Tra qualche settimana PRONTI – VIA! E in dirittura d’arrivo ricordo com’era concentrato e determinato,  il mio mai dimenticato amico, Pietro Mennea che bruciava tutti, anche chi aveva un fisico micidiale e uno stile perfetto. Ora l’Italia si sta, faticosamente e lentamente, avvicinando a quel traguardo che rappresenta il punto da cui ri-partire, la qual cosa appare come un simpatico ossimoro, ma è un momento non ancora determinabile, oggi, aprioristicamente. E dobbiamo essere concentrati e determinati come “la freccia del sud”, in quanto ci sarà possibile superare questa prova se una miscellanea di fattori agiranno congiuntamente per la discesa della curva epidemiologica, grazie alla generalità dei comportamenti soggettivi di ognuno di noi rispetto alle regole restrittive in atto.

In via preliminare è davvero necessario, a mio modesto avviso, prepararsi individualmente e collettivamente per questa, inaudita e ardua “exit strategy” che incombe a breve sul nostro cammino, quindi l’atteggiamento di massima è il seguente: a) memorizzare lo “status quo” per la sua straordinarietà emergenziale, b) fare tesoro e trarne una saggia morale, valida per il futuro.

S’è detto, ripetuto e condiviso unanimemente di non dimenticare l’esempio ammirevole ed anche eroico di chi si è battuto in prima linea con assoluta generosità, come i nostri medici, infermieri, ausiliari e volontari, poi gli operatori dell’informazione, tecnologici, del settore alimentare, le forze armate e dell’ordine pubblico, non che gli amministratori locali e regionali.

Peraltro, penso che sarà altrettanto importante fare mente locale sulle carenze del sistema sanitario che essi hanno dovuto affrontare, a causa di una riforma improba delle scorse legislature; per non dire dei problemi di collaborazione tra l’apparato di governo e alcune autorità regionali. Lo spirito di collaborazione di ogni cittadino potrebbe semplicemente ispirarsi al motto kennediano: “Non chiederti cosa può fare il tuo paese per te, chiediti cosa tu puoi fare per il tuo paese”. Una brillante idea da cui trarre insegnamento civico ed etico è stata, in tal senso, la lettera scritta da Marisa Laurito ai camorristi: “Vi chiedo una tregua. E se ce la fate cambiate.” Geniale e coraggiosa nel segno della migliore creatività partenopea.

D’altro canto è intollerabile per chiunque di buon senso e almeno per amor di patria assistere, diuturnamente, al teatrino delle polemiche sterili e non costruttive del “si può fare/dare di più e meglio”, tra sindaci e governatori di regione, tra quest’ultimi ed il governo nazionale e/o il dipartimento della protezione civile e/o il commissario anti-COVID, tra maggioranza e opposizione, et cetera, fino all’esaurimento psichico o alla depressione cosmica… Pur nel rispetto del ruolo politico spettante di diritto alle forze d’opposizione, questa pantomima quotidiana è assolutamente ignobile e immorale soprattutto verso chi soffre e chi s’offre da settimane, senza risparmio alcuno di sè, per salvare la salute dei malati di corona virus!

Inoltre, mi piace evidenziare un significativo articolo, apparso su La Repubblica: “Ragazzi unitevi e salvate l’Europa”. Non va affatto sottovalutata la prova di disciplina ed equilibrio psico-fisico dei giovani infra-quarantenni, i quali stanno dimostrando di saper “soffrire” per la privazione della libertà in questa che è la più bella stagione della loro esistenza, appunto la Primavera (penso, ad es., a mio figlio trentenne e ai miei 10 nipoti che hanno rispettato rigorosamente le norme restrittive). Sono loro il nostro avvenire e meritano sostegno e apprezzamento, ma anche vigilanza su quanto si svilupperà il giorno dopo, affinchè si superi definitivamente il fenomeno italico del clientelismo (o peggio “familismo”, presente ancora nella P. A.), riorganizzando il sistema-Italia sulla base delle competenze e dei criteri meritocratici. Così sarà possibile ammodernare in primo luogo la macchina amministrativa, complessa e alquanto antiquata ( tuttora girano, addirittura, i c.d. faldoni per la firma del direttore) dai ministeri al più piccolo dei comuni; ma anche il “privato” va spronato e sollecitato a snellire tempi e modalità per un più efficace “customer care” e migliore soddisfazione dell’utenza.

In un caso e nell’altro si auspica fortemente che questa, tragica evenienza che ha provocato una brusca accelerazione nell’utilizzo dell’informatica e telematica (si pensi all’introduzione della didattica online a tutti i livelli scolastici) non sia altro che una prima tappa verso un deciso processo di dematerializzazione, semplificazione burocratica.

Nei prossimi mesi e anni staremo ancora sulla stessa barca – e grazie a Dio con noi c’è pure Papa Francesco che ci benedice a piè sospinto – in questo paese, ricco di storia, arte, bellezza naturale e risorse umane che inondano il mondo intero con il loro ingegno intellettuale e materiale. Dobbiamo tener duro e fare il possibile per non naufragare e mi viene in mente il recente libro “Naufragare senza fine” di Giuseppe Savoca, che si richiama ad “Allegria di naufragi” (1919), opera di Giuseppe Ungaretti, il primo scrittore del novecento. Non ultimo, detto tema , è tanto caro, metaforicamente, a Giacomo Leopardi…”E naufragar m’è dolce in questo mare”: ben ispirati proseguiamo fiduciosi a remare, tutti insieme e nella stessa direzione.

Appelliamoci quindi agli educatori, come gli insegnanti, ai docenti universitari e formatori professionali, agli ambientalisti, agli intellettuali, alla classe dirigente (magistrati, politici, sindacalisti), professionisti dell’informazione e della comunicazione istituzionale, affinchè spieghino e riescano ad inculcare i valori della solidarietà e del senso di appartenenza ad una comunità, sia essa nazionale o europea, sia locale o ad una valle, in modo da responsabilizzare i cittadini e lo Stato-comunità, in diritto coincidenti, ma talvolta confliggenti (più spesso nel Mezzogiorno).

Inoltre, si dovrà avere ben chiaro l’obiettivo da perseguire, alias il progresso sociale, economico e eticamente sostenibile, nel seguire il tragitto della ripresa delle attività con un metodo condiviso.

Ottimisticamente e caparbiamente dovremo cogliere l’occasione “storica” per riformare il sistema degli appalti sì da rendere appetibile investire in Italia, il regionalismo imperfetto e non proprio sussidiario che si sta realizzando nella prassi “costituzionale-materiale”, e strettamente connessa ad esso la riforma sanitaria da non disgiungere dal potenziamento e valorizzazione della ricerca scientifica e tecnologica; senza dimenticare una ancor più strenue lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione, all’evasione e all’elusione fiscali.

Infine, facendo un salto di qualità dall’ottimismo della volontà odierno all’ottimismo della ragione, mi pare doveroso e corretto rispolverare il tentativo avviato dal Governo Monti, cioè la “spending review”, rilanciandola con fermezza e senz’alcuna retorica, con una serie di possibili interventi:

1. revisione totale e blocco degli emolumenti pubblici che superano il tetto fissato “ex lege” dei 240.000 euro annui, divieto di cumulo di più trattamenti pensionistici;

2. introduzione della telematica nei procedimenti giudiziari, specialmente penali (ad es. le notifiche a cura dei CC);

3. revisione e susseguente riduzione drastica delle auto di servizio e delle scorte, del personale adibito al controllo delle sedi istituzionali attraverso sistemi moderni di vigilanza;

4. riciclo e trasformazione delle varie tipologie di rifiuti ai fini energetici;

5. riordino, semplificazione e accorpamento di agenzie, consorzi di bonifica, aziende municipalizzate, commissioni, comitati, osservatori, comunque a carico del bilancio statale, con azzeramento di ogni “gettone” o rimborso spese varie. A tal fine, si potrebbe ipotizzare di rivolgersi ai dirigenti pubblici, recentemente cessati dal servizio (come fatto con i medici “richiamati” per l’emergenza COVID), che possono dare un valido contributo per la formazione dei neoassunti, come consulenti ministeriali nella “task force” da costituire per il “piano Marshall”, sulla base del curriculum posseduto.

E chissà che, dopo aver (ri)girato una sorta di film “Travolti da un insolito destino”…, questa strana, assurda favola, che stiamo vivendo, non possa terminare con il classico: “e vissero felici e contenti”!

Preciserei solidali e uniti (ma ancora distanziati), fiduciosi in un’Europa dei popoli e non delle lobbies finanziarie o delle difficoltà burocratiche.

Michele Marino