Alle più giovani generazioni, una società come la nostra promette tutto e non mantiene nulla. Costruiamo per noi sogni di cartapesta che rovesciamo impunemente sulle loro attese, a rischio di soffocarle, omologandole ai nostri sentimenti. Come se colonizzassimo le loro coscienze, senza riconoscere nulla di quel sapore profetico che ogni nuova età della vita reca con sé. Perché le attese che sorgono spontanee nel cuore di chi si affaccia alla vita non restino un sogno sterile, ma diventino speranze, capaci di motivarla e promuoverla, è necessario che vi sia un contesto favorevole ed accogliente.

Dovremmo ricordarlo almeno nel momento in cui – dopo due anni di pandemia – la scuola riapre i battenti.
Viviamo in un ambiente talmente sovraccarico di sollecitazioni da rendere quanto mai arduo quel processo di ricomposizione che ogni ragazzo deve attraversare per giungere alla sua identità personologica.
La scuola, in tal senso, in ogni ordine e grado, rappresenta un formidabile laboratorio, purché sappia di essere anche il luogo di tante povertà inaccettabili, soprattutto nell’età della comunicazione e della conoscenza.

Oggi la povertà più avvilente è quella educativa e culturale, l’abbandono scolastico, la condizione dei ragazzi che né studiano né lavorano. La scuola dovrebbe riammettere un criterio meritocratico, ma, nel contempo, ricordare la parabola evangelica del pastore che, messe in sicurezza nell’ ovile le novantanove pecore, non si stanca di ricercare quella smarrita. Né dovrebbe esaurirsi nel momento “curricolare”, ma prevedere, aprendosi a tanti mondi attivi della società civile, spazi e luoghi in cui la creatività – che dei giovani costituisce il più autentico carattere – la loro curiosità, possano esprimersi secondo la loro naturale spontaneità, ma, nel contempo, essere educate. Tenendo presente che gran parte delle mille forme in cui si manifesta il disagio dei giovani, altro non sono, almeno nel loro primo insorgere, che il boomerang, appunto, della loro creatività negata e delle attese tradite.

Infine, le politiche dirette all’educazione dei giovani devono essere almeno paritariamente attente ad ogni livello formativo, senza privilegiare, ad esempio, gli studi universitari ed assumere le scuole ad indirizzo tecnico come una sorta di parcheggio per i meno abbienti o per chi sia ritenuto meno capace.