E’ proprio una passione inutile interrogarsi oggi sul declino del nostro Paese e dell’Europa? O non  sottolineare  più l’esigenza di un nuovo progetto culturale, sociale, economico, politico per un’Italia e un’Europa migliore, moderna, giusta, solidale?

E’ proprio inutile chiudersi i motivi per cui oggi il cattolicesimo politico, democratico, appare come un’esperienza marginale e nel contempo è inutile verificare le ragioni delle crisi delle ideologie socialiste, liberal democratiche,risorgimentali?

E’ proprio questo il tempo di arrendersi all’ineluttabile ovvero rinchiudersi nel proprio privato e affidarsi ad un’esistenza piena di egoismi e di rancori non credendo più ad un sistema di valori fondato sulla solidarietà?

Arrendersi o ritrovare il coraggio, osare,  per essere testimoni e artefici di un nuovo umanesimo,umano-cristiano, di una politica nuova, di una politica economica nuova, di una politica per salvaguardare l’ambiente nuova, di una nuova presenza progettuale nuova da parte di cattolici e di tutte le persone di buona volontà?

Arrendersi o riscoprire la bontà di una missione culturale, sociale, politica aperta a comprendere le ansie e le speranze delle nuove generazioni, dei popoli sud del mondo, degli emarginati? Arrendersi o assumere l’impegno a combattere ogni esperienza culturale e politica che punti al limitare gli spazi di democrazia e di liberà della persona, che preveda il potere dell’uomo forte? L’uomo forte  dietro cui nascondersi per non far trasparire le nostre personali attitudini all’egoismo  e/o le nostre bassezze morali?

Arrendersi e prevedere impegni sostanziali da parte cattolica nel condividere e fare propria la pastorale di Francesco nel momento in cui parte della struttura ecclesiastica e/o parte delle comunità cristiane presentano distinguo nei confronti di Francesco  non rendendosi conto che il distinguo significa allontanarsi dal contenuto evangelico ovvero non rendendosi conto che Francesco ripresenta l’essenza della Parola. E’ in atto  contro Francesco  e dunque contro l’essenza della Parola una  guerriglia massonica di cui fanno parte consapevolmente o inconsapevolmente(ed è peggio) non pochi ecclesiastici e non pochi laici cattolici.

E che dire di quei laici cattolici(tanto inginocchiatoio e tanta sagrestia) che hanno paura del diverso, che aderiscono a culture e politiche dal sapore fascista, che sperano che si alzino muri e barricate? Allora? No, non bisogna arrendersi! Consapevoli dei propri limiti e umane miserie bisogna ritrovare insieme a tutte le persone di buona volontà, credenti e non credenti, il senso della propria missione nel mondo, la consapevolezza che la realtà si può modificare  per il meglio operando giorno dopo giorno utilizzando ognuno i propri talenti.

Oggi le vicende culturali e politiche, le attese e le speranze dei popoli, in Italia e in Europa, pongono una domanda fondamentale: come coinvolgere i cittadini nella impostazione di linee progettuali, come far emergere un movimento di popolo nelle regioni e nei paesi, come far ritornare la fiducia nella politica dopo tante speranze deluse, come favorire la nascita di una classe dirigente a livello nazionale e locale realmente  consapevole e attenta agli interessi della gente a partire dai senza lavoro.

Una risposta, un progetto culturale e politico, sta in piedi se si  fonda su valori morali condivisi e sulla coscienza religiosa(amo il prossimo come me stesso), escludendo ovviamente ogni forma di confessionalismo o di clericalismo. Si tratta di avviare una cultura dell’incontro.

Certamente, le forme conflittuali, il conflitto in generale, tra varie ipotesi non può essere ignorato o dissimulato. Deve essere accettato. Ma se si rimane intrappolati in esso perdiamo la prospettiva(l’incontro) e gli orizzonti si limitano e la realtà resta frammentata. Quando ci fermiamo nella congiuntura conflittuale perdiamo il senso profondo della realtà(cfr.Evangeli gaudium). Ciò significa il superamento di ogni dogmatismo(confessionale e ideologico); è una necessità dialogante plurale e globalizzata  se si vuole sviluppare una comunione nelle differenze e quindi la possibilità stessa di governare i fenomeni con la condivisione dei cittadini.

Emerge così un movimento di popolo dove le persone si misurano giorno per giorno con la fatica del vivere; un movimento di popolo dove i cittadini operando fianco a fianco ritrovano gli stimoli e le convinzioni per riappropriarsi  del proprio destino e del proprio futuro. In questa prospettiva di mobilitazione, la gente va aiutata, stimolata, ad operare come un insieme di soggetti attivi recuperando lo spirito e il valore della comunità dovendo tutti concorrere alla rinascita morale e civile di un territorio, di una città, di un paese.

In tutto ciò sta il senso della ricerca di un nuovo umanesimo. Si tratta così di vedere, come afferma l’economista Israel Kizner, in mezzo all’oceano, sulla linea dell’orizzonte, il profilo tracciato dalle terre emerse lì dove altri per secoli avevano soltanto visto  le nuvole. Il saper vedere le terre emerse e non le nuvole significa per le persone e i popoli scorgere una possibilità autentica di vita e di bene. Il recupero appunto di un nuovo umanesimo ovvero la possibilità  reale di concepirlo e viverlo: cioè per vivere una vita degna.

In definitiva  nessuno di noi può prescindere da ciò che è realmente in ballo: il futuro di ogni di noi, dei nostri figli, dell’umanità; un futuro che è sempre più collegato ad una dimensione planetaria ovvero una “comunità di destino” che collega persone e popoli di ogni dove e che nel contempo collega tutti, l’umanità, all’ecosistema, alla Terra. E quindi solo una prospettiva di solidarietà a partire dalle nostre comunità, dal nostro Paese, dall’ Europa ai popoli del mondo diventa un’esperienza salvifica. Superando una forma conflittuale che è presente in ognuno di noi: cioè illuderci, con le nuvole( e/o i nostri egoismi), mentre dovremmo essere sempre attenti a scorgere la realtà; il prossimo; la singola persona come le persone del mondo. Emergerà in noi e nelle nostre comunità- come necessario- il tempo dell’osare e del coraggio?

Franco Mangialardi

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