Donald Trump finisce il suo quadriennio disponendo l’esecuzione di cinque detenuti condannati alla massima pena e da lungo tempo reclusi nei famosi “bracci della morte” delle prigioni federali. I cattolici cosa ne dicono?

Ancora una volta il Presidente uscente ignora la consuetudine che, nel caso, voleva una sospensione dell’applicazione della pena capitale federale nel periodo di transizione tra l’uscita di un inquilino della Casa Bianca e l’arrivo del successore. Una tradizione che gli esperti ci dicono ha circa 130 anni di vita.

Al di là della correttezza formale, c’è un problema di sostanza su cui devono riflettere anche i cattolici che si sono lasciati andare negli ultimi anni ad un “innamoramento” per Trump perché identificato come l’alfiere di taluni valori, al punto di essere indicato come un modello virtuoso da seguire e da importare.

Qualcuno, e non solo in America, è giunto a mettere Trump e taluni suoi seguaci addirittura in alternativa a Papa Francesco e del suo forte messaggio a favore della Vita e della fraternità tra tutti gli esseri umani. E’ evidente che non dobbiamo affatto scegliere tra un Bannon di turno e Francesco, anche per tutto ciò di molto poco commendevole che sappiamo esserci dietro questa distorcente alternativa.

Non era necessario attendere questa ultima coloritura della presidenza Trump per rendersi conto di tutto l’opportunismo che una parte della politica conservatrice americana mette in campo utilizzando in maniera unilaterale il sentimento religioso di tantissima gente. Piissima gente, per carità, ma che finisce per farsi incantare dalla evidente strumentalizzazione di sinceri sentimenti religiosi e per trovarsi, così, coinvolta in processi politici che niente hanno a che fare con un’autentica visione cristiana e solidale.

Quella della pena di morte, ma anche il sostegno alla libertà di portare e di usare le armi, sono questioni che mi hanno sempre lasciato perplesso nel momento in cui ho avuto occasione di frequentare e conoscere cattolici americani davvero radicati nella loro fede, pieni di amore verso il prossimo, compassionevoli non in maniera strumentale nei confronti dei bisognosi. Essi non riescono però a cogliere la profonda contraddizione in cui cadono nel momento in cui si abbandonano a sentimenti oggettivamente non cristiani o, comunque, non in sintonia con il cattolicesimo che si distingue, non a caso, da talune visioni protestanti estremizzate molto più permeate dal Vecchio testamento che dal Nuovo.

Trump ha voluto deliberatamente lasciare un timbro finale sulla sua presidenza in cui non credo proprio che tanti sinceri cattolici possano riconoscersi perché la Vita dev’essere difesa, sempre. La conferma che non ci dobbiamo fare richiamare dagli incantatori di serpenti che brandiscono la religiosità come una clava perché, alla fine, a loro non interessa la fede e la pratica religiosa dei credenti, ma solamente il voto.

Abbiamo appena parlato del “perdono” presidenziale che Trump sarebbe pronto a concedere a se stesso, ad alcuni suoi familiari più coinvolti nell’attività della Casa Bianca ( sorge spontanea la domanda: hanno quindi svolto le loro attività sapendo di violare la legge? ) e a suoi collaboratori ( CLICCA QUI ). Però poi quello stesso “perdono” lo nega ad altri, sicuramente responsabili di crimini efferati. Ma chi ha il diritto di togliere la vita agli altri?

E’ rispondendo in alternativa a Trump a questa domanda che il nuovo Presidente, Joe Biden, non a caso è un cattolico, si è detto pronto ad abolire la pena di morte a tutti i livelli della giurisdizione statunitense e speriamo che riesca a raggiungere questo obiettivo verso il quale è spinto da una sana onda montante tra i cittadini e i parlamentari democratici.

Giancarlo Infante