiato da chi? Onestamente, non ho neanche lontanamente la forza intellettuale di configurare un presidio. Mi limito, anzi mi esalto nell’affermare che occorre ricercarlo nel terreno della spiritualità, della fede.

Parto dalla memoria poiché il suo esercizio è l’esatto opposto dell’accidia, della trascuratezza, dell’ipocrisia. Parto dalla memoria, provata e certificata, perché supera in qualità ogni falso sorriso, ogni tentativo di nascondere la propria personale insufficienza nella comoda penombra dell’oblio, ogni modalità di farla franca davanti al tribunale della storia, che, quando si accende, lo fa con enorme ritardo, ma allora non si ha più nulla da perdere.

Memoria di cosa? L’ho detto, memoria di ciò che è avvenuto in un arco temporale che si può considerare pertinente con la contemporaneità di ciò che accade sotto i nostri occhi. Non memoria di ciò che si è detto o fatto personalmente, non memoria autoreferenziale, memoria di chi ha lasciato una traccia oggettiva nella storia.

Al sodo, ecco la memoria dello “stile cristiano di fare politica”:

  • Gli indirizzi e gli orientamenti riguardano i valori ai quali si deve ispirare l’attività socio-politica.
  • Lo Stato e la politica non hanno lo scopo di annunciare e promuovere la fede religiosa: si deve riaffermare e rispettare la sana laicità della politica e dello Stato.
  • La politica è una maniera esigente di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri.
  • Famiglia, vita, scuola, pace, solidarietà, collaborazione internazionale sono temi sui quali i cristiani interpellano sé stessi e tutti per metterli al servizio dell’umanità.
  • Molti i fattori problematici e negativi che la sensibilità cristiana individua ed isola ed invita a combattere ed espellere dalla politica, in quanto indicativi e portatori di diffuso degrado del costume e dell’intera convivenza civile. In particolare, il rapporto tra le istituzioni pubbliche e la gente, tra le strutture di governo – locale, regionale, nazionale – e la società viva; la carenza di una sufficiente vita democratica all’interno dei partiti; il risorgere di tendenze corporativistiche ai vari livelli sociali; l’uso del potere per propri tornaconti personali o di gruppo; periodico e ricorrente emergere di veri o presunti episodi di grave corruzione; una pratica politica caratterizzata da litigiosità, personalismi, spettacolarità.
  • Ed ancora, la seria difficoltà che si incontra nell’identificare e condividere autentici valori morali.
  • Il riferimento alla Costituzione non appare sempre come sufficiente e risolutivo. Infatti, manca un consenso reale sui valori di fondo, nonostante, da parte di tutti si faccia uso delle stesse parole e ci si appelli ai medesimi diritti (basterebbe pensare ai temi della tutela della vita umana, della salvaguardia dell’ambiente, della promozione della pace, dello sviluppo della democrazia).
  • L’impoverimento del confronto politico e un certo disagio che talvolta sembra serpeggiare nella stessa comunità cristiana circa il tema della partecipazione politica.
  • A nessuno è permesso di disinteressarsi e di addossare tutte le responsabilità soltanto alle istituzioni.
  • A partire dalla crescente interdipendenza tra gli uomini e le nazioni, il bene comune ha sempre più dimensione universalistica, sovranazionale, europea e mondiale, in virtù della quale si deve guardare al bene comune dell’intera famiglia umana e del bene universale della pace.
  • Sul fondamento immutabile ed inalienabile dei diritti dell’uomo occorre di tempo in tempo sagomare il bene comune.
  • Il cristiano si deve confrontare con gli altri senza scendere ad inaccettabili compromessi.
  • Oltre al tema della moralità dei fini è necessario affrontare quello della moralità dei mezzi, che devono essere buoni per il perseguimento di fini buoni.
  • E’ sempre necessario riconoscere e rispettare la priorità della persona e l’azione politica deve essere esercitata nel rispetto del principio di sussidiarietà.
  • La ricerca del consenso va attuata nel rispetto della verità, della sincerità e della libertà.
  • Le alleanze devono essere trasparenti e non guidate da oscuri giochi di potere.
  • Le regole del sistema democratico devono essere rispettate.
  • I pareri della minoranza vanno tutelati senza negare quelli della maggioranza.
  • I rapporti con i centri del potere economico, culturale e ideologico devono essere vissuti all’insegna della totale libertà e trasparenza.
  • Alcuni meccanismi e sistemi di intervento e di appalto andrebbero rivisti e modificati.
  • E’ necessario un uso eticamente irreprensibile degli strumenti della partecipazione socio-politica.
  • E’ necessaria una competenza che nasca da preparazione professionale qualificata, aggiornata, capace di invenzione continua.
  • E’ necessaria una specifica formazione politica.
  • L’Italia di oggi sollecita i cristiani a non agire divisi e dispersi, ma nessun cristiano può rivendicare esclusivamente l’autorità della Chiesa in favore della propria opinione.
  • Nel loro rapporto con i partiti, soprattutto quando non fossero di ispirazione cristiana, è necessario tenere presente sia l’evoluzione storico ideologica delle realtà politiche, sia il pericolo di lasciarsi attrarre da aperture ed evoluzioni vere o apparenti, soprattutto se queste si esprimono soltanto in qualche singola scelta o su qualche punto particolare e non nella globalità delle proposte e dei programmi.
  • Tocca a noi cristiani offrire una limpida testimonianza della reale possibilità di vivere onestamente l’impegno politico.
  • A tutti cittadini, direttamente impegnati nell’azione politica, chiediamo di considerare il loro potere come uno dei mezzi per attuare il bene comune e di non subordinare quest’ultimo a beni e interessi particolari, personali, familiari o di gruppo.

Amici, lo stile cristiano di fare politica, nei termini in cui è riassunto nei punti che ho riportato, è il frutto di un coraggioso documento dei vescovi lombardi sulla partecipazione alla vita socio-politica.

Risale al 1989! Mi sono avvalso della versione pubblicata sul “Popolo”, il glorioso giornale della tradizione popolare e democratico cristiana.

Mi azzardo a sostenere che, con rare eccezioni personali di cui non c’è traccia se non nella memoria di chi ha potuto apprezzarle individualmente, quello stile cristiano di fare politica è stato costantemente tradito. Quei Vescovi non hanno avuto bisogno che scoppiasse la questione morale tramandata come “mani pulite”. Non hanno avuto bisogno di giudici, di accusatori, di accusati, di suicidi, di populismi, di grillismi, di sardinismi per denunciare un potere già avviato ad avvitarsi nelle sue spire di malaffare, di ingiustizia, di relativismo, infine di cinismo.

Quella la memoria, questa la verità: lo stile cristiano di fare politica non ha trovato interpreti, in un trentennio, che costringessero la storia a registrarne un ruolo decisivo per attuare il bene comune contro interessi particolari, personali, familiari o di gruppo. Con le eccezioni che tutti conosciamo della gloriosa storia popolare democristiana, oggi è improponibile presentare una proposta politica di ispirazione cristiana che anche da lontano si possa ritenere figlia di una classe politica che costantemente ha tradito lo stile cristiano di fare politica. Questa è la semplice verità. Dolorosa, disastrosa, ma verità.

Mentre, vuole la verità, uomini e donne cristianamente ispirati, laici, aperti al confronto ma non proni né pronti a tradire la propria ispirazione spirituale, hanno forza, energia e programmi e progetti e consenso per governare il Paese. Hanno la forza di rimettere in campo i cuori dei credenti di tutta la penisola, di ogni generazione, di ogni estrazione, di ogni cultura e respingono l’ipotesi laicista che sia necessario in questo campo che i cuori siano riscaldati soltanto da un vescovo, dal cardinal Zuppi. Di lui, come del Papa, noi cristiani abbiamo bisogno sul terreno religioso. Ma sul terreno laico, questa è la verità, dobbiamo metterci nella condizione di agire in proprio. Il che significa recuperare la memoria di tutti quei principi che, nella memoria, risultano traditi da classi politiche artificiosamente riconducibili all’ispirazione cristiana.

Questa è la trasformazione che Politica insieme ha in corso di realizzazione. Non siamo e non abbiamo bisogno di essere una inutile e ingombrante élite laicale totalmente clericale, secondo la definizione data da un giornalista della Repubblica sul supplemento del venerdì ai laici impegnati accanto ai vescovi. Siamo titolari di un’iniziativa politica in senso stretto, cristianamente ispirata perché l’ispirazione neoliberista e quella tardo comunista si sono dimostrate dannose per la giustizia, per l’equità sociale, per la pace mondiale.

Memoria e verità, per tener lontani tutti quelli che hanno tradito lo stile cristiano di fare politica.

Alessandro Diotallevi