A un mio breve intervento (una lettera interna a INSIEME) nel quale contestavo il valore e l’utilità della formula “alternativi alla sinistra e antagonisti della destra” per definire il nostro partito, Alessandro Risso ha risposto con argomenti storici e di sostanza per difendere quella formula.

Nonostante gli argomenti che l’amico Alessandro porta resto convinto che quella formula serva a poco per chi, come sta facendo oggi INSIEME, voglia costruire una nuova forza politica.

Dubito innanzitutto che questa formula possa avere un saldo fondamento nella storia della presenza politica dei cattolici. Senza imbarcarmi in una ricostruzione storica, che lascio a più titolati interpreti di me, non mi pare che i fondatori delle due grandi esperienze del cattolicesimo politico italiano (il Partito Popolare e la Democrazia Cristiana) abbiano costruito la loro proposta politica in negativo rispetto alle altre forze politiche, bensì su un programma politico positivo e dai forti contenuti. Certo quando fu necessario non esitarono ad essere fortemente “antagonisti”, nei confronti del nazi-fascismo durante la resistenza e della sinistra a egemonia comunista nelle elezioni del 1948 e del 1953. Invece nella scrittura della Costituzione la strada fu quella della collaborazione sia con le forze di sinistra che con quelle della destra liberale e conservatrice. Dunque prima venne una forte e includente identità capace di abbracciare ampi strati della società, poi le collaborazioni e contrapposizioni come richieste dai momenti politici.

Ovviamente questa è storia di ieri e molte cose sono cambiate sotto il sole. Veniamo dunque all’oggi e alla costruzione di INSIEME. In primo luogo non è molto chiaro cosa voglia dire in un contesto democratico essere antagonisti o alternativi all’una o all’altra forza politica. A meno che non voglia dire (magari inconsciamente) che, messi alle strette, in un contesto bipolare (che pure contestiamo come altamente insoddisfacente) saremmo disposti a stringere una alleanza con la sinistra ma mai con la destra. Porsi in questa prospettiva per una forza politica nascente significa a mio giudizio mettere abbondantemente il carro davanti ai buoi. Non sappiamo nemmeno che peso avremo e in quali condizioni politiche opereremo quando avremo acquistato una forza significativa.

Soprattutto il problema di questa formula è che definisce il nostro partito per negazione piuttosto che per affermazione: mi sembra dunque rispecchiare una certa dipendenza psicologica rispetto alle due forze politiche (Destra e Sinistra) menzionate. Ma per un partito nuovo come INSIEME fare riferimento alla destra e alla sinistra oggi giova poco, anche perché queste realtà politiche sono attraversate da forti contraddizioni interne e incapaci di elaborare una visione adeguata del futuro del paese. A sinistra si tenta un difficile incontro tra la forza politica (i Cinque Stelle) che ha costruito il suo successo sulla critica radicale all’establishment politico-istituzionale e il Partito Democratico che, identificandosi proprio con questo establishment, ha perso per strada gran parte del voto popolare e si attesta nelle “ZTL” ammiccando ai progetti di individualismo libertario che piacciono alle classi medie benestanti. A destra nel trio Lega, Fratelli di Italia e Forza Italia c’è chi coltiva sogni mal definiti di sovranismo e chi riconosce che fuori dall’Europa non ci sono speranze di vero sviluppo per le forze produttive del paese, si oscilla tra difesa del mercato e interventismo statale, oppure si cavalcano le paure della popolazione agitando come spauracchi i migranti.

Forse non dovremmo perder troppo tempo a riferirci a questi attori della commedia politica italiana. Dobbiamo invece guardare agli elettori italiani che votano e non votano, che si spostano con crescente rapidità da un partito all’altro anche perché illusi da roboanti promesse e poi si ritrovano delusi e sfiduciati nel futuro. E’ qui che comincia la vera partita politica per INSIEME.

La sfida che ci sta davanti è, lo sappiamo, molto impegnativa. Mentre usciamo faticosamente da una devastante crisi pandemica che ha messo in luce tutte le inadeguatezze dei nostri assetti istituzionali e socio-economici e mentre le svolte sempre più autoritarie della Russia e Cina, oltre ai molti conflitti regionali non sopiti, preannunciano forti tensioni sulla scena globale, non si tratta, come giustamente sottolinea Stefano Zamagni, di apportare correzioni riformatrici all’esistente, ma di promuovere con audacia e visione una trasformazione degli assetti economici e sociali domestici e internazionali.

In un paese che ha visto approfondirsi le divisioni tra ricchi e poveri, tra garantiti e non garantiti, tra anziani e giovani, tra nord e sud, e che è attraversato da paure e dalla sfiducia nel futuro, il tentativo ambizioso di risposta deve partire da uno sguardo attento sulla realtà e capace di uscire dalle categorie sociali astratte per cogliere le preoccupazioni delle persone concrete: la famiglia che è in difficoltà a far quadrare i conti, la giovane che non ha un lavoro stabile e ha paura a formare una famiglia e a metter al mondo un figlio, il malato che non ha ricevuto cure personali adeguate, l’ anziana relegata in case di riposo troppo spesso diventate anticamere del funerale, il lavoratore (italiano o straniero) sfruttato, il piccolo imprenditore tarpato dalla burocrazia, lo studente che ad inizio d’anno non trova i professori di ruolo…. A questo si deve affiancare anche uno sguardo capace anche di riconoscere le grandissime risorse espresse e inespresse del nostro paese che hanno bisogno di essere liberate, incoraggiate, accompagnate nella crescita e che possono diventare la risposta a quei problemi.

Sulla base di questo sguardo, che abbiamo iniziato ad affinare nei nostri dipartimenti e in un colloquio sempre più da sviluppare con l’associazionismo e il terzo settore, il nuovo partito deve costruire anche una visione larga sulle istituzioni dello stato, sulla giustizia, sulle regole dell’economia da rinnovare e rimettere al servizio dei bisogni dei cittadini.

Un partito così si propone di ricucire divisioni e poco gli interessa di definirsi in astratto alternativo o antagonista a questo o a quell’altro. Lo diventerà in concreto quando si troverà di fronte le proposte degli altri partiti che, inseguendo teorie astratte, visioni dimezzate dell’essere umano, concezioni egoistiche dell’economia e della società, perpetuano condizioni negative oppure propongono “progressi” che avviliscono la dignità umana.

Sappiamo che non è un compito facile e che abbiamo bisogno di un grande lavoro di elaborazione politica, aperto ai contributi di uomini e donne di buona volontà. Un lavoro che oggi non è utile rinchiudere in formule che credo dicano poco al cittadino comune.

Maurizio Cotta