Durante la guerra molte fabbriche erano state chiuse, le attività commerciali e la vita sociale erano state bruscamente interrotte. Le infrastrutture stradali e ferroviarie erano state distrutte, molti edifici privati e pubblici erano stati bombardati. La priorità dei Governi che si sono succeduti nel primo decennio del dopoguerra è stata la “RICOSTRUZIONE” di strade, ferrovie, edifici pubblici. Il finanziamento della ricostruzione ha consentito a centinaia di migliaia di italiani di lavorare. Il loro lavoro ha consentito di ricostruire strade, ferrovie, opere idrauliche, edifici ed ha praticamente costituito la premessa indispensabile per il “miracolo economico degli anni sessanta”.

Dal 3 maggio, con la l’inizio della fase 2, dovrebbe iniziare la ripresa graduale delle attività. Non sappiamo quanti mesi durerà, ma le iniziative economiche del Governo devono iniziare fin da subito. Fino ad ora si è parlato molto di “assistenza” alle imprese, grandi, medie e piccole, ai lavoratori autonomi, ecc.

Si è parlato poco di iniziative che producono lavoro. Ricordiamo il primo articolo della nostra Costituzione: “la nostra Repubblica è fondata sul lavoro”. Si deve fornire lavoro e non semplice assistenza. Il lavoro produce altro lavoro e le persone che lavorano hanno anche la possibilità di spendere, producendo altro lavoro per i commercianti e negozianti, ed inoltre una parte dei soldi che spendono torna allo Stato con l’IVA e, dai loro stipendi una quota parte torna allo Stato con le tasse. Quindi per lo Stato è molto più importante creare lavoro che non limitarsi a fare “assistenza”.

Quale lavoro deve fornire lo Stato? E’ chiaro che deve essere un lavoro “utile”. E tra i lavori utili a chi dare la precedenza?  I primi da mettere in cantiere sono quelli che si sarebbero già dovuti fare negli anni passati e, per mancanza di fondi, per ignoranza, o perché poco appariscenti (nel senso che alla fine non c’erano cerimonie pubbliche di “tagli di nastro”) sono stati trascurati. Tra questi i principali sono quelli di manutenzione.

LA MANUTENZIONE è questa l’OPERA GRANDE che tutti ci aspettiamo dal Governo. Nel passato, in tempo di “vacche grasse” si è pensato alle “Grandi opere”, ovvero ad opere che costavano da un miliardo in su, anche se la loro realizzazione non era urgente, ed alcune di quelle cantierate non erano neppure utili.

Sia lo Stato che le varie amministrazioni pubbliche (regioni, province e comuni) hanno per decenni (salvo pochissime eccezioni) trascurato la manutenzione “ordinaria”. Le note vicende del crollo dei ponti o del rivestimento delle gallerie, i numerosi edifici pubblici ed in particolare quelli scolastici in condizioni critiche sono un segnale evidente dell’INCURIA DEGLI ANNI PASSATI, da parte di tutti i governi: di centro, di destra e di sinistra. Ed ora c’è un’urgente necessità di manutenzione “straordinaria”.

La maggior parte delle nostre infrastrutture stradali e ferroviarie sono state ricostruite tra il 1948 ed il 1960, ovvero hanno tra i 60 ed i 70 anni; inoltre la maggior parte della rete autostradale è stata realizzata tra gli anni 60 e 70 ed ora ha abbondantemente superato i 50 anni. La quasi totalità dei ponti, viadotti e gallerie è stata realizzata in cemento armato che, a differenza delle “pietre” usate dagli antichi romani, ha una “vita utile” limitata, con una durata variabile a seconda che siano stati fatti, o meno, gli interventi di manutenzione ordinaria.

Ecco quindi la GRANDE OPERA: la manutenzione di ponti e viadotti, gallerie, opere di difesa idraulica e di scuole ed altri edifici pubblici. In occasione degli interventi di manutenzione si dovrà necessariamente procedere anche all’adeguamento alla nuove normative sismiche e antincendio.

Secondo una stima di larga massima in Italia sono presenti oltre 15.000 ponti e viadotti, con una lunghezza variabile tra 10 m e 1 km. Almeno un terzo, ovvero 5.000, necessitano di interventi urgenti da realizzare nel prossimi 3/5 anni. Il costo medio degli interventi, varia a seconda della lunghezza del ponte e del degrado della struttura in cemento armato. Si parte da 200.000 Euro e si può arrivare anche ad oltre 20 milioni (il costo di 200 milioni del Ponte di Genova è da considerarsi un’eccezione in quanto, particolarmente lungo ed inoltre è stato completamente demolito e ricostruito). Per i 5.000 ponti si può ipotizzare un costo medio di  2,5 milioni di Euro per ogni ponte per un totale di 12,5 miliardi di Euro.

Andrebbero previsti anche interventi per la manutenzione del rivestimento e l’adeguamento alle normative antincendio delle 500 gallerie (di lunghezza superiore a 500 m) per altri 3,5 miliardi.

Il costo complessivo per “ponti e gallerie” è valutabile in 16 miliardi.

La realizzazione si potrebbe affidare, secondo il tipo d’intervento, a tutte le imprese di costruzione esistenti in Italia, piccole, medie e grandi (circa un migliaio di imprese). Assegnando dai 3 ai 7 interventi a ciascuna impresa. A seconda della ripartizione, la spesa si può ripartire in 3/5 anni.

Le assegnazioni (per chiamata diretta a seconda dei luoghi di residenza o di attività principale delle imprese che si dichiarano interessate (che dovrebbero divise per fasce di fatturato dichiarato nei tre anni precedenti) potrebbero avvenire sulla base di un prezziario molto articolato a seconda dei vari tipi di interventi possibili che dovrebbe essere redatto dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici

Analogo discorso va fatto per gli interventi di difesa idraulica e per la manutenzione degli edifici scolastici e pubblici. Gli interventi urgenti dovrebbero iniziare già nella fase due, soprattutto quelli nelle scuole in modo che già a settembre/ottobre possano essere utilizzate dagli alunni.

E’ importante anche sottolineare che tutti questi lavori non hanno bisogno di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), o di autorizzazioni urbanistiche in quanto rientrano nella “Manutenzione di opere già esistenti”. Per la stessa ragione, non potranno essere frapposti ostacoli da parte di Comitati di quartiere o da gruppi NO-TAV.

Nota Bene:

Si apprende dalla stampa che il 24 aprile il ministro dei Trasporti Paola De Micheli ha sottoscritto il nuovo “protocollo con le nuove regole per il contenimento del Covid-19 nei cantieri edili siglato dai ministri dei trasporti e delle politiche sociali e dai rappresentanti ANCI, UPI, Anas, RFI, ANCE, Alleanze Cooperative, UIL, CISL, CGIL sono state definite le “regole fondamentali che consentiranno di riaprire i cantieri nella sicurezza per chi ci lavora”. NON BASTA, il protocollo è una misura Necessaria ma NON SUFFICIENTE: NON BASTA RIAPRIRE I CANTIERI CHE ERANO GIA’ APERTI, CI VOGLIONO I FINANZIAMENTI PER APRIRE NUOVI CANTIERI.  Si deve far ripartire l’economia.

Pasquale Cialdini