La lucida analisi di Domenico Galbiati sul rapporto governabilità/rappresentanza  ( CLICCA QUI  )pone il problema della fondatezza delle accuse di “decisionismo” rivolte al Governo Draghi per la risolutezza  con la quale realizza le riforme richieste dalla UE, nonostante le critiche dell’opposizione. Trattasi di un’accusa  infondata  perché  l’esistenza dell’opposizione non è colpa di Mario Draghi, essendo dovuta dalla diversa natura dei bisogni pubblici che, a differenza di quelli privati, non sono una somma aritmetica, ma algebrica. Rappresentano, infatti, la risultante della composizione di un contrasto d’interessi che comporta sempre l’esistenza di una minoranza recalcitrante, la quale non avverte il bisogno considerato pubblico dalla maggioranza. Ad esempio, il 90  per cento degli italiani  ritiene che la vaccinazione contro il Covid sia un bisogno pubblico che lo Stato deve soddisfare a sua cura e spesa. Mentre una  minoranza recalcitrante del solo 10 per cento esprime il suo dissenso anche attraverso  violenti moti di piazza.

Questa visione realistica della governance della società è  l’architettura dello stato democratico (art.2 della Costituzione ) che  si basa proprio sulla democrazia dell’alternanza. Se ogni  cittadino è destinatario di diritti inviolabili  e di doveri inderogabili non è possibile un rapporto stato/ cittadino nel quale  alcuni cittadini hanno solo diritti (governare ) ed altri solo doveri (obbligo dell’opposizione). Invece, detto rapporto viene definito in base ad una composizione dei contrasti d’interesse realizzata ricorrendo ad una somma algebrica tra diritti inviolabili (positivi ) e dei doveri inderogabili (Negativi). Il che comporta sempre il dissenso espresso da una  minoranza. Per questa ricomposizione d’interessi diversi la Costituzione esige che le istituzioni si adeguino sempre più alle necessità ed agli sviluppi di tutta la società italiana, per di più letti in un contesto europeo a seguito dell’arretramento dello Stato nazionale per l’europeizzazione della finanza pubblica.

A tal fine,  Mario Draghi ha elaborato il suo Modello della “Qualità delle Istituzioni “. Perché  l’esperienza dell’euro ha dimostrato  con chiarezza che solo la qualità delle istituzioni è in grado di creare le condizioni per far crescere stabilmente salari, produttività occupazione ed il nostro Stato sociale. Di conseguenza, ha sempre sostenuto la necessità di considerare come parametri dell’efficienza delle istituzioni non solo la conformità alla legge, ma anche l’operare complessivo legato alla  necessità della  rendicontazione, del  controllo e della valutazione dei risultati dell’azione pubblica.

Lo schema della qualità delle istituzioni è stata recepita dalla riforma costituzionale del 2012 e dalla normativa di attuazione che ha stabilito la dipendenza della Buona amministrazione  della P.A.. Non  solo sotto il  profilo giuridico, ma anche di quello economico, identificato nello stretto nesso di funzionalità tra equilibrio di bilancio e il concorso alla stabilizzazione del debito pubblico. Cosa da conseguire con la  procedura di calcolo indicata che  garantisce, così, anche l’ottima allocazione delle risorse. Ne è derivato un profondo rinnovamento del  rapporto Stato/Regioni, che ha  sostituito  alla vecchia  “Amministrazione per procedure “, ingessata  da  ipertrofia legislativa e atrofia dei risultati, “ l’Amministrazione risultati  ponendo al centro dell’analisi  l’esperienza amministrativa, i suoi risultati e la relativa valutazione. Pertanto, la pregiudiziale del PNRR (senza riforme nessun finanziamento) è  realizzabile solo allocando la richiesta di fondi nel nuovo Rapporto Stato/ regioni, risolvendo democraticamente il fisiologico contrasto con la minoranza dissenziente che ogni  rinnovamento istituzionale determina .

In conclusione, il Buon andamento della P.A con la vecchia “Amministrazione per procedure” era essenzialmente una sommatoria di pratiche burocratiche che, perseguendo l’efficienza dell’amministrazione al di fuori del circuito indirizzi /attuazione, consentiva solo un’opposizione incapace di staccarsi dalla perenne ricerca d’interessi particolari. Invece l’ “Amministrazione per risultati”,  basando il Buon andamento sul rapporto risultati/ risorse  svincola l’opposizione da interessi particolari e le consente di  valutare ex ante i riflessi sulla  qualità di quanto deciso dalla maggioranza, eliminando le distorsioni del Patto di Stabilità che, rimandando tutto ex post, consentiva solo di prendere atto di risultati imprevedibili ed ormai irrimediabili.

Questa dimensione europea del decisionismo garantisce che l’approvazione entro la fine dell’anno di altre  49 riforme avverrà non discriminando l’opposizione, ma mettendola in condizione di far valere le proprie ragioni  al momento opportuno e con gli stessi strumenti a disposizione della maggioranza garantendo, cosi, la democrazia dell’alternanza.

Antonio Troisi