Secondo i dati raccolti dal Gun Violence Archive, un gruppo di ricerca indipendente no profit con sede a Washington, si sarebbero registrate nel corso del 2022 non meno di 173 sparatorie di massa negli Stati Uniti.

Nel 2020 vi sono stati 45.222 “morti per armi da fuoco”, quasi cinquemila in più delle vittime causate da incidenti stradali che nello stesso anno sarebbero stati  40.698. Si tratta dell’aumento del 43% rispetto al 2010. Nel 54% dei casi si sarebbe trattato di suicidi. Ma per il 43% di omicidi.

La questione della libera vendita e circolazione delle armi è davvero antica negli Stati Uniti e nessuna iniziativa tendente a limitarle è finora riuscita a raggiungere alcun risultato, a dispetto dell’impennata del loro commercio e dell’uso che ne viene fatto con conseguenze davvero drammatiche, come dimostrano i dati ufficialmente registrati.

Anzi, nel corso degli anni sembra affermarsi sempre di più la cultura del cittadino che si arma per difendersi autonomamente. Tendenza che è persino incoraggiata in molti stati in cui sono state introdotte leggi che consentono persino di dotarsi liberamente di armi anche senza avere alcuna autorizzazione e senza la necessità di formarsi al suo uso.

Così, si ritiene che vi sono circolanti negli Stati Uniti più armi che cittadini, con un rapporto di 1,2 a 1. Molti analisti hanno anche fatto notare che persino nella lunga stagione della Covid-19 non si è affatto fermato, o diminuito, il mercato delle armi private. Poi la pandemia di COVID-19 ha colpito, provocando un aumento degli acquisti di armi da fuoco negli Stati Uniti, perché cosa c’è di meglio di una pistola per proteggerti da un virus e dall’incertezza esistenziale generale? Il conseguente picco di suicidi e omicidi legati alle armi è servito a sottolineare quanto sarebbe più preferibile – in termini, si sa, di vita umana – che lo stato americano investisse nel benessere mentale e fisico della sua popolazione piuttosto che coltivare un paesaggio capitalista spietato che fa impazzire la gente.