Se la politica è l’arte del possibile, atta a governare la polis = città e se la demo-crazia è il sistema politico ideale, capace di superare i limiti e le contraddizioni di quello oligarchico e parimenti di quello monarchico, vuol dire che ogni civis = cittadino ha il dovere/diritto (appositamente prima l’uno dell’altro, invertendo la solita disposizione) di partecipare in primis con l’esercizio del voto. Per quanto la partecipazione democratica non dovrebbe limitarsi al solo atto del voto con una superficiale scelta del simbolo da barrare con una X che ricorda, in qualche modo, l’antiquata firma degli analfabeti; semmai nel formarsi un pensiero critico e libero sui vari temi di comune interesse e particolarmente sui programmi dei singoli partiti da approfondire e seguire anche quotidianamente nel contesto di un dibattito talvolta confusionario, tal’atra desueto.

E’ altrettanto fuor di dubbio che ben diversa dev’essere la posizione, lo status o la tipologia della partecipazione da parte di chi fa il mestiere del politico e si “offre” per la direzione del governo della nazione o di una città o regione; o meglio di chi è chiamato a delinearne le sorti.

Ora mi soffermerei sul “caso Roma”, del tutto emblematico: primavera 2021, le tradizionali compagini avversarie di centrodestra (o piuttosto destra centro) e centrosinistra concordano sul solo obiettivo di rimuovere il sindaco uscente, Raggi, restituendo l’amministrazione capitolina al consueto “balletto” che spesso si riduce ad una sterile o chiassosa contesa sulla conquista del potere. Noi romani siamo costretti perciò ad assistere al poco divertente teatrino di partiti che sfoggiano in modo non edificante una serie di nominativi, più o meno altisonanti, tra cui il noto “salvatore della patria” Bertolaso, senza riuscire a “trovare la quadra”… (frase storica del “senatur” Bossi). A differenza del P.D. che fa ricorso ad una figura super partes come Gualtieri, ex ministro dell’Economia, che almeno non può dirsi che non sappia far di conto.

Che dire? Dopo settimane di litigi intestini e quasi rotture della coalizione si arriva, inspiegabilmente, a candidare addirittura l’avvocato (politicamente anonimo) Michetti, dicasi di facciata e senza reali pretese, del quale solo dopo un anno c’è qualche difficoltà a ricordare il cognome! Si potrebbe magari affermare con squallida scrollata di spalle alla “de Coubertin” che l’importante è partecipare. Ma non è affatto così, non trattandosi di uno sport né di un giuoco, piuttosto delle basi afferenti il metodo per la formazione di un’assemblea legislativa di grande rilievo come quella della capitale d’Italia, responsabilizzandosi al massimo livello. Ed invece abbiamo dovuto osservare, da sudditi, la brutale sconfitta e la conseguente formalizzazione delle dimissioni del capogruppo Consiliare di F. D. I., eletto per guidare il drappello delle forze d’opposizione. I reali motivi, poco nobili, sono trapelati – da cui il non sostegno da parte della Lega – e risalgono direttamente al ruolo rivestito dalla Giorgia nazionale, cui l’avvocato “improponibile” è o era legato da un rapporto d’amicizia familiare.

Attualmente risulta sul fronte leghista che l’ex magistrata Matone andrà ad occupare uno scranno senatorio a palazzo Madama, percependo così più cospicui emolumenti e prerogative varie, cui è già avvezza … Da umili, comuni spettatori non possiamo che dire: complimenti per la trasmissione! Non è che è già tutto scritto e deliberato nelle “segrete stanze”, come saggiamente descritto da Rosario Polizzi su “Gazzetta del mezzogiorno” del 18 c.m. (“… disinteresse e spreco di soldi”)? In buona sostanza, dal 26 settembre i romani non progressisti resteranno orfani veri della democrazia in quanto privati di un qualsiasi rappresentante del destra-centro, alias opposizione, in deroga al fondamentale principio che vige in qualsiasi sistema democratico, comportante all’interno di un’aula parlamentare che si rispetti la presenza e l’attività di forze politiche che si oppongono alla maggioranza che governa.

In Campidoglio sopravvivrà comunque Azione di Calenda, il più votato nella scorsa consultazione, mentre per le imminenti elezioni politiche non resta che la religiosa speranza di scoprire una Destra più matura e responsabile, meno “sovranista” o anti-europeista, dunque davvero pronta ad affrontare le pesanti sfide dei nostri tempi, in primo luogo quella del cambiamento climatico, poi economica e nel contempo pandemica.

Michele Marino