Tutto in diretta tv. Quelli che chiamiamo i “grandi della Terra” attori e vittime al tempo stesso della comunicazione. Della necessità di apparire comunque. Del dire e non dire. Intanto la guerra continua. Così come la particolare partita di ping pong che va in onda da troppo tempo mentre le gente muore e continuano micidiali bombardamenti reciproci. E’ un logoramento infinito. Di quelli che la guerra la fanno, di quelli che la subiscono. Ma anche di noi spettatori non sappiamo proprio come andrà a finire. Se finirà.
Siamo anche vittima del caricare di attese ogni incontro, ogni dichiarazione. Va bene, si fa per dire, solamente a telegiornali e trasmissioni che producono a basso costo.
“Vittime” ache dell’incontro di ieri a Washington Anzi del doppio incontro visto che Donald Trump ha fatto la mossa di far rientrare dalla finestra, anche nel gioco ucraino, quegli europei che lui e Vance avevano definito solo dei “parassiti” e che aveva minacciato di lasciare soli con la patata bollente dell’Ucraina in mano. Costretti quasi a fare da scorta a Zelensky così tanto maltrattato nel precedente incontro del febbraio scorso.
In realtà, pochi gli spiragli. Tante le zone d’ombra che fanno restare un grosso punto interrogativo sulle conclusioni di tutto questo lavorio diplomatico. Da Trump, infatti, veniamo a sapere che Putin sarebbe disponibile a fornire garanzie per la sicurezza dell’Ucraina. Un copione già andato in scena subito dopo la fine dell’Unione sovietica e la nascita dell’Ucraina di oggi e dopo la firma dei due Protocolli di Minsk del 2014 e del 2015. Tutta lettera morta. Per responsabilità reciproche, certamente, ma deve restare la constatazione che l’aggressione all’Ucraina è tutta esclusiva farina di Putin.
Il Trump che aveva minacciato la possibilità di abbandonare la partita ieri ha fatto capire chiaramente invece – come del resto è logico – che gli Usa non ci pensano nemmeno a disinteressarsi della questione Ucraina. Anzi, vogliono continuare ad esserne magna pars. E così nella partita di ping pong in corso, il Presidente americano una volta gioca da una parte, una volta con l’altra. Talvolta si sposta di lato e interviene a favorire o a sfavorire uno dei due giocatori.
E se su diversi punti appare dalla parte di Zelensky – in particolare sulla già citata sicurezza, finalmente da garantire all’Ucraina – su altri temi prepara il terreno perché Putin riceva quei “compensi” territoriali che pretende. E il Presidente della Russia, accolto in patria dopo l’incontro dell’Alaska come un vero trionfatore, si prende tutto il tempo che vuole certo che, prima o poi, la pera matura gli cadrà nel cestino.
Di positivo – ma comunque in un alone di tanta vaghezza – resta ancora la possibilità di vedere effettuare un consistente scambio di prigionieri e la restituzione dei bambini Ucraini trasferiti in Russia. Ed anche che si svolga il triangolare tra Trump, Putin e Zelensky cui il Presidente francese Macron ha chiesto di veder partecipare pure l’Europa. Un’Europa che almeno ieri ha provato a mostrare l’esistenza di un fronte unito, ancorché da approfondirne sostanza e prospettive, che al momento appare come l’unico colpo di racchetta da giocarsi.
Mentre Mosca resta in attesa di incassare il massimo possibile, il principale “convitato di pietra”, la Cina, resta a guardare. Il più considerato giornale cinese in lingua inglese, “Global Times”, fa notare stamattina che “l’ansia dell’Europa non è difficile da comprendere. La crisi ucraina si sta aggravando da oltre tre anni e risolverla non è qualcosa che si può ottenere dall’oggi al domani. Tutte le parti sono consapevoli che trovare una direzione o un percorso chiaro per risolvere la crisi ucraina non è facile nelle attuali circostanze. Dopo il vertice USA-Russia, i leader europei hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, che non solo non ha toccato l’accordo di pace proposto da Trump, ma ha invece minacciato ulteriori sanzioni contro la Russia, evidenziando le differenze tra Europa e Stati Uniti e riflettendo la complessità della risoluzione della crisi ucraina. Il continente europeo ha ancora molta strada da fare prima di raggiungere una pace e una stabilità durature”.
Ora non si capisce bene a chi tocca colpire la pallina. Ma è certo che in ballo non vi è solamente la soluzione di un conflitto tanto lungo e sanguinoso, bensì la definizione di quell’ordine mondiale “nuovo” che Trump e Putin concepiscono in un certo modo – e cioè con le grandi potenze che decidono- e gli altri di “seconda fila” tra cui gli europei che, forse, stanno sempre di più capendo che se non battono il colpo al momento giusto finiranno con l’essere ancora più marginali di quanto non lo siano stati finora. ![]()