Matteo Salvini cede al suo Presidente del consiglio e autorizza lo sbarco dei minori bloccati sulla Open Arms. Finalmente pronuncia un ” obbedisco! Però continua a ribadire che la pensa diversamente.

“Calati juncu chi passa la china”: piegati giunco finché non è passata la piena. “’S’ha da aspettà, Ama’. Ha da passà ‘a nuttata”: si deve aspettare, deve passare questo momentaccio.

Qualcuno pensa che Matteo Salvini possa attingere alla cultura sapienziale di mondi tanto lontani dal suo per preparare la resa, o solo per piegarsi come il giunco, dopo l’inattesa caduta da cavallo.

E’ evidente che la crisi è complessa. Da quel che sappiamo, la Lega è spaccata al proprio interno. Ai rapporti difficili tra Salvini e gli altri maggiorenti, in particolare Giorgetti, Zaia e Maroni, si aggiungono l’ovvia difficoltà a rinunciare ad importanti posti di governo e il  rischio di perdere per strada molto di quel 34% raggiunto alle europee.

Diviso anche il Movimento Cinque Stelle.  Grillo e Casaleggio contro una possibile ricucitura. Di Maio è di fronte all’inizio del ridimensionamento e potrebbe presentare il rattoppamento con una Lega in difficoltà come formula più facile e conveniente. Salvini e Di Maio, nonostante le dichiarazioni ufficiali, provano a puntellarsi a vicenda.

Disunito anche il Pd. Permangono i vecchi giochi correntizi interni. Renzi ha sventolato il fantasma della concreta possibilità per tanti parlamentari di tornarsene a casa. Zingaretti si muove con estrema circospezione perché alte sono le possibilità di ritrovarsi senza più tanti deputati e senatori.

Una situazione, dunque, che resta aperta a tutte le soluzioni. Anche a quelle che nessuno oggi immagina. Magari a un grande rimpasto.

Tra le righe dei giornali si intravede persino qualche proposta che sa di fantapolitica, ma chissà…

Tra queste fa capolino la proposta di uno scambio alla pari Salvini Di Maio. Se, come sembra, alla luce delle lettere inviate da Conte, la permanenza di Salvini al Ministero dell’Interno è elemento dirimente, egli potrebbe pur sempre trasferirsi a quel ministero dello Sviluppo economico che tanto fa comodo alla Lega e ai suoi rapporti con l’industria del Nord e al Ministero del Lavoro, visto il grande interesse mostrato nell’interloquire con le parti sociali nel periodo in cui è stato preda di quello che Conte avrebbe definito un “ delirio di onnipotenza”.

Altre soluzioni per rattoppare questo governo giallo verde sono sempre a portata di mano, a patto che Grillo e Casaleggio si convincano. La politica è l’arte del possibile. Un’arte a cui sicuramente ognuno si attacca quando perde e non sa più a quale santo, o rosario, abbarbicarsi.

Tutto ciò, anche quel che accadrà con e dopo il dibattito del Senato del prossimo 20 agosto, non deve distogliere dal proprio progetto chi è interessato a proseguire nell’impegno per la ricostruzione di una presenza dei cattolici democratici e popolari.

Abbiamo alcuni punti fermi e a questo dovremmo attenerci.

Il Paese non ha bisogno di elezioni anticipate. Sappiamo del clima in cui si svolgerebbero e delle conseguenze provocate da un voto dai risultati dirompenti.

Siamo consapevoli delle scadenze europee, istituzionali e parlamentari alle porte. Pensando al bene del Paese, siamo interessati affinché un eventuale nuovo governo si riallinei con gli equilibri maturati in sede europea. La lettera aperta del Presidente Conte indirizzata a Salvini due giorni fa parla di scenari interessanti. Si tratta di coltivarli.

Se questo avverrà con il rattoppamento tra  Cinque Stelle e Lega o, invece, attraverso un governo Cinque Stelle e Pd, oppure grazie ad un esecutivo tecnico o del Presidente a noi dovrebbe interessare relativamente.

Alcuni amici, con una certa fretta, sono già corsi ad auspicare la formazione di questa o di quella compagine governativa.

Sono certo affari nostri, come di tutti gli italiani. Dobbiamo, però, essere consapevoli di quanto siamo periferici rispetto alle dinamiche espresse dalle forze realmente in campo.

Questa crisi, che prima o poi doveva venire, come lo sarà per le prossime a seguito dei risultati del 4 marzo 2018, non deve distoglierci da quello che a noi appare più importante.

Dare corso, cioè, ad una iniziativa politica la cui prospettiva sia il radicale cambiamento della politica italiana con il concorso di una presenza nuova cui partecipino cattolici e non cattolici,  impegnati assieme attorno ad una proposta di effettiva trasformazione.

Qualunque sarà lo sbocco del 20 agosto prossimo non cambieranno i termini della questione che a noi sta a cuore.

Dopo il lancio dell’appello per una ” tregua”  di ricomposizione morale e civile ( CLICCA QUI ) può essere inopportuno impegnarsi pubblicamente nella scelta di questa o quella soluzione.

Si tratta invece di cogliere tutti gli elementi di novità che sempre più emergono nel nostro mondo e in quegli ambienti importanti che si rifanno ad altre tradizioni culturali, ma altrettanto democratiche, per segnare la nascita di una originale nuova forza politica, veramente alternativa a tutte quelle oggi presenti in Parlamento.