L’attesa è per la realizzazione di quasi 40 miliardi di sterline di profitti per i giganti del petrolio BP e Shell grazie all’aumento dal prezzo di benzina e gas. La sola British Petroleum dovrebbe nei prossimi giorni confermare un profitto pari a 15,5 miliardi di sterline per l’anno in corso, dopo i 12,2 dello scorso anno. Per quanto riguarda la Shell la cifra dovrebbe attestarsi attorno ai 23,6 miliardi di sterline entro la fine dell’anno fiscale del prossimo giugno. Secondo un rapporto del centro studi Common Wealth (CLICCA QUI) Shell e BP hanno distribuito 147 miliardi di sterline agli azionisti tramite dividendi e riacquisti di azioni nell’ultimo decennio.

Così crescono nel Regno Unito le richieste dell’introduzione di una tassa extra per le aziende energetiche al fine di allentare sulle famiglie e le imprese il costo della crisi energetica scoppiata per l’impennata delle fonti energetiche tradizionali.

Particolarmente attive le organizzazioni impegnate contro la povertà che, definendo “osceni” i profitti di BP e Shell, si sono rivolte ancora una volta al Governo Johnson  affinché attraverso l’introduzione di adeguate nuove tassazioni vengano sostenute le famiglie più povere colpite dall’aumento delle bollette energetiche.

Se, ovviamente, i laburisti si sono sintonizzati su questa linea, non mancano analoghe voci tra i parlamentari conservatori. Come dimostra il caso dell’ ex ministro all’energia, Chris Skidmore, che ha definito la richiesta “la strada giusta da percorrere”, e dal TUC, che ha affermato che era necessaria per prevenire la crescita dei banchi alimentari e la prospettiva di povertà energetica per milioni di persone.

Per il momento il Governo di Londra si è limitato a prevedere per talune fasce della popolazione un contributo di 150 sterline e a comunicare di essere orientato a fornire un prestito di 200 sterline da rimborsare a rate nel corso dei due prossimi anni. In realtà, il Cancelliere allo Scacchiere, l’equivalente del nostro Ministro del tesoro, Rishi Sunak, si è detto contrario all’introduzione di una extra tassa sostenendo che questa limiterebbe i fondi necessari al  passaggio verso l’utilizzo di  fonti di energia a basse emissioni di carbonio. Cosa che è stata subito contestata da alcuni analisti del settore secondo cui gli investimenti di BP e Shell nelle tecnologie verdi sono stati finora davvero modesti.

In Italia il dibattito sulla questione langue.

CV