Il movimento politico sorto attorno a Politica insieme si appresta a dar vita a un partito vero e proprio con l’assemblea costituente in programma nel prossimo  fine settimana. Un appuntamento importante che vede il coinvolgimento di tanti soggetti: associazioni culturali, gruppi della rete civica impegnata a livello territoriale e singoli individui che, a vario titolo, si sono avvicinati a questa iniziativa. Un percorso che arriva a conclusione di un anno di inteso dibattito, a volte acceso, come qualcuno ha obiettivamente rilevato, a conferma che è stato un vero confronto, attorno al “Manifesto” lanciato da Politica insieme nel novembre di un anno fa. Giustamente Domenico Galbiati avverte che “siamo consapevoli di avviare un percorso destinato ad affrontare ancora tornanti per nulla facili e scontati”.

Tuttavia la vera, grande sfida non è quella di dar vita a un partito, sia pure di ispirazione cristiana, ma di scrivere una nuova pagina di storia del movimento cattolico democratico. Quel movimento politico che ha tra le figure più rappresentative don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi e Aldo Moro, senza per questo mancare di rispetto al contributo e all’opera di tanti altri protagonisti del movimento cattolico degli ultimi 150 anni, sul piano politico, culturale e sociale.

Ma c’è un filo comune che unisce Sturzo, De Gasperi e Moro protagonisti in epoche diverse della storia nazionale ed europea. Tutti e tre hanno avuto ben chiaro il contesto socio-politico nel quale si sono trovati ad operare. Tutti e tre hanno avuto piena consapevolezza che l’emergenza prioritaria era (lo è tuttora) di rafforzare la base democratica del Paese. Tutti e tre non si sono prefissi la costruzione del partito dei cattolici, ma hanno improntato e perseguito la loro azione secondo gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa. Questo ha consentito loro di far fronte anche a interferenze delle alte sfere ecclesiastiche.

Certamente non sono più i tempi di Sturzo, De Gasperi e Moro, ma quel filo che li accomuna è la sfida principale che attende anche oggi un partito che vuol essere cristianamente ispirato. C’è l’urgente necessità di ricostruire un rapporto di fiducia tra lo Stato e la cittadinanza; tra il governo centrale e l’invadente sconfinamento delle Regioni; tra l’amministrazione pubblica e la società civile nelle sue diverse articolazioni dal sistema produttivo al terzo settore. E’ evidente la sfiducia generalizzata della cittadinanza nei confronti della politica e delle istituzionali nazionali, adesso si tende sempre più ad affidarsi ai “governatori” visti più come difensori del territorio che amministratori veri e propri, al punto da essere sempre più spoliticizzati. Se poi al centralismo romano si sostituisce quello regionale, questo ancora non viene percepito come un problema. La fotografia del disorientamento politico di questo periodo è senza dubbio il caso del presidente dell’Inps che si è “trovato” lo stipendio più che raddoppiato da 62mila a 150mila euro annui, con possibilità di arretrati da quando ha assunto la carica. Tutto nella legalità. Tutto è avvenuto mentre l’Italia era in ginocchio per il lockdown, tutto mentre famiglie e aziende hanno faticato a ricevere il contributo statale erogato dall’Inps per sopravvivere, tutto in silenzio sperando che nessuno che se ne accorgesse. Il presidente dell’Inps è stato scelto da M5s che tanto aveva sbandierato la trasparenza. Lo stesso movimento ha portato al taglio dei parlamentari approvato dalla cittadinanza nel recente referendum. Per risparmiare hanno detto. Perché lo Stato – dicono – risparmierà 50 milioni all’anno. Dove andranno quei risparmi non si sa. All’Inps i risparmi, non si sa quali, hanno consentito al presidente di avere un “significativo” aumento di stipendio.

E’ solo un episodio, il più recente, triste e imbarazzante, per dare un’idea della prateria d’azione che ha davanti a sé un partito cristianamente ispirato. Un obiettivo solo basta e avanza: perseguire la giustizia sociale.

Luigi Ingegnere