La sensazione netta di chi si occupa di politica è che per il 2027 si stia preparando la campagna elettorale peggiore di sempre. L’ABC della democrazia insegna che periodicamente si tengono elezioni, così che gli elettori, fatto il bilancio della legislatura precedente, scelgano i propri rappresentanti e, direttamente o indirettamente, il governo della prossima. Come si arrivi a queste scelte dipende, in primo luogo, dalla Legge elettorale. A quanto sembra, gli elettori non potranno scegliere i propri delegati per il Parlamento, ma solo una lista preconfezionata di partito. Voti il partito e stop. Ma questo è grosso modo accaduto dal 2006.
Nel Rosatellum, successivo al Porcellum del 2006,sono previsti i Collegi uninominali, ma sono troppo estesi, così che l’effetto di scelta personalizzata é ridotto al minimo. La nuova Legge elettorale li abolisce. Ma ora sta arrivando di peggio. A Giorgia Meloni è stata rivolta una banalissima domanda:“Potrebbe essere eletto nel 2029 un Presidente della Repubblica proveniente dalla Destra?”. Chiunque, di destra o di sinistra che fosse, al suo posto avrebbe risposto come effettivamente ha fatto lei: “sì, certo, non è più un tabù!”. Tanto è bastato perché si sollevassero dalle Alpi al Lilibeo ondate di antifascismo fasullo. Manca poco perché venga lanciato un appello a “tornare in montagna!”. Il “Campo largo si è da subito trasformato in “Campo antifascista”. Deus lo vult!
L’illusione è che il vuoto di idee venga riempito con Resistenza, Costituzione, Repubblica, cioè con un’ondata di patriottismo costituzionale tale da ripristinare l’antico arco costituzionale contro una forza, le cui radici si sono nutrite del lascito di Almirante. Così lestamente Giuseppe Conte, con Elly Schlein al seguito, ha proposto un’“Alleanza per la difesa della Costituzione e della democrazia”. Si sottintende, pertanto, che la Destra a direzione Meloni è ritenuta “fascista” o, quantomeno “eversiva”. A tale operazione furbesca, già collaudata con successo in occasione del Referendum sulla Giustizia, si affida l’esito della campagna elettorale del 2027.
Il “Campo largo antifascista” si accinge, dunque, a entrare nella competizione elettorale senza un leader – perché ne ha troppi – e senza un programma – perché non ne ha nessuno. A corto di idee, la butta in antifascismo e in populismo. E’ populismo infatti imputare a Giorgia Meloni di occuparsi solo delle “poltrone” e non dei problemi reali del popolo. La prossima campagna elettorale non serve appunto ad aggiudicare “le poltrone” o, più correttamente, “i seggi”?
Questi adolescenti perenni della politica dovrebbero ricordare un paio di lezioni della storia più recente. La prima: l’arco costituzionale non fu sbriciolato dal MSI. La causa principale è stata la crisi massiccia di reputazione dei partiti e la loro incapacità di prendere atto delle nuove istanze di protagonismo e di partecipazione dei cittadini. Non rifiuto della politica, dunque, ma un’urgente richiesta di partecipazione. Non essendo stato il MSI la causa di tutto, neanch’esso poteva uscire vincitore. Arrivò, dunque, Berlusconi, che, in mancanza di peggio, fu presentato dai suoi avversari come la continuazione del fascismo con altri mezzi. Quanto al MSI, fu costretto a trasformarsi in Alleanza nazionale, passando dallo slogan doroteo di Almirante “non rinnegare, non restaurare” alle parole-chiave di Gianfranco Fini da “lasciare la casa del padre”, a “la destra politica non è figlia del fascismo”, a “l’antifascismo fu un momento storicamente essenziale per il ritorno dei valori democratici”.
La seconda lezione riguarda la storia delle elezioni dei dodici Presidenti della Repubblica finora eletti non dai cittadini! ma da deputati e senatori. Solo tre furono, tecnicamente, di sinistra: Saragat, Pertini e Napolitano. E solo due o tre furono eletti, perché designati fin dall’inizio dalla maggioranza del Parlamento. Si dimentica che nel Parlamento esiste da sempre un partito occasionale, ma molto potente: quello dei “franchi tiratori”. Del suo potere di veto hanno fatto le spese dei candidati presidenziali concordati e poi bocciati e hanno goduto vantaggio i Presidenti poi risultati eletti. Perché nel 2029 dovrebbe essere diversa la storia?
Giovanni Cominelli