Due mesi da oggi, non un giorno in più, e le urne ci consegneranno il responso dei lombardi e dei laziali in ordine alla elezione dei loro Presidenti e dei rispettivi Consigli Regionali. I risultati verranno girati e rigirati, misurati, soppesati, visti in tutte le salse possibili per ricavarne una qualche eventuale significativa indicazione circa il gradimento riservato al governo Meloni a pochi mesi dal suo insediamento.

Questa volte le Regioni in gioco sono di tale rilievo da rendere necessariamente più pregnante – come, peraltro, dovrebbe pur sempre essere – la valutazione del voto in chiave prettamente locale, piuttosto che quella allusiva al dato nazionale. E questo è vero soprattutto per la Lombardia per l’ importanza di una Regione che “pesa” più di qualche Stato dell’Unione e, soprattutto, perché da Milano prende le mosse, grazie all’iniziativa “civica” di Letizia Moratti, un percorso politico che ha potenzialità fortemente innovative, capaci di mettere in discussione gli anchilosati schemi di un sistema politico-istituzionale decotto, avviando processi di trasformazione importanti.
In particolare, con le rispettive Regioni, votano Roma e Milano, cioè la capitale politica e la capitale economica del
Paese.

Per parte sua, la Lombardia deve chiedersi se questa consultazione elettorale, che fa seguito ad eventi di straordinaria portata, a cominciare dalla pandemia che ha pesantemente flagellato il territorio regionale, non sia l’occasione per un colpo di reni che la riproponga in quel ruolo di “capitale morale” che le è stato ampiamente riconosciuto nella fase di ricostruzione e di modernizzazione dell’Italia e poi via via smarrito, in modo particolare negli ultimi decenni. In definitiva, è qui che si pone e si decide la partita messa in campo da Letizia Moratti, dalla capacità di accompagnare la Lombardia al di fuori dalle nebbie di una stagione opaca, risvegliando la consapevolezza  di quei lombardi che, anziché rattrappirsi nel piagnisteo, nei momenti migliori della loro storia hanno percorso il mondo e vi hanno conquistato posizioni preminenti.

Ora si apre, finalmente, una nuova stagione e non basta confezionare un bel programma. Ci vuole un progetto o meglio una “visione”, un’idea di futuro assunta consapevolmente. L’ Italia intera, del resto, ha bisogno di un paradigma di riferimento, un modello fatto di aspirazioni, una volta si sarebbe detto di “ideali” e, nel contempo, di prassi e di comportamenti quotidiani e concreti che richiamino la cultura del lavoro, la capacità d’impresa e la responsabilità sociale dell’imprenditore, quell’ attitudine alla responsabilità personale e, diciamo pure, anche se l’espressione può sembrare desueta, al sacrificio che l’abito mentale lombardo trae, in modo particolare, dal suo forte radicamento in una visione cristiana della vita, così storicamente fondata da riverberare i suoi effetti ben oltre quei processi di secolarizzazione che pure hanno vistosamente penalizzato la pratica religiosa.

Il cattolicesimo sociale ambrosiano, la tradizione laica e socialista, la cultura liberal-democratica si ritrovano in un comune terreno di cultura che ha supportato la crescita di una delle più’ vitali aree produttive dell’ intera Europa. Peraltro, la Lombardia – sia pure con le altre regioni dell’ arco alpino – rappresenta il tramite che connette l’ Europa continentale del Nord con la sua proiezione nel Mediterraneo e di questo ruolo deve andare fiera. Ha bisogno, insomma, di mettere pienamente a frutto, nel contempo, le sue specificità territoriali ed il ruolo nazionale ed europea che fisiologicamente le compete.

In ogni caso, va tenuto presente come i processi di sviluppo che abbiano strutturalmente una insufficiente attitudine inclusiva siano destinati ad incespicare in limiti intrinseci che, prima o poi, li sospingono verso approdi involutivi. In altri termini, per tornare alla Lombardia, oggi i ruoli di capitale economica e di capitale morale sono reciprocamente necessari, senonché questa sovrapposizione virtuosa può avvenire solo a condizione di una seria strategia di lotta alle disparità sociali che sono ancor più umilianti in un contesto a sviluppo maturo com’è, appunto, quello lombardo. Ed in tal senso si pone l’ istanza di una nuova socialità che, suggerita da INSIEME, intende rappresentare la cifra del suo concorso alla elaborazione programmatica della candidatura “civica” di Letizia Moratti.

Domenico Galbiati