Il contributo che una Pubblica Amministrazione, realmente al servizio del Cittadino, potrebbe dare alla ripresa del Paese credo possa essere così grande da potersi considerare elemento determinante per la  riuscita di quell’impresa che, per le condizioni in cui versa il Paese, non può diversamente essere considerata se non un’impresa titanica.

Una politica debole e supina, con la collaborazione di una pubblica amministrazione fortemente autoreferenziale, piegata su se stessa, alla continua ricerca di spazi e ruoli da occupare per autolegittimarsi, ha cristallizzato ogni processo di reale sviluppo, favorendo collusioni e corruzione, contribuendo alla disaffezione ed al disinteresse per la partecipazione civile.  Per via di questo intreccio perverso la pubblica amministrazione è diventata un mostro insaziabile, che succhia energie ai cittadini-sudditi condannati a sopperire alle sue inefficienze. Un gorgo vorticoso ormai totalmente in cortocircuito.

Per questi motivi un intervento che riguardi la Pubblica Amministrazione (quella che vorremmo con la lettera maiuscola), per quanto dichiarato dal neo-eletto Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, sembra effettivamente in agenda (“la fragilità del sistema delle pubbliche amministrazioni e dei servizi di interesse collettivo è, tuttavia, una realtà che deve essere rapidamente affrontata”).

Per quanto pare di capire, oltre lo smaltimento dell’arretrato accumulato durante la pandemia, l’intervento si muoverà sull’asse della digitalizzazione e dell’innovazione in due direzioni principali:

–  investimenti in connettività anche con la realizzazione di piattaforme efficienti e facile utilizzo da parte dei cittadini;

–  aggiornamento continuo delle competenze dei dipendenti pubblici e svecchiamento degli organici con inserimento

di giovani dotati di competenze digitali.

«In tema di infrastrutture occorre investire sulla preparazione tecnica, legale ed economica dei funzionari pubblici per permettere alle amministrazioni di poter pianificare, progettare ed accelerare gli investimenti con certezza dei tempi, dei costi e in piena compatibilità con gli indirizzi di sostenibilità e crescita indicati nel Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza», così ha annunciato Mario Draghi.

Un piano, quindi, per dotare la Pubblica Amministrazione di quel “quid” che, in primo luogo, servirà strumentalmente alla sfida della gestione delle risorse che saranno assegnate al Paese col Next Generation Eu.

Non proprio una riforma, che, a giudizio del sottoscritto, dovrebbe avere i caratteri di un ripensamento profondo del sistema attuale e del carattere del servizio offerto ai cittadini: una vera e propria “trasformazione”, che inverta sostanzialmente quel rapporto che oggi vede troppo spesso il Cittadino relegato nella posizione di suddito e non di beneficiario di servizi indispensabili al benessere suo e della collettività di cui fa parte.

Il Governo Draghi non avrà a disposizione i tempi lunghi necessari ad una vera riforma per la quale essenziale si rivela l’esercizio del discernimento.  Non ci saranno i tempi necessari ad una profonda ed efficace lettura della realtà ed all’elaborazione di una proposta di rinnovamento che abbia i caratteri dell’organicità, dell’equilibrio e della condivisione.

Mi auguro invece che INSIEME, privilegiando le azioni che generano dinamiche (come dice Papa Francesco in uno dei suoi quattro principi “il tempo è superiore allo spazio”) sia impegnata quantomeno a favorire l’attivazione di questo processo, partecipando attivamente con il proprio contributo di analisi e di idee.

Guido Mazzoni