Quando certi valori fondamentali di una sana cultura sociale vengono condivisi, ecco che due mondi si incontrano e due anime si sovrappongono e diventano gemelle come: “Sturzo e Olivetti – due anime gemelle nel pensiero e nell’azione”. Questo connubio è nato nel 1922 quando l’editore di Torino Piero Gobetti, grande estimatore di don Sturzo e nel contempo grande amico di Adriano Olivetti, pubblicò alcuni dei suoi libri: Pensiero antifascista, Popolarismo e fascismo, La libertà in Italia. Ed ecco cosa accomunava questi due grandi statisti.
DIGNITÀ DELLA PERSONA
È del 1891 l’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII e Sturzo la fece sua nella sua integrità perché distruggeva la distanza capitale/imprenditore da lavoro/operai che venivano oppressi e sfruttati. Questa era l’affermazione: “il capitale non può stare senza il lavoro ed il lavoratore ha bisogno del capitale e quindi è indispensabile la collaborazione per raggiungere il bene comune”. Il dipendente deve essere coinvolto nella gestione e quindi nella redditività dell’azienda.
Già Camillo Olivetti – padre di Adriano – aveva messo al centro della fabbrica e del processo produttivo il rispetto e la dignità della persona, del lavoratore e della sua famiglia. Adriano, oltre ad inserire sempre nuovi sistemi organizzativi, dotò l’azienda di tutti quei servizi che potevano far crescere il livello culturale dei suoi dipendenti e delle relative famiglie: mense, asili nido, biblioteche, scuole materne. Le nuove mamme venivano retribuite anche nei nove mesi e mantenevano il posto di lavoro… per quell’epoca!
Nel 2022, a distanza di 75 anni dall’esperienza Olivetti, gli economisti hanno sperimentato che su un campione di 40.000 imprese italiane la buona qualità di vita del dipendente e la collaborazione con l’impresa hanno generato € 21.000 in più di valore per addetto all’anno.
Nel 1960, quando Adriano morì a 59 anni, la multinazionale Olivetti aveva 40.000 dipendenti.
Sturzo, già prete all’età di 23 anni, decise di dedicare tutta la sua vita al miglioramento della classe operaia: “come si può amare Dio e il prossimo se si vive in condizioni peggiori di quelle degli animali?”. Egli sposò appieno l’Enciclica Rerum Novarum, che proclamava la pace e la collaborazione tra capitale e lavoro.
L’AZIONE CIVILE DI STURZO
Nel 1905, dopo la dispensa pontificia, si dedicò alla gestione della propria città, Caltagirone, con la promozione di scuole, ospedali, cooperative, casse rurali ed artigiane, scuole di ceramica, emarginando mafia e corruzione. Finalmente nel 1919 fondò il PPI – Partito Popolare Italiano – con l’appello “A tutti gli uomini liberi e forti”.
Sturzo: uomo della totale libertà ed iniziativa personale, uomo del fare. Olivetti: uomo d’impresa e del fare comunità. Idem sentire sulla Costituzione italiana: Repubblica federale.
LA GIUSTIZIA SOCIALE
“La libertà esige verità”: un comportamento razionale è fondamentalmente morale, è un comportamento del buon vivere civile, il fine è il bene; un comportamento irrazionale è immorale perché non fa il bene della comunità.
Né il liberismo né il comunismo si fondavano su questi valori: giustizia sociale e libertà.
Il liberismo selvaggio – oggi chiamato neoliberismo – non poneva limiti alla libertà e quindi sacrificava la giustizia sociale a favore degli imprenditori e padroni che consideravano i lavoratori come semplici strumenti di produzione.
Il comunismo, invece, sperava di raggiungere la massima giustizia sociale ponendo “fuori gioco” l’iniziativa privata e affidando la gestione dell’economia all’unico imprenditore-padrone: lo Stato, con l’abolizione della proprietà privata, un diritto naturale che spetta a tutti.
Come per Sturzo era indispensabile elevare il grado di cultura della popolazione al fine di rafforzare i valori democratici, così Adriano Olivetti mirava a rafforzare i vincoli tra fabbrica e comunità: “Noi guardiamo soprattutto all’uomo, perché sappiamo che ogni sforzo sarà inutile se non si saprà educare, elevare l’animo umano”.
I VALORI DEL CRISTIANESIMO
Sturzo e Olivetti si possono considerare due anime gemelle soprattutto per la convinzione di porre i valori morali del cristianesimo alla base della società civile. Sono valori di promozione anche per la difesa dell’uomo.
Il capitalismo, per porsi in maniera positiva e costruttiva al servizio dell’uomo, deve avere un forte contenuto morale, cioè rispettare i valori fondamentali del cristianesimo.
Olivetti: “La ragione morale deve sempre prevalere sulla ragione politica ed economica. L’impresa privata può rivelarsi ‘fabbrica del bene’ solo se inquadrata in un sistema capitalistico popolare e partecipativo”.
PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ
La visione municipalistica di Sturzo e quella comunitaria di Olivetti sono entrambe finalizzate a difendere l’autonomia creativa, organizzativa e decisionale del singolo comune e della comunità contro l’invadenza e l’incompetenza dello Stato, se non altro per ragioni di lontananza.
Per sua natura lo Stato è incapace di gestire il particolare della vita locale, che può essere ben conosciuto solo da chi vive vicino alle esigenze e ai problemi dei cittadini. È la democrazia dal basso che, nella visione dei nostri due, va inquadrata in un sistema federale, intelligente gestore del decentramento amministrativo.
Purtroppo l’abilità di Sturzo nel gestire il Comune di Caltagirone e l’abilità di Olivetti nel gestire le comunità di Ivrea, Pozzuoli e Matera non hanno fatto scuola in un paese dominato dal centralismo invadente ed inefficiente dello Stato. Ma possono ancora essere d’esempio per le prossime generazioni chiamate a riparare i guasti dello statalismo e del liberismo selvaggio.
Olivetti: “La luce della verità risplende solo negli atti, non nelle parole”. Sturzo: “Io credo nella provvidenza divina. Sono certo che la mia voce, anche se spenta, rimarrà ammonimento per la moralità e per la libertà della vita politica”.
Alberto Barral
Pubblicato su La croce di Costantino