“Insieme” è nato nella giornata di San Francesco, all’inizio di un autunno dai colori primaverili, al  culmine di una  guerra del genere umano contro la devastante aggressione del Coronavirus.  Il mondo vive ancora un momento drammatico di incertezze, lacrime e sangue, di sconfitte giornaliere  e successi rari, di paure diffuse  e responsabile equilibrio e  reagisce con sensibilità culturali, sociali e politiche diverse.

Nella sua atroce terribilità questo Coronavirus per alcuni ha rappresentato l’occasione di una rivisitazione interiore di quei valori cristiani di amicizia, fraternità, solidarietà, tolleranza, rispetto delle diversità, umiltà, legalità, sincera collaborazione, umanità, che talvolta viviamo magari con scarsa consapevolezza.  Per molti di noi è stato anche il momento per riflettere sulla necessità italiana di colmare quel vuoto ideologico-programmatico avvertito nella vita politica italiana degli ultimi decenni, che ha fatto crescere il partito dello scetticismo, del disimpegno e dell’astensionismo. È risultato velleitario cercare di colmarlo con i gli uomini-partito ed i movimenti della critica senza valori costruttivi di riferimento.

Come hanno ribadito gli esiti delle ultime elezioni regionali, queste formule possono essere buone a vincere un’elezione, ma non a dare solide prospettive di costruire una società dove convivano pacificamente tradizioni, culture e religioni diverse, mosse esclusivamente dal desiderio di garantire e promuovere l’inviolabile dignità della persona e l’autentico bene della società. Ecco perché la necessità di un’assunzione di responsabilità individuale, che ridia un baricentro alla politica italiana, attraverso un soggetto politico laicamente ispirato a valori cristiani certi e aggreganti.  Sono seriamente preoccupato dal crescente consenso politico intorno a Luca Zaia.  Quando spaccia il suo pericoloso secessionismo autonomista per assunzione di responsabilità risulta ancora più insidioso della dichiarata ricerca dell’indipendenza della Padania  del primo Bossi e di Miglio e  del populismo sovranista di destra di Salvini.

 Xenofobia, razzismo, antirisorgimento, antieuropeismo, trasformismo ideologico-politico, gabbie salariali, qualunquismo, etnonazionalismo, progetto padanista e secessionista, devolution,   fertili humus di Lega Lombarda, Liga Veneta, Union Piemonteisa, Alleanza Toscana, Lega Emiliano-Romagnola,  Lega Nord, nel pensiero  e nel realismo politico di Zaia si ammantano e mistificano della rassicurante  socialità rurale della casa e dell’etica della sua famiglia, imperniata sul valore del lavoro, del suo curriculum di  lavoratore tuttofare, prima di diventare economista, manager aziendale  e di intraprendere un progressivo cursus honorum, che lo ha portato al trionfale traguardo di Presidente della Regione Veneto, con la percentuale di consensi più alta nella storia d’Italia.  Da autentico sportivo, pratica la corsa campestre, corre in mountain bike, ama i cavalli,  il mare e la barca e rivendica persino una passione autentica per la storia.  Un profilo che tranquillizza ed assopisce l’italiano medio e talvolta lo affascina.

Nel suo storicismo revisionista il buon Zaia ha messo in soffitta il suo caro nonno Enrico, emigrante negli Usa, alla ricerca di fortuna ed ha cancellato Oberdan, Sauro, Battisti …  Il Piave (che) mormorava/Calmo e placido al passaggio/Dei primi fanti , il ventiquattro maggio:/l’Esercito (che) marciava/per raggiungere la frontiera,/ per far contro il nemico una barriera…/ …  esorcizzando L’onta cruenta e il secolare errore/ Infran<ti dal> l’italico valore.  Sul versante della storiografia economica, certamente gli sfugge anche che lo sviluppo industriale del suo Veneto si è fondato e strutturato sulla certezza del vasto Mercato di consumo del Centro, del Sud e delle Isole, un ombrello riparatore che l’Unità d’Italia gli ha sempre offerto. O magari sogna nostalgicamente di tornare all’asservimento all’Austria, sempre vogliosa di dominio economico, culturale e politico al di qua delle Alpi? Perché la sua pretesa assunzione di responsabilità porta fatalmente a balcanizzare l’Italia in un campo di guerre di secessioni e di interessi stranieri, in una nazione spezzettata ed inerme, ma anche a rendere le regioni del Nord Italia il Sud dell’Europa!

Come auspicava Metternich e  sperano ancor oggi  generazioni di  nostalgici clan di nobili decaduti, il suo ambiguo e destabilizzante progetto politico mira a far tornare un’espressione geografica quell’Italia, che il Risorgimento ha reso  una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor.  

Persino Matteo Salvini si è reso conto dei rischi dei veleni culturali e politici disseminati ed ha provato a porvi un qualche rimedio con la  Lega – Salvini Premier, con un’impronta più federalista e nazionalista  e un simbolo differente, senza il Guerriero di Legnano. Ma neppure Salvini ha ancora avuto il coraggio di sciogliere le sue contraddittorie divaricazioni e di andare fino in fondo riconoscendo pienamente la legittimità del nostro Risorgimento, quale processo spirituale e politico, nodo storico indispensabile a portare l’Italia dal secolare frazionamento politico all’unità ed all’indipendenza nazionale dal dominio straniero, in una rasserenante prospettiva europea.

Opportunamente Giancarlo Infante invita il cardinale Ruini a non accontentarsi della speranza che Meloni e Salvini umanizzino i loro programmi, ma a coltivare e a sostenere con la sua esperienza e la sua forza un progetto più ambizioso.  Agli Italiani si richiede oggi saggezza e pazienza. In fondo, l’Italia è uno Stato giovane che deve ancora vivere consapevolmente la terza fase e la stagione dei doveri  indicataci dal grande statista Aldo Moro ed il passaggio da una democrazia formale ad una più sostanziale. Per riannodare ed attualizzare i valori e le idee di Sturzo, De Gasperi, Dossetti, Moro e della fertile stagione della rinascita italiana del dopoguerra è indispensabile un soggetto politico propulsivo come “Insieme”,  fondato su ideali di Pace, Libertà, Giustizia, Uguaglianza, Condivisione, Tolleranza, Fraternità, Tolleranza, Legalità,  capace di ridare fiducia anche agli ultimi, ai condannati senza speranza, ai tossicodipendenti prigionieri di se stessi, alle donne costrette alla mercificazione della loro bellezza, agli innominati prigionieri delle loro stesse scelte e a tutti i disperati. Utopie?

La fede nella Cultura, nella razionalità della Storia e nella Verità della Cultura dei valori devono restare le linee ispiratrici del nostro attuale impegno civile, in cui confidiamo per una pronta ripresa dell’Italia, dell’Europa e del Mondo tutto, cosi duramente provati dal Coronavirus, ma senza Sogni credibili ed entusiasmanti non si può ridare alla Politica quella dignità che induca alla necessaria partecipazione attiva le energie migliori, finora arroccate nell’Olimpo del disgusto e dell’indifferenza.

Enzo Randazzo