Ieri pomeriggio, partecipando alla trasmissione di Lucia Annunziata, il ministro Brunetta ha attirato un moto di solidarietà e di simpatia per la signorilità, e tanta sofferta commozione, con cui è stato chiamato a rispondere all’accusa di essere un traditore. Con l’aggiunta di indecenti riferimenti alle sue caratteristiche fisiche. Non era mai riuscito a gestire la questione e, per la prima volta, invece, l’ha affrontata in pubblico con grande signorilità e pacatezza.

Purtroppo, sono circa trent’anni che la nostra politica finisce, in un modo o in un altro, nell’offrire il peggio della trivialita’ e della disimanizzazione degli avversari. O dei perduti amici costretti ad una sofferta scelta quando, come ha ricordato il Ministro se sceglie l’interesse di bottega e di… famiglia a quello dell’interesse superiore del Paese intero.

Brunetta, con pacatezza, ha sostenuto che né lui, né le altre due ministre di Forza Italia erano stati informati della decisione di affossare il Governo Draghi da parte di Berlusconi e che, dunque, modo e sostanza rovesciavano i termini della questione “tradimento”.

Se vi aggiungiamo l’intervento dei “famigli” persino più potervi e offensivi, non si può non riflettere sull’immiserimento della politica cui ha portato un enorme contributo la figura dei “padre padrone” in troppi partiti che dà anche il diritto di parola a chi, per tanti motivi, farebbe bene a starsene zitto, o zitta. Anche per evitare che i miseria o ancora di più un clima politico che ci richiama tutti ad un più elevato senso di responsabilità.