Ora che la crisi sta per giungere a una soluzione, piattaforma Rousseau  permettendo, tutto spinge a  guardare oltre, qualunque ne sia l’esito. Non si tratta solo del futuro  del Governo. Bensì, di quello più generale verso cui , in ogni caso, dovremo incamminarci.

Dobbiamo imparare a non meravigliarci più di niente, visto come sono stati superati i vecchi paradigmi, i valori di riferimento, gli stili, i comportamenti. Luci ed ombre della democrazia “ compiuta”. Adesso siamo entrati nel pieno della concretezza, dell’opportunismo, dei tempi accelerati, delle decisioni subitanee, sempre nella stretta aderenza agli interessi di bottega.

Dal Salvini mattatore incontrastato, si è passati nel giro di poche ore a parlare dell’uomo del momento: Giuseppe Conte.  C’è qualcosa che non torna, persino di schizzofrenico nella comunicazione e nel dibattito politico. Un altro pezzetto di quella “ complessità” del mondo in cui viviamo che non sempre governiamo.

Sembra strano, ma trionfa la politica. Quella che della lezione del Machiavelli ha appreso solo una parte. La “ negativa”,  rimasta appiccicata all’immagine del Segretario della seconda Cancelleria della Repubblica fiorentina  relativa alla “ tecnica” di conquista e conservazione del potere. Del tutto dimenticata l’altra, comunque  rinvenibile negli auspici dell’inventore della politologia moderna: il fine ultimo  chiamato“ bene comune”.  Magari soggetto agli interessi diretti del Principe, magari da perseguire dopo che questi è riuscito a “ intrare nel male” e a tornare  alla “ bontà”, come ci dice il bravo Niccolò.

Tracce continue di novità emergono. I 5 Stelle sono stati “ sdoganati” perché non sono più considerati una scheggia impazzita dell’elettorato, della politica, delle istituzioni.

Prima accettati dalla destra e dall’Europa, alla quale hanno contribuito a fornire una nuova maggioranza anti sovranista. Poi, dalla sinistra con cui si stanno impegnando a dare vita al secondo Governo Conte, senza alcuna soluzione di continuità con il primo. Un capolavoro “ machiavellico si dirà, se andrà in porto.

Siamo entrati, in ogni caso, nella fase finale di una lunga stagione che volge al termine. A destra come a sinistra, i nodi stanno giungendo al pettine.

Salvini è finito all’opposizione. La Meloni vi è restata. Silvio Berlusconi, direbbe Woody Allen, neppure lui sta politicamente proprio tanto bene. Eppure, come il “ rieccolo” Fanfani,  resta sempre capace di manovrare e partecipare al gioco. Per quanto riguarda il Pd, è fin troppo facile chiedersi quanto durerà.

Una politica destinata a restare a lungo monocorde nella prossima legislatura porta, improvvisamente, a dire che molto di nuovo c’è sul fronte occidentale.

Nel pieno della crisi, quando però già sembrava si fosse preso il nuovo corso all’insegna dell’accordo 5 Stelle Pd, è giunto sulla scena Urbano Cairo. Il Presidente del Torino calcio, ma soprattutto di Rcs, il gigante editoriale italiano che possiede il Corriere della sera.

Uno dei pochi ardimentosi non rimasto fulminato dopo aver completato la scalata al più prestigioso giornale italiano. Tutti gli altri prima di lui, in particolare quelli che non provenivano da un salotto buono della finanza italiana, in un modo o in un altro la brutta fine, invece, l’hanno fatta. Le doti, dunque, non gli mancano, come del resto  la simpatia che gli riconoscono anche gli juventini più sfegatati.

Il confronto tra i seguaci di Grillo e i democratici, e le dichiarazioni del “ pentito” Salvini, hanno quasi ovattato l’importanza delle dichiarazioni di Cairo.  Il messaggio è chiaro: fate pure, ma ci sono anch’io. Se la crisi si risolve, questo può essere il significato di una lunga intervista di ben tre pagine su Il Foglio, va bene, altrimenti…

Il tema vero della chiacchierata( sono pronto a intervenire anch’io, se necessario) è stato affrontato prendendola un po’ dalla lontana: il segreto del suo successo.

Questo segreto Lo ha rivelato lui stesso, precisando quale sarebbe il suo modo di partecipare alla politica: “Progettavo la scalata a Rcs da dieci anni senza farne mai parola con nessuno, nell’assoluto riserbo. Un giorno l’ho realizzata. I sogni non si svelano in anticipo: si mettono in pratica”. Un messaggio più chiaro di così …

Parole servite a delineare molto bene la figura del personaggio. Un tipo affatto banale. Dalle idee chiare. Soprattutto, determinato a portare avanti i suoi progetti con calma, ma con tenacia, con una riflessione ampia, ma il cui obiettivo è quello di andare al sodo e … di vincere.

Cairo è stato molto chiaro: non intende subentrare a nessuno alla guida di un partito già esistente. Non gli interessa sostituire Silvio Berlusconi alla guida di Forza Italia, o di un qualcosa di simile. Vuole farne uno nuovo, a sua immagine e somiglianza: “Se si vuole compiere il grande passo, si dà vita a una creatura inedita, la s’inventa di sana pianta. Gli innovatori inventano il nuovo, non riciclano il vecchio”.

L’ obiettivo è quello di conquistare il ceto medio: “ La condizione della classe media- egli dice- è obiettivamente peggiorata”.

Come intende fare questo recupero? “  Ritengo  che alla gente vada raccontata la verità: il momento è complicato, l’economia è in stagnazione, spirano venti di recessione a livello globale. Dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare sodo”.

La prima verità riguarda il lavoro “ che manca” e il fatto che“  un’agenda economica seria non dovrebbe partire né dai sussidi né da provvedimenti, tipo quota 100, che mirano a mandare prima la gente in pensione”. Bensì “ vanno incentivati gli investimenti prevedendo un piano di robuste agevolazioni fiscali per le imprese che puntano sui beni produttivi. Va facilitato l’accesso al credito perché molte aziende affrontano problemi di liquidità anche di breve periodo e vanno sostenute, non penalizzate. Terzo punto: un cuneo fiscale esorbitante ci penalizza rispetto ai nostri competitor. Se io pago un dipendente 70 mila euro l’anno, per quale ragione lui deve intascarne soltanto 30 mila? E poi serve una seria riforma fiscale che allenti il peso sulle famiglie del ceto medio. Quinto e ultimo punto: la giustizia, in particolare quella civile. L’incertezza dei tempi per far valere un contratto disincentiva gli investitori”.

Cairo diventa un fiume in piena mentre sciorina un sintetico, ma vero e proprio programma di governo: “ Ho scoperto che i soli costi di beni e servizi – non parlo né di dipendenti pubblici né di pensionati – ammontano a oltre 180 miliardi l’anno. Un’enormità. Se riduci un po’, puoi fare una manovra super espansiva, allora sì che metti i soldi nelle tasche degli italiani e gli italiani li spendono. Tagliare la spesa pubblica non è un’impresa folle: è possibile”.

Non mancano le riflessioni su Euro ed Europa: “ Qualunque ricetta, concepita senza o contro l’Europa, è destinata a fallire. Per regolare l’immigrazione l’Europa deve giocare un ruolo da protagonista, e difficilmente ciò accade se si applica la logica del muro contro muro”.

Mancano molti punti che a noi stanno a cuore, ma su quasi tutti quelli elencati si può trovare una condivisione. Del resto, è certo attendersi che parecchie delle affermazioni di Urbano Cairo ricevano il consenso di molte parti del Paese che lavora e che produce.

Viene immediato collegare le dichiarazioni di Cairo a quel lungo lavoro sollecitato da molti editorialisti del Corriere della sera da mesi affinché il Paese trovi il modo di rinnovarsi. All’interno di queste analisi, che coinvolgono le principali firme del primo giornale italiano, vi è un continuo richiamo alla necessità che pure i cattolici si decidano finalmente a fare la loro parte.

Da tempo diciamo che l’appello non può essere lasciato senza risposta.

Noi di Politica insieme stiamo lavorando alla convergenza con altri gruppi d’ispirazione cristiana affinché si riesca a riorganizzare le fila e, tutti assieme, a meglio misurarsi con quanti, cattolici e non, insistitono sull’idea di dare corso a un impegno condiviso verso vecchie e nuove necessità.

Come dimostra anche l’iniziativa di Giuseppe Conte, abilmente presentandosi in connessione dei 5 Stelle, ma al tempo stesso da essi non dipendente, in molti sono tentati di riempire un “ vuoto”. Quello rappresentato dalla tradizione popolare e democratico cristiana e da altri filoni di pensiero di altre parti della società italiana messe ai margini da 25 anni di bipolarismo.

I cattolici democratici, come i liberali, i repubblicani e i socialisti devono avere la capacità di ascolto e d’intervento. Altrimenti, altri ci penseranno da soli.

Giancarlo Infante