Stiamo capendo bene che non è solo Hamas a non volere la pace a Gaza. Anche se l’organizzazione palestinese si è detta disponibile ad accettare il frutto dell’ultima mediazione gestita da Qatar ed Egitto, e a cui aveva dato l’assenso anche Israele. Ma solo domani sapremo le decisioni del Governo Netanyahu che, intanto, risponde con i fatti dando il via libera al contestato progetto di allargare la presenza dei coloni ebrei in Cisgiordania nei pressi di Gerusalemme est ed avviando la conquista di Gaza City.

Netanyahu continua ad essere sordo ad ogni invito a cessare con le distruzioni e le morti di Gaza e ad intervenire, finalmente, per far finire le brutali operazioni di vera e propria pulizia etnica che i coloni – diventati oramai un vero e proprio esercito autonomo organizzato – conducono nelle terre che dovrebbero essere riconosciute come Stato della Palestina. E la cosa grave è che i nuovi insediamenti ebraici a ridosso di Gerusalemme sono presentati dallo stesso governo israeliano proprio come “un chiodo piantato nella bara dell’idea della creazione dei due stati”.

L’ennesima inaccettabile violazione del Diritto internazionale che lascia del tutto indifferente il Primo ministro d’Israele, del resto, già raggiunto da una richiesta d’arresto da parte della Corte Penale Internazionale per violazione dei diritti umani e per crimini di guerra.

La cosa che a noi appare paradossale è che Netanyahu non vuole accettare alcuna critica. Ed è oramai impegnato in una battaglia contro tutto e contro tutti, nonostante vi siano all’Onu già 147 paesi sui 193 da cui è composto che vogliono la creazione ed il pieno riconoscimento dello Stato della Palestina.

Cosa che Israele vuole ignorare, e così reagisce in maniera furibonda all’annuncio che, in occasione della sessione dell’Assemblea plenaria delle Nazioni Unite, altri ed importanti paesi occidentali, o partecipi del mondo occidentale, come è nel caso dell’Australia, finiranno per assumere la stessa posizione dopo decenni e decenni di contrarietà. Atteggiamento, per molti eccessivamente prudente, tenuto proprio nel tentativo di giungere ad una soluzione pacifica che riconoscesse insieme il diritto all’esistenza e alla sicurezza sia per Israele, sia per i palestinesi.

Natanyahu si è lasciato andare ad un duro attacco contro Keir Starmer, Emmanuel Macron e Mark Carney che, a capo di Regno Unito, Francia e Canadà, tra pochi giorni diranno sì allo Stato di Palestina. Così come, per la stessa ragione, ha preso violentemente di mira il Primo ministro australiano, Anthony Albanese. L’Australia, tra l’altro, ha appena impedito l’ingresso ad un membro di estrema destra della coalizione di governo di Netanyahu intenzionato a fare nel paese del Pacifico una raccolta di fondi, cosa a cui  Israele ha risposto revocando i visti ai rappresentanti australiani presso l’Autorità Nazionale Palestinese.

Insomma, il Primo ministro israeliano pretende che tutti  sostengano la sua scellerata guerra che sta, non solo distruggendo vite umane ed un intero popolo, ma procurando il grave danno per Israele di un isolamento politico e morale che non sarà facile cancellare nel futuro.

E c’è da dire che il male oscuro, osceno ed esecrabile dell’antisemitismo troverà, purtroppo, un terreno ancora più fertile che nel passato. E questo spiace soprattutto a quanti sono comunque convinto del fatto che sia necessario giungere ad un reciproco riconoscimento nella pace e nella cooperazione nella pace e nella cooperazione. Ed è un errore micidiale da parte di Netanyahu e di molti israeliani equiparare questo stato d’animo all’antisemitismo. Adesso non conviene loro farlo, ma dovranno arrivarci … per il loro stesso bene e di quello di Israele.

 

 

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