Il Cancelliere tedesco, Freiderich Merz, aveva esordito al momento del suo insediamento dicendosi pronto a ricevere in Germania Netanyahu nonostante il mandato di cattura emesso dalla Corte internazionale penale per crimini di guerra. E, altrettanto infelicemente, dicendo che Israele stava facendo “il lavoro sporco per noi”. Adesso, vedendo il tipo di “lavoro sporco” in corso a Gaza, e quello ulteriore che Netanyahu promette, a dispetto persino dell’opinione contraria dei suoi stessi vertici militari, Merz è costretto a rivedere la posizione della Germania – e questo è stato sempre sotto gli occhi di tutti – fortemente condizionata dal complesso di colpa di aver dato il potere a Hitler, di avergli fatto introdurre alle leggi razionali, e l’avvio della persecuzione sistematica degli ebrei con la sua conclusione nella Shoah.
Stando ai dati ufficiali, dopo gli Usa con più del 60%, la Germania fornisce il 29,7 degli strumenti d’arma, munizioni e apparati militari a Israele ed è immediatamente seguita dall’Italia con il 4,7. Ma secondo il Sipri, l’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma, tra il 2020 e il 2024 la Germania ha fornito il 33% delle importazioni di armi di Israele. Principalmente equipaggiamenti navali (fregate, siluri), camion blindati, armi anticarro e munizioni. Tra l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la metà di maggio 2025, la Germania ha approvato esportazioni di equipaggiamenti militari verso Israele per un valore di 485 milioni di euro.
Sempre considerando che il grosso delle forniture militari giungono in Israele dagli Stati Uniti, la decisione di Merz appare molto significativa e recepisce quel moto di orrore e d’indignazione che tanto ha colpito anche i tedeschi a seguito di ciò che è avvenuto, ed avviene, a Gaza.
Per quanto riguarda l’Italia, sembrano smentite le assicurazioni del Governo – che al riguardo parlò per bocca del Ministro alla Difesa, Guido Crosetto – sulla sospensione dell’invio di armi dal nostro Paese dopo il 7 ottobre 2023.
C’è chi ha esaminato il portale Coeweb per le statistiche sul commercio estero dell’Istat ed ha incrociato i dati ufficiali del già citato Sipri di Stoccolma SIPRI e della Relazione governativa sull’export di armamenti. E’ giunto alla conclusione che, tra il 2019 e tutto il 2023, l’Italia aveva esportato verso Israele 26.7 milioni di dollari pari al valore di 12 elicotteri leggeri AW119 Koala e 4 cannoni navali Super Rapid da 76mm prodotti entrambi dalla Leonardo Spa. A ciò dev’essere aggiunta la cooperazione al programma dei caccia F-35 in base alla quale l’Italia rifornisce Israele dei componenti necessari ai velivoli che, con molta probabilità, sono utilizzati per i bombardamenti aerei.
Inoltre, emergerebbe altresì che nel 2024 l’Italia ha esportato in Israele armi e munizioni per poco meno di sei milioni di dollari. Oltre che tecnologie per navigazione aerea e spaziale, e cioè per aerei, droni, radar per un valore di 34 milioni di euro, 31 dei quali non sono resi facilmente tracciabili tra le carte ufficiali. E ancora: che “l’Italia ha esportato in Israele 2.7 milioni di euro in computer industriali, lettori ottici e dispositivi per l’inserimento e l’elaborazione codificata delle informazioni, strumenti fondamentali per le infrastrutture militari, la logistica e l’Intelligenza Artificiale. Tecnologie che possono essere utilizzate per funzioni dual use quali il controllo dei droni, il targeting automatizzato e il comando delle operazioni militari”.