“Siamo a livelli di trasformismo mai raggiunti nella storia. Basta. È un’emergenza dal punto di vista della
tenuta democratica”. Massimo D’Alema non parla molto, ma quando lo fa, le cose non le manda a dire. Del resto, sin da ragazzo, il personaggio è sempre stato sicuro di sé e di quel che rappresenta. Non l’ha mai detto esplicitamente, ma sembra pensarla come Andreotti: “So di essere di media statura, ma non vedo giganti intorno a me”.

Intervistato da Il Corriere della sera ( CLICCA QUI ) ha detto senza mezzi termini: ” Il sistema non funziona. Produce ammucchiate elettorali che si scontrano in modo violento; perché una campagna in cui chi ha un voto in più controlla il Parlamento è drammatica. Non è vero che chi vince governa il Paese. Da quindici anni si fanno governi che con il voto non c’entrano nulla”.

E’ vero e anche noi ripetiamo da un pezzo che tutto il sistema politico è disfatto. E’ un bene che chi ha creduto fideisticamente nel maggioritario, oggi esprima tutti i propri rincrescimenti per aver creduto in quel sistema. Pure noi pensiamo che si debba procedere ad una riforma dei partiti e, dunque del sistema elettorale. Perché, soprattutto, come sostiene anche l’ex Presidente del consiglio, dev’essere ricostruito il rapporto tra Parlamento e cittadini.

D’Alema non ne parla al Corriere, ma bisogna avere il coraggio di dire che il Parlamento è di fatto spogliato di ogni collegamento con il Paese. Cosa che è andata di pari passo con la perdita del sostanziale e reale potere d’intervento in gran parte dell’effettiva capacità decisionale delle cose. In questi giorni arriva al Senato il testo della Legge di Bilancio. Come negli anni scorsi, si assisterà al vero e proprio predominio di forze esterne alle due Camere per imporre uno schema già abbondantemente consolidato e lasciato esclusivamente nelle mani di un apparato istituzionale e di lobby non eletto da nessuno il quale si assume la funzione di “mediazione” degli interessi più forti che emergono nel Paese.  Ovviamente, si tratta di una “mediazione” che sta nelle mani dei capi partito e della ristretta cerchia che li contorna.

La stessa espropriazione del ruolo del Parlamento si verifica in una buona parte del suo stesso legiferare. Oltre che per le deleghe concesse al Governo e la continua presentazione di decreti “mille proroghe”, anche perché le migliori leggi vengono fatte impantanare perché non sono autoapplicative. Pertanto, affinché abbiano efficacia effettiva, hanno bisogno dell’emanazione di decreti attuativi molto spesso non  predisposti se non nell’arco di anni e sovente questo diventa vero e proprio campo di battaglia su cui si muovono quanti quella legge non la vogliono o la vogliono modificare o stravolgere del tutto. Ma numerose altre potrebbero essere le riflessioni che portano alla scoraggiante considerazione che è l’intero sistema istituzionale – politico a non funzionare o, almeno, a non funzionare come sarebbe richiesto in un assetto da democrazia sostanziale.

D’Alema queste cose non le affronta esplicitamente, ma va da sé che una riforma elettorale apre la strada ad una riforma dei partiti e, quindi, anche ad una rigenerazione più generale di quello che chiamiamo intero sistema.

Massimo D’Alema contesta la recente idea di Giorgetti di dare vita ad una sorta di semipresidenzialismo ( CLICCA QUI ) con l’elezione al Quirinale di Mario Draghi. Il quale invece,  secondo l’ex leader del Pd, dovrebbe continuare a lavorare da Palazzo Chigi: “Il Paese ha bisogno che Draghi continui a governare. Dal Quirinale non si governa, si svolge un ruolo di garanzia. Stiamo attenti, già abbiamo inventato che i cittadini eleggevano il capo del governo. Non era vero. Non vorrei che ora inventassimo un semipresidenzialismo di fatto. Con la costituzione non si scherza, altrimenti si logora il sistema democratico”.

Ora, egli suggerisce di adottare una riforma elettorale ispirata al sistema tedesco con un “proporzionale con sbarramento al 5%” cui aggiungere la sfiducia costruttiva, che limita l’instabilità che il proporzionale può portare.

D’Alema parla anche del finanziamento della politica. Ma è chiaro che un discorso del genere possa essere rimesso in agenda solamente quando i partiti daranno il segno concreto di un cambio di marcia.