È davvero imbarazzante, e dispiace per la nostra immagine internazionale, assistere ad un Governo che va di qua e, poi, di là.
A seguito della vicenda venezuelana, la prima uscita di Giorgia Meloni è stata una smaccata giustificazione dell’attacco a Caracas e della cattura di Maduro. E’ giunta addirittura a parlare di una “guerra ibrida” che neppure lei sa come i venezuelani avrebbero condotto così tanto pericolosamente contro gli Stati Uniti da richiedere un intervento armato.
Poche ore dopo è giunta una correzione di rotta. Fatta con la telefonata a María Corina Machado per esprimere pieno sostegno all’opposizione venezuelana. Peccato che Donald Trump avesse appena disprezzato il ruolo della Machado e dell’intera parte del paese latino americano da sempre in lotta, prima, contro Chavez e, poi, contro il suo erede Maduro. Un’opposizione, sia detto per inciso, che – come del resto i sostenitori dell’attuale Governo di Caracas – si è ben guardata dal fare alcunché. Anch’essa ha capito che a Trump interessano gli enormi giacimenti di petrolio del Venezuela e proprio niente di una eventuale riconquistata democrazia.
E Giorgia Meloni si è ricordata della posizione europea sul Venezuela. Perché tutta la Ue ha sempre puntato sul ristabilimento della democrazia nel paese sud americano con il riconoscimento dei risultati delle elezioni del 2024 che videro il vincitore in Edmundo Gonzalez Urrutia candidato alla guida delle opposizioni. La posizione europea, dunque, è quella di restituire pienamente ai venezuelani la gestione del loro processo democratico, del Paese e delle sue risorse (CLICCA QUI). Trump ha esplicitamente parlato, invece, di una sua guida diretta del paese equatoriale. E prova a farlo evitando comunque un impegno sul terreno costringendo, invece, la sostituta di Maduro, Delcy Rodríguez, ad eseguire gli ordini che, pure il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito, devono giungere da Washington.
Premesso che gli unici al mondo ad aver immediatamente sostenuto calorosamente Trump sono stati Netanyahu e l’argentino Milei, è evidente come Giorgia Meloni abbia reagito non tenendo conto del complesso scenario che la mossa del Presidente americano apriva. E c’è da chiedersi se, davvero, qualcosa non funziona sia a Palazzo Chigi, sia alla Farnesina. Perché è davvero strano che né nel primo né nella sede del Ministero degli esteri non siano mai stati preparati già da tempo degli scenari sulle cose del mondo più scottanti in modo da essere in grado di giungere per tempo ad una presa di posizione non pasticciata, oltre che non ideologica, e che tenga conto di tutti gli equilibri di cui in cui siamo coinvolti.
Per non parlare, poi, dell’ennesima presa di posizione emotiva. Da parte di colei “che ha vinto le elezioni” e che, quindi, dovrebbe avere il Paese dietro di sé. Ma che, invece, sistematicamente ignora il generale diffuso sentimento degli italiani che, proprio a pelle, non amano violenze e sopraffazioni. E’ valso per Israele a Gaza, resta anche nel caso del Venezuela. ![]()