Sono stato colpito – come tanti immagino – dall’incipit perentorio di Mario Draghi nel suo intervento al meeting di Rimini. Lo riprendo per una succinta chiosa : “Per anni l’Unione Europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali. Quest’anno sarà ricordato come l’anno in cui questa illusione è evaporata”.

Subito dopo ha evocato le eccezionali (e sgarbate) pressioni del nostro maggior alleato a relegarci sempre più in un ruolo marginale, su ogni piano ma soprattutto nei negoziati per una pace giusta che concluda la guerra di aggressione all’Ucraina.

Colpisce anzitutto l’amara verità di essere considerati dai due imperi mondiali, Stati Uniti d’America e Cina, meri consumatori delle loro merci, tecnologie e servizi.

Fa specie che si parli di illusioni ormai perdute,  con l’evaporazione delle quali rischia di andare in fumo la consistenza, o almeno una decorosa presenza istituzionale, di quella che, forse con eccessiva fretta, abbiamo voluto battezzare nel 1992 come Unione Europea. Ed abbiamo fatto ciò abbandonando la primitiva denominazione di Comunità Europea : a mio parere più soddisfacente perché aperta al futuro, inserendo anche una dimensione valoriale in quanto comunitaria.

La troppo lenta marcia verso quella “unione sempre più stretta”  promessa un quarto di secolo fa nella Carta di Nizza – ma mai realizzata , neppure attraverso un incremento significativo delle decisioni che si possono prendere a maggioranza qualificata e non all’unanimità, premiando così un diritto di veto da parte di chi rema contro per interessi propri o altrui – rischia adesso di rendere l’Europa insignificante : buona soltanto a comperare merci e ad ospitare turisti .

Eppure ….. eppure paiono sovrabbondanti, per numero ed estensione, le dichiarazioni solenni dei e sui diritti fondamentali dei cittadini europei, a cominciare dalla citata carta di Nizza del 2000. C’è addirittura a mio avviso un eccesso o almeno un gran parlare di diritti altisonanti e perfetti nella loro definizione e protezione, ma spesso vuoti nella realizzazione concreta, a cominciare dai diritti economico-sociali. Non vorrei essere mal interpretato, ma forse c’è un alone e rumore di tante garanzie formali affidate ai giudici comuni,  alle Corti costituzionali degli Stati e a due Corti di giustizia ubicate a Strasburgo e a Lussemburgo. Quest’ultima in attuazione della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, che però si dirige agli Stati e non direttamente ai cittadini.

Non mancano dichiarazioni perentorie, apparentemente chiarissime e fermissime nel pretendere come carattere indefettibile dell’Unione europea e dei governi degli Stati che ne fanno parte la garanzia dei diritti dei cittadini ( e imprese) europei e la separazione dei poteri. Il che è felicemente sintetizzato nel Preambolo di Nizza con le parole “ L’Unione si basa sui principi della democrazia e dello Stato di diritto “. E nell’ affermazione della uno Stato governato dal  diritto e non dall’arbitrio dei potenti c’è, ovviamente, il postulato della autonomia e indipendenza della magistratura, in ciascuno degli Stati aderenti.

Come è noto, dopo Nizza iniziò l’avventura per la scrittura e adozione di una costituzione europea che si proponeva di modificare la struttura delle istituzioni semplificandole e dando loro maggiori poteri. Era il tentativo di passare dall’Europa degli Stati (qualcuno dice delle Patrie e delle Nazioni ) a quella di un soggetto politico autorevole e potenzialmente forte, passando ovviamente attraverso un percorso di federalizzazione, che richiede tempo e sacrifici. In altre parole, si trattava di varcare il Rubicone,  cominciando a considerare il nazionalismo dei singoli Stati come zavorra di un passato nefasto , che aveva prodotto in Europa, e a partire dall’Europa , due guerre mondiali in 30 anni

Certo le nazionalità dovevano a quel punto regredire, abbassando il loro orgoglio secolare. Come è noto, nel 2005 la Francia ( per la seconda volta dopo aver fatto cadere la Comunità Europea di Difesa nel 1954) e sulla sua scia l’Olanda e poi il Regno Unito ( a quel tempo facente parte dell’Unione) si lasciarono affascinare dai ricordi di un passato di grandeur ormai defunto e respinsero con referendum la proposta.

È vero che i Trattati adesso in vigore- Lisbona 2007/ 2009 – recepiscono molto delle disposizioni sostanziali di quella costituzione mancata. Tuttavia, oggi mi parrebbe utile, anzi necessario, riprendere quegli sforzi profusi nel primo decennio di questo secolo per riavviare un cammino, certamente faticoso, che attraverso un dibattito di ampiezza e di livello europei riporti alla ribalta la necessità di avere davvero una costituzione per noi cittadini del vecchio continente.

Mi attengo per questo ai sacri testi. Nella sedicesima disposizione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino  (Versailles 1789) sta scritto,  con una dizione apparentemente in negativo,  che “ Una società nella quale non sia stabilita la garanzia dei diritti e non sia determinata la separazione dei poteri non ha una costituzione “.

A rigore oggi né gli Stati Uniti di Trump né la Cina di Xi Jinping, né la Russia di Putin soddisfano i due criteri che incorporano quei principi supremi, non riducibili e non negoziabili.

Tocca allora una volta di più all’Europa farsi carico di illuminare il mondo con una sua costituzione. Sarà però indispensabile che ad una parte Prima, dedicata alla pur necessaria dichiarazione dei diritti, segua una parte Seconda, di taglio istituzionale,  dotata di stabilità ed efficacia ed una parte Terza, giurisdizionale , capace di rendere effettiva tale nuova visione, chiarendo, delimitando e facendo rispettare i rispettivi ruoli.

Non sarà un lavoro facile, né un percorso breve e incontrastato. Ma senza mettersi su questa strada l’ Europa perderà, a breve, senso ed anima.

Nessuna potenza mondiale verrà in nostro aiuto e l’idea stessa di Europa può lentamente ma ignominiosamente inabissarsi.

Enzo Balboni

 

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