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Per un lavoro privato di cura meno isolato

Percorsi di Secondo Welfare ha pubblicato un intervento di Sergio Pasquinelli, Presidente dell’Associazione per la Ricerca Sociale, sul ruolo centrale delle lavoratrici e sui lavoratori domestici nella cura degli anziani, ma il cui ruolo resta ai margini del dibattito pubblico.

Per provare a fare ordine nel dibattito e definire una serie di interventi indispensabili per disciplinare un mercato ancora fortemente deregolamentato, il “Patto per un nuovo welfare per la non autosufficienza” ha dedicato una specifica attenzione al tema nella sua recente proposta (CLICCA QUI)  per la riforma del settore della Long Term Care.

La assistenti familiari in Italia

Il “Patto per un nuovo welfare per la non autosufficienza” nella sua proposta si occupa anche di assistenti familiari (c.d. “badanti”). Nel nostro Paese la maggioranza del mercato privato di cura è sommerso, non dichiarato. Secondo le nostre stime si tratta di almeno il 60% del totale dei rapporti di lavoro, a fronte di 437.663 posizioni registrate all’Inps (ultimo dato disponibile) (per dati aggiornati sul lavoro domestico CLICCA QUI).

Il lavoro irregolare è frutto di una duplice convenienza: del datore di lavoro, cui l’assistente familiare costa meno e non implica complicazioni burocratiche; dell’assistente familiare, che percepisce al netto una paga solitamente maggiore. L’assenza di un contratto porta a innumerevoli problemi1 riguardanti la tutela del lavoratore e dei suoi diritti (orari di lavoro, ferie, malattia, rescissione dei rapporti) ma anche quella degli anziani non autosufficienti (es: garanzia di trasparenza, correttezza e qualità delle mansioni svolte dall’assistente familiare).

La Prestazione Universale come leva per l’emersione

Un importante strumento per far emergere il lavoro non dichiarato consiste in una versione potenziata della Prestazione Universale per la non Autosufficienza: la nuova Indennità di accompagnamento proposta dal “Patto”.

L’introduzione della Prestazione Universale con questa duplice modalità di fruizione (versione base e versione potenziata) offre infatti la facoltà di scegliere tra una somma di denaro spendibile senza la necessità di giustificarne l’utilizzo, e un importo potenziato per ricevere servizi professionali acquisibili anche attraverso l’assunzione regolare di un assistente familiare. Questa seconda opportunità favorisce l’occupazione qualificata, come dimostra l’esperienza tedesca che lascia questa opzione ai cittadini2.

La possibilità di incentivare, grazie a un valore superiore, l’uso della Prestazione Universale per fruire di servizi anziché come somma libera da vincoli, farà emergere in modo incisivo il mercato sommerso della cura, nell’ambito di una rete di sostegni più trasparente e collegata al sistema degli aiuti pubblici, sociali e sociosanitari.

Per la lettura completa (CLICCA QUI)

Sergio Pasquinelli

  1. S. Pasquinelli e F. Pozzoli, Badanti dopo la pandemia, Quaderno WP3 del progetto “Time to care”, Milano, 2021.
  2. Si veda L. Beltrametti, Voucher sociali a sostegno del lavoro di cura, in S. Pasquinelli e G. Rusmini, Badare non basta, Roma, Ediesse, 2013. Sul caso tedesco si veda anche G. Fosti e E. Notarnicola (a cura di), Il welfare e la Long term care in Europa, Milano, Egea, 2014.

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