L’onorevole Gianfranco Rotondi, già democristiano e poi ministro di un governo berlusconiano, ha scritto una nota su Huffington Post annunciando che voterà “Fratelli d’Italia”. Sin qui nulla di nuovo. Con i tempi che corrono niente di strano. C’è solo da augurarci che l’onorevole Rotondi non sia l’autore del titolo di questa nota perché “Democristiani per Meloni” è quantomeno battuta da imbonitore se non elettoralmente truffaldina.

Nulla di nuovo anche se il nostalgico del partito di Berlusconi, rassegnato nell’assistere alla decomposizione in atto, si aggrappi con destrezza al “band wagon” della destra, nel tentativo per carità legittimo di sopravvivere. Ci sta anche questo, bontà sua. Quello che non ci sta è la motivazione che vuole “il transito del popolo democristiano prima nel magico mondo berlusconiano ed ora nel partito della Meloni sperando che tocchi a lei ridarci la terra promessa”.

Se il nostro allude ai voti che, dopo la fine dei partiti, vagano da un comitatone elettorale all’altro, passi. Ma si vuole lasciare intendere che la Meloni “incarni l’orizzonte di un impegno politico pieno dei cattolici in campo moderato” è un tentativo maldestro di manipolazione.

L’impegno dei cattolici sul terreno dell’azione civile è altro, e ce lo hanno insegnato Sturzo, De Gasperi e Moro. E’ prima di tutto un patto fondato su una ragione morale dove la dignità della persona è un valore assoluto. Da qui la relazione tra ispirazione cristiana e opzione democratica, tolleranza, dovere della solidarietà che per noi oggi significa rispetto della Costituzione e quindi anche regole parlamentari.

Non pare proprio che dalla parte della destra questi siano considerati i valori assoluti, né che sino ad oggi siano stati praticati nella azione politica.

Che dire poi del disastro degli ultimi trent’anni della storia repubblicana con la crisi dei partiti, una ventina di governi, maggioranze variabili, astensionismo crescente, complice anche quello che l’onorevole Rotondi cita come “il magico mondo berlusconiano”?

 E’ sempre attuale una breve lettera che chi scrive ha ricevuto dal mai dimenticato Mino Martinazzoli prima che ci lasciasse: “Noi siamo come i superstiti delle stragi di Diocleziano, che più che alla morte sopravvissero a se stessi.”

Vada pure per il semplice sopravvivere con i tempi che corrono. Ma non sino al punto di assistere in silenzio allo scempio della presunzione dell’onorevole Rotondi.

Guido Puccio