Giorgia Meloni incontra il Presidente ungherese, Viktor Orban, giunto in visita privata a Roma. Sulla sua pagina Facebook, la leader di Fratelli d’Italia ci fa sapere che i due hanno fatto ” il punto sulle vicende internazionali di questi giorni, a partire dall’Afghanistan e dalla necessità di coinvolgere i paesi confinanti nell’accoglienza dei profughi senza gravare ulteriormente sull’Europa”.

Un ritornello di questi giorni diventato un mantra per chi concepisce la solidarietà per il popolo afghano in maniera “pelosa”. Sulla base dell’assunto che, dopo aver continuato per giorni e giorni con la litania sulla sconfitta dell’Occidente in Afghanistan, e dopo aver dato tante generose lezioni di geopolitica e di organizzazione militare a Joe Biden, possano essere i soli paesi vicini ad accogliere i profughi. Abbiamo già parlato di questa storia nei giorni scorsi ed è inutile tornare sopra ciò che appare del tutto irrealistico e ipocrita ( CLICCA QUI). Del resto, Giorgia Meloni dovrebbe aver letto le dichiarazioni dell’ambasciatore pakistano a Roma, Jauhar Saleem, il quale rende noto che nei campi profughi del suo paese vi sono già quattro milioni di afghani ( CLICCA QUI ). E’ molto probabile che l’ambasciatore abbia già adeguatamente informato al riguardo Matteo Salvini che si è premurato di farci sapere del loro recente incontro ( CLICCA QUI ). Ovviamente, la speranza è tutta riposta nel G20, cui sta faticosamente lavorando Mario Draghi, cui non a caso alcuni insistono perché vi partecipino anche Pakistan e Iran, da cui ci si potrebbe attendere una soluzione alla Erdogan, cioè convincere qualcuno ad accogliere i profughi in cambio di soldi.

Giorgia Meloni si è complimentata con Viktor Orban “per i significativi successi della politica economica ungherese, che sta vivendo una fase di crescita senza precedenti negli ultimi 30 anni. L’occasione è stata importante anche per ribadire la stretta collaborazione tra Fidesz, Fratelli d’Italia e i Conservatori europei nel perseguire l’obiettivo comune del rafforzamento della Destra europea, nel nome del rispetto delle sovranità nazionali, della difesa della famiglia naturale e dell’identità cristiana, dell’economia sociale di mercato”.

Un guazzabuglio non indifferente di concetti mal assemblati tra di loro, con l’evidente obiettivo di mettere varie spezie su una pietanza che non ha né capo né coda. E vediamo perché, visto che il tutto sembrerebbe far credere che i due parlano di Europea.

L’Europa è nata in primo luogo per superare i nazionalismi. E’ stata la prima risposta concreta contro i nazionalismi, in gran parte rappresentati da principati e regni, ma poi espressi anche da regimi repubblicani, che per millenni ne hanno fatto uno dei principali e continui campi di battaglia. L’Europa è nata con uno spirito solidale e popolare che, a lungo, ha conciliato l’economia di mercato con l’esigenza di rappresentarla come un elemento di crescita di sempre più ampie aree sociali e geografiche. L’Ungheria è uno dei paesi che più ne ha beneficiato, una volta liberata dall’oppressione comunista. Orban sta raccogliendo i frutti di quel processo, del quale prova a prendere solo quel che gli aggrada, nell’illusione che ciò possa durare in eterno.

I problemi dell’Europa sono nati quando essa ha cominciato a seguire le politiche ultraliberiste le quali, purtroppo, hanno influenzato anche una parte del Partito Popolare europeo ed alcuni partiti d’ispirazione cristiana adesso, però, costretti a rivedere molte delle linee seguite per un paio di decenni. E’ su questo punto che è avvenuta la rottura del Ppe con  Orban, spostato definitivamente sull’estrema destra. Una rottura coincisa con un più forte impegno solidale europeo in materia di Covid-19 e con l’emergere dei primi segnali dell’intenzione di procedere ad una diversa politica in materia d’immigrazione. Questo è tema delicato e complesso che non si affronta, e tanto meno si risolve, con le ricette proposte dai sovranisti e dai nazionalisti estremi, come Orban, Meloni e la Le Pen.

Quel riferimento dei due all’identità cristiana sembra più assumere le caratteristiche di una strumentalizzazione del termine “cristiano” o, certamente, fa propria la visione politica di un cristianesimo di destra e non popolare. Prettamente propria di un certo conservatorismo protestante, affine a quello di alcune sette statunitensi e di taluni ambienti tedeschi. E’ quel protestantesimo, del resto, da cui proviene Orban il quale, quindi, ha poca familiarità con il Pensiero sociale della Chiesa cattolica.

Ma ora lasciamo perdere il lessico usato dai due e tutte le loro posizioni, esprimendo le quali si pongono al margine della visione ispiratrice dell’idea europea, in generale,  ma pure del grande progetto dell’Unione avviato con il Next Generation Eu destinato a superare non solo la grave crisi creata dalla pandemia, ma di consentire al Vecchio continente di stare al passo con un mondo in grande trasformazione. Un mondo di cui non si riesce a prendere solo le cose che fanno comodo.

La questione è quella delle caratteristiche del nostro centrodestra che, va ricordato, è diventato sempre più destra – centro da quando Silvio Berlusconi ha rinunciato a quei progetti di stampo liberale su cui tanto insisteva agli inizi del suo impegno politico. Quando scese ” in campo”, insomma.

Nelle ultime ore è stato un gran parlare di Silvio Berlusconi impegnato ad offrire a Giovanni Malagò la guida di Forza Italia. Offerta declinata e, comunque, smentita. A conferma che in questo Paese la politica è ridotta a boutade,  a rapporti personali e a “scoop” giornalistici che non si sa mai se siano da prendere sul serio o se siano utilizzati come ” ballon d’essai” per vedere l’effetto che fa. Per ovvi motivi, la smentita più autorevole viene dal giornale berlusconiano per eccellenza, Il Giornale, il quale precisa: “Villa Certosa è stata teatro di numerosi incontri. A iniziare da quello con Giorgia Meloni, accompagnata da Ignazio La Russa. Fino a quello con Matteo Salvini per parlare dell’ipotesi di federazione tra Lega e Forza Italia. Come riferito da alcuni organi di stampa nella villa sarda di Berlusconi è stato visto anche Pier Ferdinando Casini. Insomma un’agenda piena di incontri e riunioni (anche via zoom) per preparare il terreno della campagna autunnale. A cominciare dalla campagna elettorale per le amministrative di inizio ottobre ( CLICCA QUI )”.

Verrebbe da dire che tutto questo lavorio abbia per sfondo, più che le prossime amministrative, il Quirinale. Sicuramente un’esagerazione, vista la complessità della situazione parlamentare e la presenza tra dei possibili candidati nomi di non poco conto, quali quelli di Mario Draghi e dell’attuale inquilino del Colle più alto, Sergio Mattarella.

Ma al di là di questo, resta un ragionamento più importante su cui andrebbero richiamate le attenzione dei principali politici cui si presume stia a cuore il bene del Paese sopra ogni altra cosa. Abbiamo bisogno di un altro modo di fare politica. Abbiamo bisogno di coerenza, di conseguenzialità e di rigorosità nell’analisi e nelle scelte. Vale per il Quirinale come per ogni altra cosa.

Dei limiti della sinistra, in particolare del Pd, ne abbiamo parlato a iosa negli ultimi anni, con il rischio di essere accusati di maniacalità. Ma è possibile che nel centrodestra non si avverta la necessità d’indicare una via diversa, moderna e meno banale, che non sia quella di finire succubi di sovranismo e di nazionalismo? Si pensa davvero che la partecipazione alla scelta del nuovo Presidente della Repubblica possa avvenire in un modo avulso dal contesto europeo ed internazionale? E che i problemi reali dell’Italia e degli italiani dell’oggi potranno mai trovare una soluzione con giochetti  e con opportunismi elettorali? In fondo, rivelando una certa mancanza di volontà di assumere responsabilità precise.

Se c’è da interrogarsi a fondo sul significato e la portata dell’intesa tra Pd e Cinque Stelle, altrettanto importanti domande non possiamo non porci su di un destra-centro che prova a fare la maionese con tre ingredienti che tra di loro sembrano in evidente competizione: una Meloni decisamente antieuropeista, un Salvini sovranista e un Berlusconi, spiace dirlo, da tempo deludente per quanti hanno creduto che la sua scelta europeista fosse poi coerente con quel che fa e disfa al di sotto delle Alpi.

Giancarlo Infante