Il contratto sottoscritto per dare vita al nuovo Governo da Luigi Di Maio per i 5 Stelle e da Matteo Salvini per la Lega sarà oggetto di analisi molto approfondite all’interno del Paese e fuori. Dalla sua applicazione, infatti,  dipenderà molto sia per gli equilibri politico parlamentari italiani, sia per le inevitabili ripercussioni con la struttura istituzionale europea, verso cui non sono mai mancate polemiche e critiche negli scorsi anni da parte delle due forze politiche che si apprestano a portare il nuovo esecutivo di fronte al Capo dello Stato e, poi, all’eventuale voto di fiducia.Convergenza cristiana ha chiesto all’economista Antonino Galloni un primo commento sui punti più caratterizzanti le proposte economiche e finanziarie presenti nel documento.

Vogliamo partire dal una valutazione generale?

La lettura del contratto d’accordo reso noto si presta ad una duplice lettura. A mio avviso c’è un aspetto positivo, da apprezzare nel metodo, perché ci si trova di fronte ad un tentativo riuscito di mettere d’accordo due forze politiche diverse e, fino ad oggi, sostanzialmente schierate su posizioni non del tutto convergenti. Dall’altro lato, considero che queste enunciazioni finiranno per scontentare quanti avrebbero voluto, in entrambi gli schieramenti, una presa di posizione di più largo respiro contro i cosiddetti “ poteri forti”.

Ci si trova, insomma, di fronte ad un posizione contro i “ centri di potere” consolidati in campo finanziario di un’intensità più modesta rispetto a quelle che avrebbero potuto essere le attese. Se, però, pensiamo che, nonostante questo, l’atteggiamento più ponderato ha comunque già scatenato la reazione contraria è chiaro, allora, che dovremmo aspettarci il peggio se lo scontro divenisse più marcato. E qui sottolineo quella che potrebbe essere vista come la mancanza di una proposta di creazione di una agenzia di rating autonoma che possa contrastare gli effetti della speculazione. Effetti che sarebbero consistenti già in una condizione normale e che, quindi, potrebbero rivelarsi drammatici nel caso fossero superati gli effetti dovuti al Quantitative Easing messo in campo da Mario Draghi.

A questa necessità manca ogni riferimento nonostante l’ importanza di una iniziativa auspicata da tempo e ricordata anche recentemente nei punti programmatici proposti da Convergenza cristiana sin dallo scorso anno( CLICCA QUA )

Al punto 8 del contratto si interviene su Debito Pubblico e Deficit, un punto cruciale sia per la situazione economica italiana, sia per i rapporti con gli altri partner europei. Come valuti questo passaggio?

La proposta è quella di agire sul Pil. Mi pare una posizione condivisibile. Ma se, come ha accennato recentemente anche Di Maio, si pensa alla possibilità di fare un po’ più di deficit, bisogna far capire alla gente e ai mercati come facciamo ad operare un aumento del deficit in grado di portare ad una crescita del Pil e, quindi, ad un miglioramento del rapporto debito/pil se la crescita  di quest’ultimo e’ maggiore di quella del debito. Siamo dunque di fronte ad un discorso condivisibile, ma ancora teorico. Meglio, invece, sarebbe stato il prevedere l’introduzione di “ un po’” di moneta parallela statale non impedita dal Trattato di Lisbona che parla solo di banconote e non anche di biglietti di Stato o statonote.

Concordo, poi, con la proposta dello scorporo degli investimenti pubblici produttivi dal fuscal compact, cosa già del resto prevista dal precedente esecutivo e da portare all’attenzione dei partner europei.

Al punto 11 si tocca un altro elemento di discussione: quello del regime fiscale…

Le due aliquote della flat tax sono basse e, quindi, ci troviamo di fronte a proposte, diciamo, coraggiose. Non è pero’ chiaro come si recuperi il minor gettito. E’ più chiaro invece come si conserverà la progressività delle imposte grazie al diverso sistema di detrazioni.

Come valuti il punto 14 sul lavoro?

Ci troviamo di fronte solo all’enunciazione di principi generali. E’ indubbiamente un tema destinato ad essere approfondito. Vanno sciolti, invece, i due dubbi fondamentali: nei comparti a maggiore redditività cala la domanda di lavoro e, quindi, dobbiamo pensare a riduzioni di orario a parità di salario; invece, nei comparti dove l’occupazione deve crescere (comparti di cura delle persone e dell’ambiente) occorre affrontare il tema di un fatturato inferiore ai costi…

Per quanto riguarda le proposte sulle pensioni e la Fornero?

Potremmo essere di fronte ad un punto equilibrato e a proposte sensate se ciò si accompagnerà ad un aumento del gettito contributivo grazie alle assunzioni di giovani con buoni contratti e, così, potranno essere tenuti in equilibrio i conti della previdenza.

Sul reddito di cittadinanza?

Ricalca sostanzialmente il disegno di legge presentato dai 5 Stelle. Credo che questo punto del programma, nel suo insieme, possa andare bene.

Converrai che su tutto, però, prevale la valutazione politica complessiva. In particolare per quanto attiene ai rapporti con l’Europa…

A mio avviso, nel documento si cerca di non calcare troppo la mano su quello che potrebbe essere il principale motivo di scontri e di contrasti. Tutta l’impostazione di questo punto si collega allo slogan “ prima gli Italiani” e che Di Maio ha accettato pur interpretandolo in modo diverso dal capo della Lega. Questa parte del contratto, però, accetta il paradigma secondo cui le risorse sono “ scarse”. A mio avviso, invece, non è così. Le risorse sono solo artificialmente scarse. In realtà ci sarebbero abbondantemente per tutti. Dunque, penso che lo slogan dovrebbe essere “ prima gli esseri umani” e poi i vincoli finanziari draconiani.