Brutto l’autunno degli italiani. Dopo la conferma dell’aumento delle bollette di luce e gas, per cui il Governo Draghi ha fatto veramente poco, ieri sono morte le speranze sulla proroga della cosiddetta pace fiscale e, così, entro il 5 ottobre, si devono pagare le rate previste per la rottamazione e il saldo e stralcio.

Non è una bella notizia per tante famiglie, per commercianti che non incassano, per partite iva che non lavorano e per tanti pensionati che si devono acconciare, in molti casi, a stringere la cinghia. L’abbiamo detto( CLICCA QUI )  e lo ripetiamo, non va bene!

Dopo alcune settimana di tira e molla, durante le quali si è scritto e parlato, ammiccato sulla possibilità che si sistemassero le cose diversamente, è giunta una doccia fredda per milioni di persone che ora hanno cinque giorni per trovare i soldi necessari a non perdere le agevolazioni previste per chi ha concordato la rottamazione.

Tra l’altro, in una certa confusione provocata dalle notizie che si sovrappongono, anticipano e poi smentiscono. Non si può giocare sulla pelle della gente e le informazioni dovrebbero essere certe. Non parliamo poi di come si sbandieri l’automatismo con cui si dovrebbero cancellare certi debiti e poi questo automatismo non funziona e i contribuenti debbono inutilmente navigare nel sito dell’Agenzia delle entrate con scarsi risultati. Senza poi considerare che è impossibile prenotare la visita ad un ufficio o, visto che la gente lavora, al telefono è possibile provare a parlare con qualcuno solamente nel corso della mattinata. Insomma, lo stiamo vedendo anche per il Coronavirus, al danno economico si aggiunge pure la beffa di un cittadino che non sa a che santo votarsi.

A questo punto è necessaria una premessa.  A qualcuno potrà sembrare demagogica ma dobbiamo restare davvero con i piedi per terra e valutare le conseguenze degli atti che si compiono. A meno che non vogliamo davvero regalare questo Paese ai tanti avventurieri della politica che soffiano sul fuoco del malcontento popolare. Un malcontento che c’è, anche se i giornaloni ovattano tutto e sprizzano ottimismo comunicandoci che c’è una grande ripresa in corso. Magari non sarebbe male se questa ripresa la scomponessero e ci facessero vedere quanti e chi sono quelli che ne restano esclusi.

La premessa è semplice. In tanti ricordano molto bene che 6,3 miliardi di euro furono tra le prime somme erogate ad un’importante società italiana che, poi, pensò bene di fondersi con un’altra straniera e portarsi il quartier generale all’estero. Un ristoro sotto forma di prestito da restituire in tre anni. E va bene. La giustificazione fu che questa società aveva tanti dipendenti in Italia. Discorsi che avranno pure una loro validità, ma che finiscono per interessare davvero poco alla gente che frequenta i mercati rionali cercando di risparmiare come non è possibile fare nei supermercati cui è stato consegnata gran parte della distribuzione dell’alimentare e dove stiamo assistendo ad una lievitazione dei prezzi mostruosa.

Sarà un modo di ragionare sbagliato, a qualcuno questo discorso non piacerà, ma è un dato di fatto. Irrazionale, demagogico quanto ci pare, ma concreto e reale per chi deve entrare in quei supermercati considerati veri e propri luoghi d’impunita aggressione del loro potere d’acquisto; molto spesso solamente quanto basta ad andare avanti di offerta in offerta, salvo poi trovare qualche giorno dopo, ad offerta finita, quegli stessi prodotti rincarati abbondantemente.

E’ possibile allora fare un elenco sommario dei veri nemici del Presidente Draghi. Per primi, i suoi collaboratori che non si fanno dare dalle mogli, presumibilmente più dalle loro collaboratrici domestiche, gli scontrini della spesa. Poi, i suoi comunicatori che gli fanno parlare di una ripresa, ma che appare lontana alla gente dei mercati che non la toccano con mano. Poi, i partiti che sorreggono il suo Governo e che non lo sollecitano a fare qualcosa di serio per la difesa del potere d’acquisto del ceto medio, dei precari e dei più poveri. Che poi i loro leader credano di cavarsela sostenendo che dalla crisi si esce da sinistra o che l’aumento delle tasse non vedrà mai il loro sostegno conferma solamente a cosa si sia ridotta la politica. Messaggi che non scaldano perché non aiutano ad apparecchiare la tavola a fine mese.

Ci sono poi altri nemici, forse i più pericolosi: quelli della palude burocratica, istituzionale, affaristica. Purtroppo, si annidano anche nei gangli vitali. Usano carta e penna per fare un mucchio di cose: disattendere le leggi varate dal Parlamento, magari evitando di dare corso ai decreti delegati, fornendo interpretazioni che chissà perché sono utili a qualcuno e danneggiano altri, ovviamente la scelta non è casuale, rendendo asettica ogni decisione in modo tale che la gente resti sullo sfondo, molto sullo sfondo. Soprattutto quella gente che è in difficoltà, chi ha scadenze con il fisco e chi sa già che dovrà ridurre del 30% l’uso del riscaldamento.

Ovviamente, alla Politica sta il compito di portare il disagio sociale a solidificazione progettuale nella maniera più realistica, ma il realismo non autorizza ad ignorarlo. E’ evidente che non basti limitarsi all’annuncio che cresciamo del 6 %, o giù di lì. Chi deve trovare il mondo di non perdere i benefici della rottamazione entro cinque giorni giunge a dire: ma chi se ne frega! Ecco, Presidente Draghi diffidi di chi non le parla di queste cose.