Pubblichiamo un intervento a firma di Alfredo Mantovano pubblicato su Il Foglio quotidiano e poi ripreso da il Centro Studi Rosario Livatino ( CLICCA QUI ) sulla proposta di referendum sulla droga, per il quale è in corso la raccolta di firme.

È una frode già nella denominazione: si chiama ‘referendum cannabis legale’, ma in realtà i due terzi del quesito riguardano ogni tipo di droga. Nel momento in cui propone di eliminare la parola ‘coltiva’ dall’art. 73 comma 1 del testo unico sugli stupefacenti, esso rende lecita la coltivazione di qualsiasi tipo di sostanza, incluse quelle comunemente definite ‘pesanti’; e quando immagina di abrogare l’art. 75 lettera a), esso elimina la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida in relazione all’uso e alla detenzione non penalmente rilevante: il che vuol dire che non solo chi abbia fumato uno spinello, ma anche chi si sia strafatto di cocaina non avrà problemi nel porsi alla guida di un veicolo.

I promotori del referendum dovranno poi spiegare come mai se vado a cena da amici e bevo un paio di bicchieri di vino non posso rientrare a casa conducendo la mia auto, per via delle pesanti – e giustificate – sanzioni alla guida in stato di ebbrezza; se invece sniffo coca non ho problemi. Una frode con effetti criminali: per averne idea si consultino la relazione annuale della Presidenza del Consiglio sulla tossicodipendenza in Italia e i dati della Polizia stradale sulla connessione fra uso di droga e incidentistica stradale, con esiti spesso mortali.

L’approvazione del quesito farà naufragare, almeno in parte, figure di reato introdotte con enfasi in anni recenti, come l’omicidio stradale, che ha una specifica aggravante correlata all’alterazione derivante dall’assunzione di droga, oltre che lasciare ancora più vittime sull’asfalto. Poi c’è il terzo del quesito, che elimina qualsiasi sanzione anche per lo spaccio dei derivati della cannabis: quando, più di 30 anni fa, ho iniziato a fare il giudice penale la percentuale media di principio attivo riscontrabile nelle sostanze sequestrate – il c.d. THC, quello che provoca l’effetto drogante – andava dall’1 all’1,5%; oggi la media è di dieci volte tanto, con punte anche del 25, 30 e più per cento. Qual è la ‘leggerezza’ di una simile sostanza? Rendiamo ancora più semplice distruggere sé stessi e porre a rischio il prossimo?

Alfredo Mantovano