Il confronto sulla Riforma Nordio è andato sempre più mutando nei toni e nei contenuti, in modo inquietante, purtroppo nella direzione opposta a quella auspicata dal capo dello Stato. In particolare nel campo dei sostenitori del  SI’ alla riforma le vecchie argomentazioni  berlusconiane di un  garantismo che introduca un PM che si presenta dal giudice  “col cappello in mano” si vanno ormai  dissolvendo come neve al sole. Dilaga invece un isterismo argomentativo fatto di attacchi inauditi alla magistratura in toto, che fanno dimenticare le ragionevoli richieste di garantismo un tempo alla base della richiesta di separazione delle carriere.

La società e la cultura di oggi sono ormai lontanissime dalle problematiche in cui all’epoca berlusconiana- pare un secolo fa-  si configurava il confronto politici-magistrati. Sta emergendo con forza la richiesta, da parte di una società sempre più disorientata e impaurita, anche grazie al “Covid permanente” della “guerra globale”,  di un potere giudiziario  “indipendente” dalla “politica” (per “politica” intendendo esclusivamente le cosiddette  “correnti giudiziarie”) e che, proprio in  conseguenza di questa “indipendenza”, non possa più ostacolare e tanto meno contraddire le scelte  del “popolo sovrano”, e dei suoi governi,  quali che esse siano. Quasi che le prerogative di chi è “eletto dal popolo” pongano il governo al di sopra di ogni altro organo costituzionale  “non eletto” dal popolo.

Siamo evidentemente con questa affermazione fuori dalla Costituzione vigente, che assegna “forme e limiti” al potere del popolo. Compare invece lo spirito di una nuova e ancora invisibile “Costituzione”- una Costituzione senza limiti predefiniti al potere – , che è per ora presente solo nella mentalità diffusa in una parte del popolo ed anche (purtroppo)  di alcuni suoi rappresentanti, ma che non per questo è meno pericolosa e meno inquietante.

C’è infatti una pericolosissima illusione sulla forza delle Costituzioni, purtroppo molto diffusa. La Costituzione non ci tutela da sola, con la  esistenza di un testo scritto, come ci ricordava anche Calamandrei.  Non poniamo adeguata attenzione oltre alla forza anche alla debolezza peculiare delle Costituzioni moderne, di tutte le Costituzioni, della nostra come di quella americana. Le Costituzioni non hanno la medesima longevità delle leggi. Di solito sono molto più longeve di esse. Ma talvolta durano anche di meno. Tutto dipende  dalla autorità di cui godono e dal cui sostegno invisibile dipendono. Valgono e si traducono in azioni conformi, non perché sono scritte, ma perché vivono nelle menti e nei cuori. Anzi esse esistono davvero . solo fino a quando  sono vive e vitali,  finché sono capaci di tenere  insieme la memoria e la speranza di una comunità.  Tecnicamente parlando, pur essendo diritto positivo, le costituzioni non possono valere  in quanto valgono, ma debbono valere in quanto siano capaci di coniugare storia e futuro. Nessuna Corte Costituzionale potrebbe salvarla dal disastro.   Finora la nostra Costituzione è stata viva e vitale nei cuori e nelle menti,. Lo sarà anche in futuro?

Una nuova magistratura, che però ci riporta al passato

I sostenitori del SI’ alla forma sembrano oggi richiedere una magistratura che non ostacoli i governi e  che dia una mano a  garantire  l’ordine e la sicurezza che i provvedimenti governativi cercano di introdurre. I più autorevoli esponenti della maggioranza lo dicono e lo ripetono. Sembra che si auspichi una magistratura che debba usare il pugno duro quando si tratta di decidere della libertà di un migrante, magari un  pregiudicato albanese, evitando di sottrarlo al CPR   e debba usare il guanto  di velluto quando si tratta di indagare un agente della polizia che si è trovato ad uccidere uno spacciatore durante il servizio. Un garantismo a corrente alternata in funzione delle circostanze,  in funzione di ciò che meglio garantisce in quel momento lo Stato e l’ “ordine pubblico”, in funzione di ciò che più rassicura i cittadini dai pericoli temuti.

Ancora una volta, esattamente come per i contadini analfabeti dell’ Ottocento descritti da Verga, ruolo primario  del magistrato sembra quello di garantire l’ordine pubblico! In secondo luogo, soltanto  e solo laddove è possibile, garantire anche la libertà dei cittadini e l’eguaglianza di tutti davanti alla legge. Così come Costituzione richiederebbe

Una regressione culturale  inavvertita

E’ questo un passaggio straordinario inavvertito- una regressione culturale- , su cui dovremmo fermare l’attenzione. Dal garantismo della libertà personale siamo passati alla garanzia dell’ordine pubblico e della sicurezza. E’ un passaggio non piccolo, forse anche l’inizio di una “fuga” dalla Costituzione. Una via per delegittimarla,  svilirla e cancellarla in via silenziosa.

Non si tratta di avanzare illazioni e ipotesi astratte su effetti di una riforma che si devono ancora verificare . Si tratta di prendere atto di affermazioni certo propagandistiche, ma ufficiali e mai smentite, che non vi è motivo per cui non debbano essere credute. Si è affermato ad esempio pubblicamente ( e candidamente ) in un convegno organizzato da Fratelli d’ Italia  a favore del SI’ tenutosi a Bologna all’ Hotel Savoia Regency ( come citato ne Il resto del Carlino online del 14 febbraio) il 21 febbraio   che NON C’ E SICUREZZA SENZA GIUSTIZIA . In altri termini la giustizia, cioè la giurisdizione e la magistratura servono o debbono servire per la  sicurezza pubblica o magari anche per quello, ammesso che servano ad altro ! La legge penale, la punizione serve per garantire la sicurezza! Asserzioni certo inaccettabili per la nostra Costituzione, anche se forse un buon  “cavallo di battaglia” per spingere un elettorato con simpatie autoritarie a votare SI. Una giurisprudenza che serve a garantire la sicurezza ed evidentemente l’ordine pubblico!  !

Il  panpenalismo e lo “Stato minimo”

E qui è il grande rischio che stiamo correndo. La sanzione penale sta ormai divenendo anche nell’opinione diffusa prima non ultima ratio come dovrebbe invece avvenire in uno stato di diritto. La legge penale dissuasiva dovrebbe essere l’eccezione non la regola, per conformare i comportamenti sociali e costruire sicurezza pubblica- che è competenza non del giudiziario, ma dei governi,  dell’azione preventiva della polizia e forze dell’ordine, non dell’azione punitiva dei magistrati, ma pare proprio che sia così. E’ il dilagare di un panpenalismo inquietante. Ma perché sta succedendo tutto questo?

Il panpenalismo vale a dire la legge penale usata come strumento ordinario di governo sembra divenire inevitabile laddove  l’attività di governo è ormai quella di uno “Stato minimo”, forse ancor più “minimo” di quello ottocentesco ed i governi debbono costruirsi esclusivamente sulla tutela dell’ordine pubblico il  proprio consenso elettorale.  Nelle condizioni di impoverimento ed isolamento sistematico e mediatico-algoritmico ( l’isolamento travestito da connessione nei social) più sicurezza è lo strumento essenziale per ottenere il consenso da chi ha ormai rinunciato ai diritti ed è ormai convinto che l’emergenza perenne e strutturale sia ormai  inevitabile. O sia stata sempre la dimensione concreta normale della vita umana ( tanto chi più conosce la storia?) o il costo inevitabile del progresso, come vanno sostenendo i teorici della società del rischio.

In che cosa il governo italiano infatti può usare ed esibire il suo  potere decisionale se  non nell’ordine pubblico nella sicurezza pubblica e nella giustizia?

A differenza dell’ Ottocento, nel nostro Stato,  si sono persino drasticamente ridotti i classici poteri decisionali sulla difesa e sulla guerra. La guerra è ormai divenuta globale e persino estranea al diritto.  Ed ormai anche i poteri – certo inesistenti nell’ Ottocento-  sullo stato sociale, sull’economia, sulla tecnologia, sulla cultura, sull’istruzione, sulla salute, sulla demografia, persino sul turismo, sono ormai campi in cui il governo lascia docilmente decidere la lex mercatoria  della finanza no borders , oppure le elites governanti che dettano norme dalla Commissione europea, la nuova “burocrazia della cifra” che impone camicie di forza alle economie più deboli, perché più indebitate, e concede generose deroghe ai Trattati per i paesi più forti finanziariamente .

Il governo italiano può perciò trarre i suoi consensi interni e democraticamente ottenuti quasi esclusivamente dalla gestione dell’ordine e della sicurezza ed ovviamente a questo si dedica, anima e corpo.  I Decreti Rave Party, Caivano, Cutro e Sicurezza sono  i suoi essenziali punti di forza. Più pene, più severità per fermare la deriva criminogena su cui non si ha alcuna  capacità di intervenire alle radici.  Silenzio assoluto su tutto il resto. (Segue)

Umberto Baldocchi

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