La si potrebbe chiamare la guerra del francobollo o del voto per posta che sta infiammando gli Stati Uniti. Donald Trump sa che si sta giocando la rielezione. Non è mai stato così vicino alla sconfitta. Joe Biden è dato ancora in testa, anche se i sondaggi di opinione indicano cifre diverse per quanto riguarda il distacco segnalato per il voto generale nazionale. Secondo alcune rilevazioni lo sfidante democratico è ben 12 punti percentuali di vantaggio, altre lo danno solo con quattro lunghezze davanti.

In realtà, ciò che si rivelerà fondamentale sarà il risultato di alcuni dei cosiddetti stati “marginali”, quelli davvero in bilico per una manciata di voti, perché alla fine conterà il numero dei Grandi elettori designati dai singoli stati, secondo un criterio di proporzionalità in relazione all’ampiezza della popolazione. Non è detto così che guadagnare la vittoria su base nazionale, la Hillary Clinton raccolse ben tre milioni in più di voti dell’attuale inquilino della Casa Bianca, significhi automaticamente la certezza di essere eletto Presidente.

In ogni caso, più è alto il margine del dislivello mostrato dal voto generale e più è probabile che la differenza si rifletta anche sul numero dei Grandi elettori acquisiti.

Così, la battaglia è totale e tira in ballo anche il voto per corrispondenza da sempre visto da Donald Trump come il fumo negli occhi. Il Presidente ha paura che questo tipo di votazione lo danneggi perché consentirebbe a chi ce l’ha con lui, e sono aumentati in tanti, anche tra le fila dei potenziali elettori repubblicani, può con più facilità impallinarlo. I 40 milioni di coloro che quattro anni fa votarono per corrispondenza  potrebbero persino raddoppiare il prossimo novembre.

La soluzione è apparsa semplice al Presidente: non finanziare le poste americane dei 12 miliardi di dollari considerati necessari per coprire tutti i costi del voto postale. Alla cosa i democratici rispondono chiamando a deporre di fronte al Congresso, da loro controllato, il responsabile del servizio mentre la presidente democratica della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi, ha intenzione di proporre una legge di finanziamento per fare fronte alle spese necessarie.